Infarto e ictus: un batterio buono protegge dal rischio

Luce Ranucci A cura di Luce Ranucci Pubblicato il 09/03/2020 Aggiornato il 09/03/2020

La presenza di un batterio buono della bocca, l'Eichenelkla corrodens (che si associa a buona salute del cavo orale), potrebbe dimezzare il rischio di infarto e ictus. Ecco che cosa si è scoperto

Infarto e ictus: un batterio buono protegge dal rischio

Uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Clinical Periodontology da esperti del Dipartimento di Parodontologia della Università Martin Luther a Halle- Wittenberg, in Germania,  ha rivelato che la presenza di un batterio buono della bocca, l’Eichenelkla corrodens (che è associato sempre a buona salute del cavo orale), potrebbe dimezzare il rischio di infarto e ictus.

Come è stato condotto lo studio

Medici  tedeschi hanno seguito per un tempo medio di 3 anni lo stato di salute di oltre 1.000 individui, eseguendo l’analisi della composizione batterica del cavo orale di ciascuno.
Così facendo, hanno notato che la presenza o scarsità/assenza del ceppo E. corrodens nella bocca di un individuo è un fattore predittivo del suo rischio di infarto e ictus. In particolare, un calo della concentrazione di E. corrodens si associa a maggior rischio di infarto e ictus, mentre la presenza di E. corrodens si associa a un rischio dimezzato.

Parodontite: un rischio per la salute del cuore

Varie ricerche hanno già identificato la parodontite – malattia delle gengive che, se non trattata, porta alla perdita di denti – come un fattore di rischio per malattie cardiovascolari. In questo studio si è voluto valutare se la composizione individuale dei batteri presenti nel cavo orale potesse in qualche modo condizionare il rischio cardiovascolare della persona.

Il parere dell’esperto

 “Questo studio mette in luce una correlazione interessante tra il microbioma orale e il rischio cardiovascolare – spiega Cristiano Tomasi dell’Università di Göteborg e socio della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Il batterio ‘protagonista’ in questo lavoro è di solito indice di salute parodontale e quindi il suo diminuire in percentuale nella bocca indica una popolazione microbica più spostata sul versante della ‘patogenicità'”, continua Tomasi. “Che il calo di concentrazione di questo batterio buono possa diventare un indicatore di rischio cardiovascolare pone molte questioni e apre a molte possibilità per ricerche future sulla correlazione tra malattia parodontale e rischio cardiovascolare”, conclude l’esperto.

 

Da sapere!

La parodontite può colpire soggetti d’ogni età: da bambini ancora in dentatura da latte a soggetti nella terza età. La prevalenza della parodontite nella popolazione varia con l’età del gruppo in oggetto: è meno del 1% in età pediatrica ma può raggiungere il 30% dei soggetti in popolazioni adulte o geriatriche.

 

Fonti / Bibliografia

  • Journal of Clinical Periodontology: Vol 47, No 3Click on the title to browse this issue
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