Ictus: essere ottimisti aiuta la guarigione

Luce Ranucci A cura di Luce Ranucci Pubblicato il 11/05/2020 Aggiornato il 11/05/2020

Essere o imparare a essere ottimisti fa bene alla salute. È scientificamente provato che vedere il “bicchiere mezzo pieno” aiuta a stare meglio con se stessi e anche la ripresa dalle malattie come dall’ictus è più rapida

Ictus: essere ottimisti aiuta la guarigione

Essere ottimisti aiuta a mantenerci in salute e anche in caso di malattie, come un trauma o un ictus, favorisce la guarigione. Lo sostiene una ricerca dell’Università del Texas Health Science Center di Houston che ha messo in evidenza quanto l’ottimismo migliori la ripresa dopo un ictus, evento cardiovascolare che può avere conseguenze rilevanti in termini di disabilità neuro-motoria.

Pensare positivo fa bene

In una situazione complessa come quella di un post-ictus, pensare positivo sembra essere collegato a un più basso grado di infiammazione, misurata tramite specifici marcatori nel sangue, e  a un minore livello di disabilità. I risultati dello studio sono stati presentati all’International Stroke Conference dell’American Stroke Association.

Parametri a confronto 

Lo studio è stato condotto in un gruppo di 49 persone colpite da un ictus, a tre mesi di distanza dall’evento, nel corso del quale i ricercatori hanno messo in relazione l’ottimismo con alcuni parametri legati alla salute.

Per misurare il grado di ottimismo i ricercatori hanno svolto un test standard impiegato in psicologia, chiamato Life Oriented Test. Gli esperti hanno poi valutato la gravità dell’ictus tramite il punteggio National Institutes of Health Stroke Scale, una scala sviluppata dai National Institutes of Health, l’equivalente statunitense del nostro ministero della Salute.

Dall’indagine, finanziata da varie istituzioni fra cui l’American Heart Association, è emerso che a distanza di tre mesi da un ictus i pazienti più ottimisti avevano livelli di infiammazione più bassi. Inoltre una maggiore fiducia è risultata associata a una minore disabilità fisica e una gravità minore dell’evento cardiovascolare.

Legami da approfondire

“Non è chiaro in che modo l’ottimismo e la minore disabilità siano collegati, spiega Ralph L. Sacco, capo del dipartimento di neurologia all’Università di Miami. “Ma i dati sembrano suggerire che le persone più ottimiste possano avere livelli di infiammazione più bassi”. La ricerca suggerisce che la capacità di pensare positivamente possa favorire il recupero, un risultato che peraltro è in linea con quello di altri studi sul rapporto fra salute e ottimismo.  “I pazienti e le loro famiglie dovrebbero essere a conoscenza dell’importanza di un ambiente positivo di cui il paziente possa beneficiare”, ha spiegato Yun-Ju Lai, prima autrice dello studio

 

 
 
 

Da sapere!

Abitudini sane, come praticare esercizio fisico, mangiare in modo corretto e non fumare sono alcune delle caratteristiche tipiche di chi è ottimista. Fattori che già di per sé  contribuiscono a una buona salute e a una maggiore longevità.

 

Fonti / Bibliografia

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