Colesterolo “cattivo”: un aumento è causa di infarti e ictus

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 25/01/2021 Aggiornato il 25/01/2021

In caso di colesterolo “cattivo” le donne sono più in pericolo degli uomini perché meno attente ai fattori di rischio delle patologie cardiovascolari come infarti e ictus

Colesterolo “cattivo”: un aumento è causa di infarti e ictus

Le malattie cardiovascolari vantano molti tristi primati: nel nostro Paese sono le patologie più diffuse e colpiscono circa 5,5 milioni di persone, poco meno di una persona su 10; sono la prima causa di ricovero ospedaliero, con circa 1 milione di casi (il 14% del totale), per infarti, ictus o altre forme di ischemia; e sono ancora, nettamente, la principale causa di morte rappresentando quasi il 36% di tutti i decessi. Spesso sono legate a un incremento di colesterolo “cattivo”.

Il colesterolo come causa della malattia

Chi ha già avuto un evento è più a rischio che se ne verifichi un secondo, se non si cura in modo adeguato. È importante quindi tenere sotto controllo l’evoluzione di una malattia cardiovascolare, monitorando i principali fattori di rischio, in primo luogo il colesterolo “cattivo”. Il colesterolo Ldl non è da considerare un fattore di rischio, ma la causa stessa della malattia, perché è responsabile del meccanismo che porta all’ostruzione delle arterie e quindi all’infarto. Il controllo dei livelli di colesterolo Ldl nel sangue è quindi centrale nella cura ed è diventato ancor più importante durante la pandemia Covid-19, che rende più difficili visite e check-up.

Unire terapia e stile di vita

L’eccesso di colesterolo Ldl si può e si deve tenere sotto controllo con stili di vita adeguati e terapie giuste. Mantenerne i valori entro limiti di sicurezza è uno dei primi obiettivi della prevenzione secondaria, cioè rivolta a soggetti che hanno già avuto un infarto, un ictus o un’altra problematica ischemica.

Emanuela Folco, presidente della Fondazione Italiana per il Cuore, ribadisce che, dopo le cure ospedaliere, è fondamentale che il paziente sia consapevole che la sua condizione è cambiata. Una volta a casa dovrà imparare a convivere con una malattia cronica che richiede terapie continuative e attenzioni rispetto allo stile di vita.

Il principale problema da affrontare nella terapia è la scarsa aderenza alla stessa da parte dei pazienti e può dipendere da diversi motivi: c’è chi dimentica la regolare assunzione di farmaci, ma c’è anche chi non lo fa volontariamente perché teme effetti secondari.

Donne più disattente

Si continua anche a registrare una minore attenzione da parte delle donne riguardo queste problematiche, nonostante muoiano più donne che uomini di patologie cardiovascolari ischemiche. Anche l’aderenza alle terapie dei principali fattori di rischio come il colesterolo è minore di quasi 10 punti percentuali nelle donne rispetto agli uomini.

 

 
 
 

Da sapere!

Sul sito www.ilcuorecontasudite.it, le persone con rischio cardiovascolare possono memorizzare le buone abitudini per tenere sotto controllo il colesterolo e verificare con un test l’efficacia dei propri comportamenti, dall’alimentazione all’attività fisica.

Fonti / Bibliografia

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