Caos tamponi: facciamo chiarezza!

Elisa Carcano A cura di Elisa Carcano Pubblicato il 13/01/2022 Aggiornato il 13/01/2022

I consigli degli esperti della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, sui tamponi: quali usare a seconda delle circostanze e soprattutto quando, onde evitare lunghe code davanti alle farmacie e ai drive-through con gli inevitabili, quanto mai inopportuni, assembramenti

Caos tamponi: facciamo chiarezza!

Da prima di Natale sono diventate immagini purtroppo consuete lunghe code di cittadini in fila per ore – al freddo – davanti alle farmacie o agli appositi hub o serpentoni di auto in coda ai drive-through allestiti ormai un po’ ovunque in tutta Italia per fare un tampone, perché sospetti positivi o perché venuti a contatto con una persona positiva o – ancora – per un controllo nel timore di essere positivi e di poter contagiare,  quindi, una persona fragile, come i nonni. E poi ancora perché – trascorso il periodo di quarantena in quanto positivi – devono effettuare il tampone di controllo che accerti la negativizzazione e quindi consenta la ripresa delle normali attività, a cominciare da quella lavorativa e scolastica. Senza dimenticare chi – che per scelta ha deciso di non vaccinarsi – deve ogni 48 ore  sottoporsi a un tampone (72 ore se molecolare) per ottenere il green pass base per avere accesso a una serie di attività, sempre meno, però, se si considera la stretta impressa dal governo che sta imponendo il green pass rafforzato  – ottenibile solo con il vaccino o se si è guariti dal Covid – per un numero sempre più ampio di attività, compreso dal 10 gennaio l’accesso a autobus e metropolitane.

Ce ne sono diversi tipi

Insomma, le occasioni per fare i tamponi non mancano di certo. E la confusione è tanta tra le persone (e parliamo di milioni di italiani, data l’alta contagiosità della variante Omicron), che non sanno più come destreggiarsi tra quelli a disposizione: tamponi molecolari, antigenici di prima, seconda e terza generazione  e kit salivari fai-da-te (che – ricordiamolo – non hanno valenza ai fini del rilascio del green pass base).

Quali e quando farli

Per fare chiarezza sui vari tamponi e sul loro utilizzo si è espressa la Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, per bocca del bocca del suo presidente, il professor Claudio Mastroianni. “Un soggetto asintomatico, se vaccinato con tre dosi o con due dosi da meno di 120 giorni, deve mettersi in autosorveglianza ed effettuare un tampone in caso di sintomi sospetti – spiega Mastroianni – . Nei soggetti sintomatici si possono eseguire diversi tipi di tampone: antigenico o molecolare. Se un tampone rapido in un soggetto con sintomi è negativo, sarà opportuno ripetere un test antigenico o molecolare 5 giorni dopo in caso di persistenza dei sintomi. L’ideale sarebbe un tampone molecolare”.

Non tutti i tamponi sono uguali

Prosegue Mastroianni: “I test antigenici disponibili in farmacia sono qualitativi (rivelano cioè l’eventuale positività del soggetto) e possono dare dei falsi negativi, avendo una sensibilità più bassa, intorno al 70%, rispetto ai molecolari. Vi è anche un altro test, tra quelli antigenici di ultima generazione, detti semiquantitativi che vengono eseguiti nei laboratori di riferimento e rappresentano un’alternativa ai tamponi molecolari. Esistono, quindi, tamponi antigenici rapidi semiquantitativi più affidabili. L’unità di misura è chiamata COI (Cut Off Index): se questo supera quota 10 la positività è pressoché certa e non è necessario fare un test molecolare per la conferma. Finora questi test sono stati utilizzato nei laboratori, ma a breve arriveranno anche nelle farmacie e potranno essere prescritti anche dal medico di medicina generale”.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

Se un tampone antigenico in un soggetto sintomatico è negativo, è opportuno in caso di persistenza dei sintomi ripeterlo a distanza di 5 giorni. In quest’ultimo caso è consigliato il tampone molecolare.

 

 

Fonti / Bibliografia

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