Colesterolo cattivo: per fermarlo occorrono farmaci e dieta

Stefania Lupi A cura di Stefania Lupi Pubblicato il 11/08/2020 Aggiornato il 11/08/2020

È il risultato di una ricerca condotta su 200 Paesi nel corso di 39 anni dalla quale emerge un miglioramento nei Paesi ricchi e un peggioramento in Asia. Promossi gli italiani

Colesterolo cattivo: per fermarlo occorrono farmaci e dieta

Il colesterolo cattivo è il killer numero 1 delle arterie. Infatti, quando è in eccesso nei vasi sanguigni, può bloccare l’afflusso di sangue e portare ad attacchi di cuore e ictus. Ed è proprio il colesterolo il principale responsabile di circa 3,9 milioni di morti in tutto il mondo. La formula vincente per combatterlo è la dieta a basso contenuto di colesterolo e farmaci ad hoc.

Lo studio durato quasi 40 anni

A conferma, sulla rivista scientifica Nature, è stata pubblicata un’analisi condotta in 200 Paesi con dati raccolti dal 1980 al 2018, realizzata dal gruppo internazionale NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC), coordinato dall’Imperial College di Londra School of Public Health.

“I risultati di questa indagine, cui il nostro Istituto ha partecipato con i dati del progetto Cuore nell’ambito del Non Communicable Diseases Risk Collaboration (NCD-RisC) – ha spiegato Luigi Palmieri, del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità  – rivelano che i livelli di colesterolo totale e non-Hdl (il colesterolo ‘cattivo’) che è un importante marker di rischio cardiovascolare, sono diminuiti nelle nazioni ad alto reddito, soprattutto per l’uso diffuso di statine, in particolare quelle dell’Europa nord-occidentale, del Nord America e dell’Australasia, mentre sono aumentati nelle nazioni a basso e medio reddito, in particolare in Asia orientale e sud-orientale. La Cina, che nel 1980 aveva alcuni dei livelli più bassi di colesterolo non-Hdl, ha subìto uno dei maggiori tassi di aumento del colesterolo non-Hdl nel periodo di studio considerato”.

Migliora la situazione in Italia

In buona posizione gli italiani: nel 1980 il nostro Paese era al ventunesimo posto mondiale per livello di colesterolo non Hdl negli uomini, mentre nel 2019 è passato alla quarantatreesima posizione. Situazione ancora migliore per le donne, che dalla posizione 30 sono scese alla 80.

Bene i Paesi ricchi

Lo scenario mondiale, dunque, nel corso di 40 anni ha rivelato notevoli cambiamenti. Il confronto del colesterolo tra 200 paesi, ha mostrato, per esempio, che se nel 1980 le donne statunitensi erano al 50° posto della classifica mondiale per livelli alti di colesterolo, nel 2018 occupavano la 127esima posizione, mentre le donne cinesi che nel 1980 si classificavano al 152° posto, nel 2018, erano al 110° posto. Gli uomini del Regno Unito occupavano il 18° posto nel mondo nel 1980 e il 16° posto in Europa, per passare nel 2018, rispettivamente al 106° posto nel mondo e al 35° posto in Europa. Mentre gli uomini indiani si classificavano al 128° posto nel 1980 e al 128° posto nel mondo nel 2018.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Il colesterolo è il costituente fondamentale delle membrane delle cellule e di alcuni ormoni ed è importante per lo sviluppo e il funzionamento delle cellule del cervello. Il colesterolo “buono”, in particolare, (Hdl), ha un’ effetto protettivo contro l’infarto e l’ictus, spazzando via il colesterolo cattivo in eccesso.

 

Fonti / Bibliografia

  • Repositioning of the global epicentre of non-optimal cholesterol | NatureHigh blood cholesterol is typically considered a feature of wealthy western countries1,2. However, dietary and behavioural determinants of blood cholesterol are changing rapidly throughout the world3 and countries are using lipid-lowering medications at varying rates. These changes can have distinct effects on the levels of high-density lipoprotein (HDL) cholesterol and non-HDL cholesterol, which have different effects on human health4,5. However, the trends of HDL and non-HDL cholesterol levels over time have not been previously reported in a global analysis. Here we pooled 1,127 population-based studies that measured blood lipids in 102.6 million individuals aged 18 years and older to estimate trends from 1980 to 2018 in mean total, non-HDL and HDL cholesterol levels for 200 countries. Globally, there was little change in total or non-HDL cholesterol from 1980 to 2018. This was a net effect of increases in low- and middle-income countries, especially in east and s...
  • School of Public Health | Faculty of Medicine | Imperial College LondonThe School of Public Health is committed to improving health in populations throughout the world, training the next generation of healthcare leaders and influencing policy and programmes across the globe.
  • Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento - ISS
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