Emicrania: peggiora la vita soprattutto alle donne

Luce Ranucci A cura di Luce Ranucci Pubblicato il 22/03/2021 Aggiornato il 22/03/2021

L’emicrania è un disturbo sempre più diffuso che peggiora la qualità della vita di tutti coloro che ne soffrono, in particolar modo, quella delle donne. Che però spendono meno per curarsi in confronto agli uomini

Emicrania: peggiora la vita soprattutto alle donne

L’emicrania colpisce sempre di più e in maggioranza il sesso femminile. Le donne hanno 6,6 giorni all’anno di vita privata e sociale persi a causa dell’emicrania, a fronte dei 5 degli uomini. Al di là dei costi spesi dal Servizio sanitario nazionale, ogni paziente di emicrania spende 4.352 euro all’anno tra perdite di produttività e assistenza formale e informale. Eppure, spendono di più per le cure gli uomini (6.062 euro) che le donne (3.632).

Lo studio della Bocconi

Per fare il punto si è partiti da uno studio del 2018 dell’Università Bocconi, lo studio Gema (Gender&Migraine) del Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) della Bocconi e pubblicato nel Libro bianco Emicrania: una malattia di genere, curato dall’Istituto superiore di sanità.

I risultati dello studio provano che le donne perdono più giorni di lavoro e vita sociale come conseguenza dell’emicrania. Un dato rilevante è quello relativo ai giorni di lavoro con dolore: 12,9 all’anno per le donne e 8,9 per gli uomini. In totale, a causa dell’emicrania, le donne perdono 4,2 giorni di lavoro a fronte dei 3,4 degli uomini.

Donne più esposte

“La differenza di genere – spiega Rosanna Tarricone, professore associato del Dipartimento di Social and Political Sciences – non dipende da una patologia meno severa per le donne visto che nello studio che ha portato all’analisi erano state notate pazienti che avevano una sintomatologia maggiore rispetto agli uomini e una qualità di vita peggiore”. Le donne hanno 6,6 giorni all’anno di vita privata e sociale persi a causa dell’emicrania, a fronte dei 5 degli uomini.                     

Troppo tempo per la diagnosi

Secondo Piero Barbanti, Presidente dell’Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee, (Anircef), autore del libro ‘Emicrania: storia di un personaggio in cerca di autore’, dall’esordio della prima emicrania alla scelta di andare al Centro cefalea passano circa venti anni. L’emicrania è anche una malattia che ha un alto ‘turismo sanitario’: uno su due si sposta per curarsi. Ma prima di arrivare a una diagnosi ci vogliono i consulti di circa otto specialisti diversi.

 
 
 

Da sapere!

L’emicrania è una particolare forma di mal di testa, molto doloroso e potenzialmente altrettanto invalidante. Deve il suo nome alla particolare localizzazione del dolore: solitamente colpisce soltanto un lato del cranio, indifferentemente il destro o il sinistro.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Vaccini tetravalente ed esavalente e possibili effetti indesiderati

06/04/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

Qualsiasi vaccino dà luogo a effetti indesiderati che comunque sono molto meno gravi di quanto potrebbero essere le conseguenze della malattia contro cui vengono effettuati.  »

Bimbo che vuole mangiare solo pochi alimenti

27/03/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Luisa Vaselli

Occorre stare molto attenti a non trasformare l'ora dei pasti in un momento in cui il bambino tiene in pugno tutta la famiglia e il modo migliore per evitarlo, favorendo un rapporto sereno con il cibo, è mostrare indifferenza se rifiuta una cibo e zero esultanza se, invece, lo mangia.   »

Smettere di allattare e sensi di colpa

27/03/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

Le mamme sono specializzate in sensi di colpa, ma forse riuscirebbero a nutrirne di meno se solo acquisissero la consapevolezza che la tristezza e l'ansia che ne derivano non fanno bene alla serenità del bambino.   »

Fai la tua domanda agli specialisti