Dipendenza da cannabis: un gene aumenta il rischio
A cura di Pamela FranzisiPubblicato il 02/08/2019Aggiornato il 02/08/2019
Uno studio scientifico ha dimostrato che una particolare variante genetica espone alla dipendenza da cannabis
La cannabis causa in alcune persone problemi di dipendenza, mentre altri individui possono farne uso normalmente senza manifestare alcuna reazione psicotica. Come mai? Uno studio ha cercato di scoprire che cosa determina la dipendenza da cannabis.
Lo studio danese
Un team di ricercatori danesi è riuscito a individuare per la prima volta un gene potenzialmente responsabile dell’abuso di marijuana. Secondo gli studiosi, la cui ricerca è stata pubblicata su Nature neuroscience ci sarebbe una variante del gene Chrna2 implicata nell’aumento del rischio di aumentare la dipendenza da cannabis. Il gene non renderebbe un soggetto fumatore di cannabis, ma potrebbe aumentare il rischio di dipendenza per chi già fa uso di marijuana.
Confronto con studiosi americani
I ricercatori hanno confrontato i loro dati con una banca dati di volontari danesi (5mila con dipendenza e 300mila senza). Gli autori dello studio, dopo aver esaminato i dati genetici dei nordeuropei, hanno iniziato a collaborare con scienziati americani per accedere a un database più ampio, al fine di individuare più variabili genetiche e verificare i geni connessi ad alcune popolazioni. Gli studiosi danesi e americani auspicano che l’identificazione dei geni coinvolti nella dipendenza da cannabis possa permettere una comprensione maggiore dei meccanismi biologici alla base del disturbo e, quindi, un trattamento più efficace.
Da sapere!
Tra gli effetti acuti della dipendenza da cannabis ritroviamo compromissione della memoria e dell’attenzione, distacco dalla realtà, alterazione delle funzioni psicomotorie, disinibizione, sintomi psicotici. Tra gli effetti cronici abbiamo malattie respiratorie, anche gravi.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.
La vaccinazione anti pertosse-difterite-tetano va effettuata tra la 28^ settimana di gestazione e prima della 36^ settimana, in modo da dare al corpo della della donna il tempo di produrre gli anticorpi specifici che poi passeranno attraverso la placenta per proteggere il neonato. »
Arrabbiarsi e urlare può capitare anche alle donne che aspettano un bambino: fortuna vuole che il liquido amniotico attutisca i suoni provenienti dall'esterno, proteggendo il feto da quello che all'esterno produce, invece, un forte impatto acustico. »
Le ragioni per le quali ci si può trovare in presenza di amenorrea sono numerose: solo un controllo ginecologico permette di capire perché le mestruazioni non arrivano, una volta esclusa la gravidanza. »
Una volta appurato che le IgG, cioè gli anticorpi "memoria", sono maggiori di 2 non c'è alcun bisogno di ripetere il toxo-test ogni mese perché il risultato indica un'immunità permanente nei confronti dell'infezione. »
Se le terapie effettuate contro la tosse non portano risultati e se gli accertamenti effettuati per capire le cause della tosse non hanno fatto emergere nulla, occorre pensare che il sintomo abbia un'origine psicosomatica, eventualità non certo rara in adolescenza. »
È possibile che una gravidanza che inizia in età avanzata non vada a buon fine esclusivamente per questioni anagrafiche, ma lo è anche che tutto proceda per il meglio. »