Diabete di tipo 2: quale farmaco scegliere?

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 27/10/2021 Aggiornato il 27/10/2021

Aumentano le ricerche per migliorare i trattamenti per combattere il diabete di tipo 2, malattia che affligge milioni di persone in Italia e nel mondo, ma rischia di diventare più difficile adottare il farmaco più adatto

Diabete di tipo 2: quale farmaco scegliere?

Agostino Consoli, presidente Sid, Società italiana di diabetologia, ha dichiarato che oggi ci sono numerose molecole disponibili per il trattamento del diabete di tipo 2 ma sta diventando più complesso decidere quale sia il farmaco migliore da prescrivere.

Uno studio su 5.000 pazienti

Tra gli studi più recenti, uno è stato condotto su 5mila pazienti con diabete di tipo 2 in trattamento con metformina, ai quali, in caso di mancato controllo glicemico, poteva essere aggiunto uno tra glimepiride, sitagliptin, liraglutide e insulina glargine. A 5 anni di distanza non sono emerse differenze sostanziali sulla glicemia tra i pazienti trattati, anche se la perdita di peso è risultata maggiore con liraglutide e sitagliptin e gli eventi cardiovascolari maggiormente ridotti con liraglutide. Tra i nuovi farmaci per la terapia del diabete di tipo 2 c’è anche il terzipatide, in corso di autorizzazione.

Questo farmaco ha indotto anche un importante calo ponderale, con una perdita di peso che sfiora i 10 kg in 40 settimane.

Da soli o combinati

Positivi i risultati dello studio italiano di real world ENSURE, presentati sotto forma di abstract all’ultimo congresso dell’American Diabetes Association Nei pazienti con diabete di tipo 2 non controllato con insulina basale, con o senza antidiabetici orali, la combinazione a rapporto fisso di insulina glargine e lixisenatide (iGlarLixi) ha comportato un miglioramento significativo dell’emoglobina glicata() dopo 6 mesi di trattamento, con una riduzione significativa del rischio di ipoglicemie e senza effetti negativi sul peso. 

Gli studi hanno riportato una maggiore efficacia di iGlarLixi nel ridurre l’emoglobina glicata (HbA1c) rispetto a quella garantita singolarmente dalle due componenti. La combinazione a rapporto fisso (FRC) ha dimostrato di contenere l’aumento del peso che invece si osserva con la terapia insulinica da sola o associata ad insulina rapida e di evitare un incremento degli episodi ipoglicemici, due aspetti che spesso favoriscono l’abbandono della terapia.

Il parere dell’esperto

Uno dei coordinatori dello studio, Riccardo Candido, ha spiegato che dal 40 al 60% dei pazienti che si seguono comunemente in ambulatorio non raggiungono l’obiettivo di cura in termini di controllo glicemico e questo vale per una quota percentuale anche di pazienti che sono già in trattamento con un’insulina basale. Per questo è stato deciso lo studio ENSURE, retrospettivo, multicentrico, basato su cartelle cliniche elettroniche, che ha valutato l’impatto nel diabete di tipo 2 della combinazione a rapporto fisso insulina glargine 100 U/ml e lixisenatide nel corso di 6 mesi di trattamento.

Alla fine dei 6 mesi i livelli di HbA1c sono diminuiti nel complesso dello 0,77% e il peso corporeo si è ridotto di 1,21 Kg. Non si sono verificati eventi ipoglicemici gravi.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Lo scompenso cardiaco è una delle complicanze più frequenti nel paziente con diabete di tipo 2 e si associa spesso anche a una riduzione della funzione renale, dal momento che i due organi si influenzano reciprocamente. Tra i farmaci disponibili per il trattamento del diabete ci sono le gliflozine, inibitori del riassorbimento renale del glucosio, che non solo riducono la glicemia ma proteggono anche il paziente diabetico (e non) dal rischio di scompenso cardiaco.

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