Microbiota vaginale: i rischi quando si altera

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 24/07/2026 Aggiornato il 24/07/2026

Oltre ai sintomi locali, come fastidio, bruciore e perdite, le alterazioni del microbiota vaginale possono interferire con la fertilità. Per questo è bene parlarne con il ginecologo.

disbiosi vaginale

Il microbiota è l’insieme dei microrganismi (soprattutto batteri, ma anche funghi, protozoi e altri ancora) che vivono in armonia tra loro nell’organismo. Si trovano nell’intestino, sulla pelle e nelle mucose (per esempio della bocca e degli occhi) e rappresentano una sorta di barriera tra l’ambiente esterno e l’organismo stesso.

Il microbiota vaginale è, nello specifico, l’ecosistema microbico presente nella mucosa dell’organo genitale femminile.

I microrganismi che costituiscono il microbiota si possono suddividere in tre gruppi: oltre ai commensali, che vivono senza causare danno o beneficio, ci sono i simbionti, che hanno con l’organismo ospite un rapporto di reciproco beneficio e i “patogeni”, che possono causare disturbi di vario tipo in determinate condizioni.

A causa di cure mediche non adatte, problemi ormonali o cattiva alimentazione, i microrganismi simbionti possono indebolirsi e i patogeni prendono il sopravvento. Si crea allora una situazione di disbiosi, che coinvolge anche il microbiota vaginale, alla quale si accompagnano disturbi di diverso tipo. Nel caso specifico della disbiosi vaginale, diminuisce la popolazione dei lattobacilli, batteri “buoni” che mantengono l’integrità e la salute dell’ambiente intimo femminile.

Sintomi del microbiota alterato

Quando si altera l’equilibrio del microbiota vaginale, possono verificarsi alcuni sintomi tipici.

  1. Secrezioni vaginali di colore anomalo, per esempio bianche simili a latte cagliato, oppure giallo-verdastro o grigio, a seconda del microrganismo che prende il sopravvento. Per esempio, nel caso aumenti di quantità, nel microbiota vaginale, il fungo Candida albicans, si hanno perdite biancastre definite leucorrea. Queste perdite possono anche avere un odore spiacevole, come succede quando prolifera il batterio Gardnerella, simile a pesce avariato
  2. Prurito e bruciore, sempre presente ma che si accentua durante la minzione e i rapporti sessuali
  3. Dispareunia, ossia dolore durante i rapporti sessuali
  4. Sensazione di secchezza e di fastidio nell’ambiente vaginale.

È importante non sottovalutare questi sintomi, che tendono a peggiorare nel tempo se la disbiosi non viene curata e aumentano il rischio di complicanze ginecologiche.

Le cause della disbiosi vaginale

La disbiosi vaginale è quasi sempre legata a cattive abitudini che, protratte nel tempo, danneggiano il microbiota vaginale. Può essere dovuta a:

  • trattamenti a base di antibiotici. Questi farmaci hanno la funzione di distruggere i batteri nocivi (per esempio responsabili di bronchiti, otiti e altre infezioni) ma non fanno distinzione tra microrganismi dannosi e utili. Indeboliscono quindi anche le colone di lattobacilli presenti nell’ambiente vaginale
  • igiene intima aggressiva o scorretta. Manovre di pulizia troppo frequenti, con detergenti che producono molta schiuma, privano le mucose vaginali delle difese naturali. Inoltre alterano il pH che è leggermente acido e questo favorisce il proliferare dei microrganismi responsabili di disbiosi
  • irregolarità intestinali. La stitichezza cronica può favorire il passaggio di batteri dalle feci, presenti nell’intestino, alla vagina, per vicinanza anatomica. Questi germi possono portare disbiosi perché creano uno squilibrio tra i microrganismi presenti nel microbiota vaginale
  • alimentazione scorretta. Quando si consuma una quantità insufficiente di frutta, verdura, cereali integrali a vantaggio di cibi ultraprocessati o ricchi di zuccheri, il microbiota si indebolisce e va incontro a squilibri
  • ambiente caldo-umido a livello di vulva e vagina, per le temperature esterne elevate e l’uso di biancheria intima di scarsa qualità, sintetica e poco traspirante.

La disbiosi del microbiota vaginale può essere dovuta anche a variazioni ormonali, come quelle che si verificano in gravidanza o in menopausa. Queste due fasi della vita femminile sono infatti particolarmente a rischio di disturbi della sfera intima.

Quale test effettuare

In caso di disbiosi è opportuno parlare con il proprio ginecologo per approfondire il problema. La disbiosi non si risolve spontaneamente ed è utile sapere quali microrganismi sono responsabili dello squilibrio del microbiota vaginale, per poter intervenire nel modo opportuno.

Si esegue la visita ginecologica obiettiva per l’esame dell’ambiente vaginale, alla quale poi si può associare l’analisi delle urine, per escludere una cistite e altre infezioni che possono a volte simulare i sintomi delle vulvo-vaginiti causate dalla disbiosi.

Se il medico ha il sospetto che si possa trattare di un determinato germe, per esempio la Candida o il Gardnerella, può eseguire un tampone vaginale. Si preleva una piccola quantità di mucosa che viene poi analizzata in laboratorio per individuare il microrganismo.

Per avere informazioni ancora più precise sulla tipologia dei batteri e degli altri microrganismi responsabili della disbiosi eventuali alterazioni nelle zone più interne, soprattutto se la disbiosi è presente da tempo, oggi sono disponibili test sul Dna dei germi che costituiscono il microbiota vaginale.

Si chiamano appunto test del microbiota vaginale e si effettuano con un tampone vaginale. Questo viene analizzato in laboratorio per estrarre e mappare il Dna di funghi, batteri e altri germi presenti nell’ambiente vaginale.

Questo permette di conoscere la popolazione di microrganismi che costituiscono il microbioma vaginale di una persona, capire quali tipologie sono prevalenti e individuare alterazioni del metabolismo batterico che possono produrre sostanze dannose, responsabili di disbiosi.

È bene precisare che il test del microbiota vaginale non è garantito tra gli esami del Servizio sanitario nazionale perché non fa parte dei Lea. Va quindi pagato di tasca propria, ha un costo che si aggira tra i 150 e i 300 euro circa. Si esegue presso laboratori specializzati che possono essere suggeriti anche dal ginecologo o dal medico di medicina generale.

I rischi che si corrono quando è alterato

Quando il microbiota vaginale è soggetto a disbiosi, la donna avverte tutti i sintomi descritti sopra, ma non solo: se la situazione si protrae, un’eventuale infezione trascurata può risalire nelle zone più interne dell’apparato sessuale femminile, causando anche disturbi del concepimento.

Lo ha provato uno studio italiano pubblicato su Journal of Cellular Physiology, condotto dai ricercatori dell’Università di Trieste e dell’Irccs Burlo Garofolo. Gli esperti hanno scoperto un legame tra presenza di alcune specie batteriche e l’impossibilità a concepire.

Per esempio, nel microbioma vaginale delle donne con disbiosi è stato isolato il batterio Atopobium vaginae, già noto come una delle principali cause di insuccesso di fecondazione in vitro e procedure di trasferimento embrionale.

Cosa fare

Seguire una cura con farmaci specifici, per esempio antimicotici in caso di infezione da Candida albicans, aiuta a combattere l’infezione vaginale ma non risolve il problema. Si deve intervenire in modo più ampio, sullo stile di vita e sulle buone abitudini, per migliorare l’equilibrio del microbiota. 

  • È utile assumere alimenti ricchi di lattobacilli, per esempio gli yogurt e, in particolare, il kefir che contiene molti ceppi di batteri buoni
  • Vanno consumati più cibi ricchi di fibre, come cereali integrali, legumi, frutta e ortaggi. Le fibre sono prebiotici, ossia nutrienti per i batteri simbionti del microbiota
  • I farmaci, in modo particolare gli antibiotici, si assumono solo se prescritti dal medico 
  • È importante eseguire un’igiene intima corretta, da davanti a dietro e non viceversa per evitare che i batteri fecali giungano in vagina. Utilizzare detergenti poco schiumogeni e con pH affine a quello dell’ambiente vaginale
  • La biancheria intima va scelta in cotone traspirante

Infine, è utile mantenere la regolarità intestinale l’intestino con l’assunzione di fibre e l’attività fisica.

Il ginecologo è il punto di riferimento per qualsiasi dubbio sulla propria salute intima.

 
 

In breve

La salute del microbiota intestinale è essenziale per il benessere intimo e anche per la fertilità. Se compaiono dolore, bruciore, perdite occorre una visita ginecologica e una decisa modifica dello stile di vita

 

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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