Lo smog mette a rischio la salute del cuore

Lorenzo Marsili A cura di Lorenzo Marsili Pubblicato il 26/08/2020 Aggiornato il 26/08/2020

L’inquinamento dell’aria rappresenta un rischio per la salute del cuore. Il 14% degli eventi cardiaci è causato dallo smog

Lo smog mette a rischio la salute del cuore

Aria inquinata e smog rappresentano un non trascurabile fattore di rischio per la salute. In particolare, la quantità di smog contenuta nell’aria si riflette sul benessere del cuore. Ben il 14% degli eventi cardiaci, come infarti e ictus, potrebbero avere tra le cause primarie le cattive condizioni dell’aria. A confermarlo è un macro studio della Oregon State University  da poco pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health.

Quindici anni di studi

Tra il 2003 e il 2018 i ricercatori americani hanno monitorato lo stato di salute del cuore di oltre 157mila adulti provenienti da ventuno paesi con età compresa tra i 35 e i 70 anni. Durante i quindici anni di osservazione, i decessi caratterizzati da un evento cardiovascolare sono stati 9.152, di cui 3.219 attribuibili direttamente a malattie cardiovascolari. Gli studiosi hanno preso in esame anche fattori di rischio tipicamente legati alle malattie cardiovascolari, includendo variabili soggettive come l’essere fumatori, le abitudini alimentari e disturbi cardiovascolari preesistenti.

I pericoli delle polveri sottili

Incrociando i dati è emerso che gli eventi cardiovascolari aumentano del 5% ogni 10μg/m3 in più di Pm 2.5 (particolato fine) concentrato nell’aria. Il che sta a indicare che ben il 14% di tutti i decessi con eventi cardiovascolari rilevati dallo studio americano sono riconducibili all’azione del Pm 2.5 sulla salute del  cuore. C’è di buono che a migliorie, anche lievi, nelle condizioni dell’aria corrispondono minori stress per la salute dell’apparato cardiovascolare. Prima si pensava che fosse necessaria una riduzione molto elevata dello smog nell’aria per di vedere benefici per la salute. Invece, come sottolinea l’epidemiologo ambientale della Oregon State University Perry Hystad, questo studio rivela che non è così e traccia un solco importante nella ricerca scientifica. L’augurio di Hystad, è che, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, si riesca a ridurre i tempi per diminuire l’inquinamento atmosferico al più presto e avere risultati tangibili in dieci anni, invece che in trenta.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Il Pm 2.5 è tra gli inquinanti atmosferici maggiormente diffusi e, tra le altre, viene rilasciato dai tubi di scarico delle automobili.

 

Fonti / Bibliografia

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