Evitabile un aborto su 4

Per limitare il ricorso all’aborto serve una maggiore attenzione ai bisogni delle donne. Il progetto dei ginecologi

Il rapporto del ministero della Salute relativo all’attuazione della legge sulla tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78), ha spinto l’Aogoi, Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani, ha dare il via a un progetto per la corretta informazione contraccettiva al fine di contrastare il problema dell’aborto e in particolare delle interruzioni volontarie di gravidanza ripetute. 

Un dato preoccupante

Nella relazione del ministero della Salute a preoccupare è la percentuale di aborti ripetuti, stabile al 27%, in pratica uno su 4. Una percentuale rimasta pressoché invariata negli ultimi 10 anni. Questo fenomeno contrasta con il dato che rivela come, per la prima volta, sono scese sotto soglia 100.000 le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2014, assestandosi intorno a quota 97.500. Un traguardo importante, se si pensa che 30 anni fa erano circa 230.000: si sono, quindi, più che dimezzate. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, i tassi di abortività più elevati si riscontrano fra donne adulte in possesso di licenza media superiore (42,9%), con un posto di lavoro (43,6%) e senza figli (39%).

Poca informazione

In Italia, diversamente da quanto avviene in altri Paesi europei, come per esempio la Francia, i contraccettivi non sono dispensati dal Servizio sanitario nazionale. Considerata l’alta percentuale di aborti ripetuti, ciò che sembra emergere nel nostro Paese è che il ricorso alle interruzione volontarie di gravidanza (Ivg) possa rappresentare, in assenza di adeguata informazione, una via d’uscita contraccettiva. La legge 194/78 prescrive che, quando una donna ricorre a una IVG, è obbligatorio fornirle tutte le informazioni necessarie per una regolazione delle nascite consapevole. Purtroppo ciò non sempre accade.

Un programma di sensibilizzazione

Per questo l’associazione Aogoi si propone di offrire un programma di sensibilizzazione degli operatori dei centri italiani sull’importanza di garantire la dovuta attenzione alla contraccezione post-Ivg, con un percorso che offra alle donne adeguate informazioni contraccettive subito dopo l’intervento. Fondamentale sono anche l’aggiornamento e la valorizzazione del ruolo degli operatori dei centri Ivg. Per esempio, quando la richiesta di interruzione di gravidanza è legata a un fallimento contraccettivo o alla difficoltà ad attenersi allo schema di assunzione della contraccezione orale oppure all’utilizzo corretto del preservativo, potrebbe essere utile consigliare i sistemi contraccettivi a lunga durata e reversibili (Larc), come i dispositivi intrauterini e gli impianti sottocutanei, che potrebbero essere inseriti durante l’intervento, senza ulteriori disagi per la donna.

 

 

 
 
 

In breve

ALTI ANCHE I COSTI ECONOMICI

Il costo di un aborto per il Servizio sanitario è di circa 2mila euro. Riuscire a prevenire circa 20mila aborti in un anno, grazie all’impianto di un Larc, permetterebbe un risparmio di 38 milioni di euro. Ma soprattutto, si eviterebbe alla donna un evento tanto traumatico.