Meno visite ginecologiche a causa del Covid-19: attenzione ai rischi

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 16/11/2021 Aggiornato il 16/11/2021

La pandemia di Covid-19 ha causato molti problemi, non ultimo il calo di prestazioni non urgenti ma importantissime per la salute: per esempio, si sono registrate meno visite ginecologiche

Meno visite ginecologiche a causa del Covid-19: attenzione ai rischi

Meno visite ginecologiche per colpa del Covid-19, anzi di più: controlli quasi dimezzati e, insieme con questo, un drastico calo delle prescrizione di contraccettivi. Si potrebbe pensare che in fondo una visita dal ginecologo si può rimandare e che la contraccezione non è essenziale per la salute. Questi preconcetti, del tutto sbagliati, possono invece avere pesanti ripercussioni sul benessere sessuale della donna e sulla salute generale.

Le conseguenze della pandemia

Il calo delle visite specialistiche è tra le conseguenze della pandemia e la causa, secondo gli esperti, va riscontrata nella ridotta capacità operativa di strutture come consultori e unità ginecologiche pubbliche. La riduzione dell’attività, secondo un convegno organizzato di recente, ha provocato una riduzione dei servizi dedicati alla salute della donna.
Si è parlato del 54% in meno di esami ginecologici, del 34% in meno di nuovi trattamenti e di circa 130.000 cicli contraccettivi in meno. Inoltre, si è verificato un aumento del tempo di attesa per una visita ginecologica – circa 45 giorni in più – rispetto ai tempi già abbastanza lunghi nella Sanità pubblica.

Il rischio del calo delle visite

Meno visite ginecologiche significano anche impossibilità di diagnosticare per tempo malattie dell’apparato genitale. Secondo l’Atlante europeo della contraccezione dello European Parliamentary Forum 2021, poi, la carenza di informazioni sulle possibili scelte contraccettive e la quasi totale mancanza di programmi educativi specifici nel nostro Paese (perché di contraccezione a scuola si parla pochissimo) limita l’accesso delle giovanissime ai programmi contraccettivi, che riguardano appena al 16% delle donne in età fertile. Questo pone l’Italia al 26° posto in Europa per accesso e informazione alla contraccezione. Non avere una cultura contraccettiva adeguata mette le donne nella situazione di non poter scegliere un percorso di maternità consapevole, obbligandole talvolta a scelte dolorose ed esponendole anche in alcuni casi al rischio di malattie sessualmente trasmesse.

Quando si vuole diventare mamma

Meno visite ginecologiche pone anche in difficoltà le donne che desiderano avere un bambino. Solo il ginecologo può verificare che l’organismo sia sano, suggerendo esami preconcezionali e offrendo un supporto alla donna e alla coppia dal concepimento alla nascita.

L’emergenza Covid ha, infatti, peggiorato lo scenario delle nascite in Italia, dove i dati Istat mostrano, per il 2021, un calo del 3,8% delle nascite rispetto al 2020, legato anche al completo lockdown dei Centri di Procreazione medicalmente assistita per oltre 5 mesi con circa 1.500 bambini in meno nati con queste tecniche e con un ricorso tardivo delle coppie. Un terzo dei trattamenti di Pma è eseguito in coppie in cui la donna ha più di 40 anni, con ricadute negative sul tasso di natalità perché la fertilità va incontro a una progressiva riduzione che mette a rischio anche le possibilità di successo della Pma stessa.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Sottoporsi al vaccino anti Covid e osservare le regole di sicurezza (uso della mascherina, lavaggio frequente delle mani, mantenere le distanze) consentono di poter nuovamente accedere senza timore ai consultori, agli ambulatori ginecologici e ai centri di procreazione assistita.

 

Fonti / Bibliografia

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