Come guarire dal diabete di tipo 1? La risposta nelle cellule staminali

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 21/03/2022 Aggiornato il 21/03/2022

Per la prima volta cellule staminali differenziate in cellule pancreatiche e trapiantate su pazienti con diabete 1 sono riuscite a produrre insulina. Si apre una nuova strada su come guarire dal diabete di tipo 1

Come guarire dal diabete di tipo 1? La risposta nelle cellule staminali

Per la prima volta cellule staminali trapiantate in pazienti affetti da diabete 1 sono state in grado di secernere insulina in seguito all’assunzione di cibo. Il risultato, primo nel suo genere, è stato ottenuto da due gruppi di ricercatori della canadese University of British Columbia che hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulle riviste Cell Stem Cell e Cell Reports Medicine. Ecco come guarire dal diabete di tipo 1.

Come riattivare le cellule beta del pancreas?

I risultati ottenuti, nonostante l’assenza di effetti clinici rilevanti, sono la prima evidenza riportata in letteratura scientifica di secrezione di insulina regolata dai pasti da parte di cellule staminali differenziate trapiantate in pazienti umani. E sebbene intermedi e condotti su un numero non elevato di partecipanti, potrebbero aprire la strada in futuro a terapie per il trattamento del diabete 1 completamente nuove.

Per arrivare ai risultati di oggi i ricercatori canadesi si sono basati su studi condotti nei loro laboratori sulle cellule staminali negli ultimi sedici anni, durante i quali cellule staminali embrionali umane sono state differenziate in cellule endodermiche pancreatiche immature che gli scienziati hanno, nel tempo, scoperto poter maturare e diventare completamente funzionali quando impiantate in modelli animali. Da queste conoscenze è quindi derivata l’idea dei due gruppi di ricercatori di provare a impiantare le cellule staminali differenziate sotto la pelle di pazienti con diabete di tipo 1.

Come aiutare il pancreas a produrre più insulina?

Nello studio pubblicato su Cell Stem, gli autori spiegano che le cellule staminali differenziate in cellule endodermiche pancreatiche sono sopravvissute e maturate in cellule sensibili al glucosio e secernenti insulina entro 26 settimane dall’impianto, e che fino a un anno dopo lo studio i pazienti hanno avuto un fabbisogno di insulina ridotto del 20%. Nel complesso gli impianti sono stati ben tollerati senza eventi avversi gravi correlati all’innesto, anche se due pazienti hanno manifestato effetti collaterali gravi associati al protocollo di immunosoppressione comunemente utilizzato in queste procedure di trapianto. E spiegano che ulteriori studi dovranno essere condotti per determinare la quantità di cellule endodermiche pancreatiche necessaria per ottenere benefici clinicamente rilevanti per i pazienti. 

La ricerca su Cell Reports Medicine ha, invece, messo in evidenza l’attecchimento e l’espressione di insulina nel 63% dei dispositivi espiantati nei partecipanti allo studi in diversi periodi di tempo compresi tra i 3 e i 12 mesi dopo l’impianto. Il progressivo accumulo di cellule in grado di secernere insulina si è verificato in un periodo di circa 6-9 mesi dal momento dell’impianto. La maggior parte degli eventi avversi segnalati è risultata collegata alle procedure chirurgiche di impianto o espianto o agli effetti collaterali dei farmaci immunosoppressivi somministrati. I ricercatori stanno attualmente lavorando alle modalità per promuovere al meglio la vascolarizzazione e la sopravvivenza dell’innesto.

 

 
 
 

In sintesi

Cosa fare per stimolare il pancreas?

Sebbene i risultati ottenuti dai due studi lascino ben sperare, la strada per come guarire dal diabete di tipo 1 è ancora lunga  e probabilmente tortuosa. Per esempio, i ricercatori devono capire come mai la percentuale di cellule insulino-positive presente nei dispositivi risulta in generale relativamente bassa. Inoltre, devono determinare quale sia il miglior sito dove effettuare il trapianto di cellule, così come devono capire quale sia lo stadio di differenziazione cellulare che risulta ottimale per il trapianto. Tutti fattori fondamentali per il successo del procedimento. Infine – ma non per importanza – rimane da capire se efficacia e sicurezza delle cellule trapiantate possano essere mantenute nel tempo per eliminare la necessità di sottoporre i pazienti alla terapia immunosoppressiva. 

 

 

Fonti / Bibliografia

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