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Pap Test e Hpv Test sono due esami con nome simile e potrebbe essere facile confonderli. In comune hanno la finalità, ossia effettuare indagini per i tumori della cervice uterina o collo dell’utero.
Si effettuano nello stesso modo, ossia attraverso un prelievo di cellule dalla mucosa, ma indagano due aspetti diversi della salute del collo dell’utero o cervice uterina.
Entrambi fanno parte di un programma di screening che, nel nostro Paese, è offerto gratuitamente alle donne in alcune fasce di età a rischio, per prevenire il tumore al collo dell’utero.
Pap test: cosa è e ogni quanto va fatto
Il Pap test o Test di Papanicolau dal nome dello scienziato che lo mise a punto, è un esame citologico, ossia ricerca cellule tumorali presenti in un determinato tessuto. Si effettua nel corso di una normale visita ginecologica.
L’operatore inserisce lo speculum, uno strumento che serve per divaricare le pareti del canale vaginale. Quindi, preleva alcune cellule dalla mucosa che riveste il collo dell’utero, utilizzando strumenti di piccole dimensioni come una spatolina e uno spazzolino.
Il materiale prelevato viene applicato su un vetrino e “fissato” con uno spray specifico. Oppure, viene introdotto in una provetta. Il campione viene poi esaminato in laboratorio per escludere la presenza di cellule tumorali.
“Nonostante sia ormai un po’ datato, il Pap test rimane attualissimo perché è l’unico che riesce a vedere attraverso le cellule, la presenza di lesioni precancerose, proprio grazie agli strumenti che usa” precisa la dottoressa Elisabetta Colonese, ginecologa a Milano. “Questi si chiamano cytobrush e spatola di Ayre che prelevano cellule in due zone diverse del collo dell’utero, interno ed esterno”
Il Pap test fa parte dello screening dei tumori al collo dell’utero, quindi è gratuito in Italia per le donne tra i 25 e i 30 anni che non sono vaccinate per l’Hpv o che sono state vaccinate dopo i 15 anni ogni tre anni.
Le donne ricevono al proprio domicilio una lettera dell’Asl che comunica un orario e un ambulatorio in cui presentarsi per effettuare il test, insieme a indicazioni per la preparazione da seguire nei giorni precedenti. Un tempo il Pap test era l’unico esame impiegato per lo screening, ma dopo l’introduzione dell’Hpv test viene utilizzato solo nelle donne più giovani oppure nelle età più avanzate come completamento dopo che l’Hpv test ha dato un risultato positivo, per identificare eventuali alterazioni.
Il Pap test andrebbe eseguito ogni tre anni dalle donne in salute, che non sono mai risultate positive al Papilloma virus umano e che non presentano fattori di rischio per tumori al collo dell’utero. Si inizia in giovane età e si prosegue fino ai 65 anni. “La maggior parte delle donne ha difese immunitarie tali da tornare a essere negativa anche dopo un risultato positivo” rassicura la dottoressa Colonese. “Negli altri casi, se il Pap test non torna a essere negativo secondo le Linee guida si effettuano controlli a scadenza, se necessario eseguendo isteroscopia, colposcopia con biopsia con un monitoraggio ravvicinato”.
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Che cosa si deve sapere su Pap test e Hpv test
In entrambi i casi si tratta di un esame indolore, che nelle persone particolarmente sensibili può causare, al limite, un lieve fastidio. Qualche volta può comparire un lieve sanguinamento, di breve durata.
È importante sapere che i due test non vanno eseguiti durante le mestruazioni, quindi se possibile è bene fissarlo cinque giorni prima del flusso o cinque giorni dopo il termine.
Nelle 48 ore precedenti l’esame è necessario astenersi dai rapporti sessuali ed evitare di usare lavande vaginali, ovuli, creme spermicida e qualsiasi sostanza che potrebbe alterare il risultato dell’esame.
I due test dovrebbero essere anche eseguiti da donne che non hanno mai avuto rapporti sessuali. Infatti non tutti i tumori della cervice uterina sono causate dall’Hpv. In questo caso, il ginecologo utilizza uno speculum speciale che causi minore fastidio.
Il risultato del Pap test
La donna, dopo due o tre settimane dall’esecuzione del Pap test, riceve al proprio domicilio una lettera con il risultato del test. Questo può essere di due tipo: normale o anormale.
Un risultato Nilm, ossia Negative for Intraepithelial Lesion or Malignancy, è normale e indica che non sono state rilevate cellule anomale e si può quindi rifare l’esame dopo 3-5 anni.
I risultati anormali possono essere di diverso tipo. Una classificazione Asc-Us, cioè Atypical Squamous Cells of Undetermined Significance, significa che sono state individuate cellule squamose di significato indeterminato. Di conseguenza si suggerisce di eseguire un Hpv test.
In caso il risultato sia Lsil (Low-Grade Squamous Intraepithelial Lesions) significa che le cellule esaminate appartengono a indicano lesioni di basso grado, solitamente non maligne e che si risolvono in modo spontaneo ma che richiedono un monitoraggio attento da parte del ginecologo.
Le lesioni Hsil (vale a dire High-Grade Squamous Intraepithelial Lesions) sono lesioni squamose intraepiteliali di alto grado e potrebbero precorrere la comparsa di una forma tumorale del collo dell’utero e viene allora suggerita una colposcopia, indagine che permette la visione diretta e ingrandita del collo dell’utero.
Lo stesso tipo di indagine viene effettuato in caso il risultato sia Agc (Atypical Glandular Cells), ossia cellule ghiandolari atipiche che richiedono ulteriori approfondimenti per escludere che si tratti di una forma tumorale.
Se, invece, il risultato induce a pensare francamente a un tumore del collo dell’utero, è importante parlare al più presto con il ginecologo.
Hpv test: cosa è e ogni quanto va ripetuto
L’Hpv test o Hpv-Dna test è eseguito per individuare la presenza del Papilloma virus umano (Hpv, appunto) nelle cellule del collo dell’utero. “Questo virus, di cui esistono almeno 150 tipi diversi, si trasmette attraverso i rapporti sessuali ed è strettamente legato alla maggior parte delle forme di tumore del collo dell’utero” aggiunge la ginecologa. “Di conseguenza, ricercare il Dna virale permette di sapere se una donna è positiva a questo virus e a quale genotipo. Non tutti infatti sono pericolosi e responsabili di tumore, ma solo una piccola parte di questi. Ecco perché è bene isolare la tipologia di virus in tempo, prima che possa causare lesioni tumorali”.
Il prelievo avviene in modo identico a quella del Pap test. La donna si posiziona sul lettino ginecologico sistemando le gambe sui supporti, quindi l’operatore introduce delicatamente lo speculum per allargare le pareti della vagina e quindi raggiungere il collo dell’utero. Con gli strumenti appositi, preleva un campione di tessuto mucoso, che è poi analizzato in laboratorio con tecniche sofisticate di biologia molecolare e, oggi, anche con sistemi di intelligenza artificiale per individuare il Dna del virus e identificare la tipologia virale.
In questo modo è possibile identificare infezioni causate da ceppi di Hpv ad alto rischio di causare tumori, prima però che sia comparsa una lesione tumorale al collo dell’utero.
L’Hpv test rientra nello screening per il tumore del collo dell’utero del Servizio Sanitario Nazionale ed è offerto gratuitamente alle donne di età compresa tra i 30 e i 64 anni ogni cinque anni. È il metodo preferito perché consente di individuare proprio la presenza del virus responsabile di tumore.
Il risultato dell’Hpv test
Qualche settimana dopo aver eseguito l’Hpv test, la donna riceve a casa una lettera della Asl che comunica il risultato.
Se il risultato è Hpv negativo, significa che non è stata rilevata alcuna infezione da Papilloma virus umano ad alto rischio, quindi la donna sarà invitata a un successivo controllo dopo cinque anni.
Se invece il risultato dice Hpv positivo, significa che è stata rilevata la presenza di Dna virale di uno o più ceppi ad alto rischio oncogeno. Questo però non significa che c’è un tumore. Spesso, infatti, soprattutto in giovane età (prima dei 30 anni), l’organismo combatte il virus e lo elimina senza che questo possa causare danni.
Le linee guida però prevedono che si esegua immediatamente anche il Pap test sullo stesso campione di cellule già sottoposte ad Hpv test, per analizzare le cellule e capire se sono di tipo tumorali o infiammatorie. Inoltre, se anche il Pap test indica anomali delle cellule, la donna viene contattata per eseguire una colposcopia, che analizza direttamente il tessuto della cervice.
Le differenze fra i due esami
Ci sono quindi differenze tra Pap test e Hpv test nonostante la modalità di esecuzione sia la stessa.
Mentre il Pap test individua la presenza di cellule anomale, sia tumorali o pre-tumorali ma anche infiammatorie, l’Hpv test rileva la presenza e la tipologia del Dna del Papilloma Virus.
L’obiettivo dei due test è quindi differente. Il Pap test individua una lesione già esistente, piccola o grande che sia, mentre il test per l’Hpv identifica il rischio che una lesione si sviluppi, a causa della presenza di un ceppo oncogeno.
Diversa è anche l’età e la frequenza in cui si eseguono i due esami. Mentre il Pap test è offerto alle donne più giovani e si svolge ogni tre anni circa, l’Hpv test si fa ogni cinque anni ed è offerto alle donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni.
Vanno fatti insieme?
Non è necessario che Pap test ed Hpv test vengano effettuati insieme, tranne nel caso in cui si abbia un risultato positivo all’Hpv test, che rilevi la presenza di infezione da un ceppo di Papilloma virus ad alto rischio oncogeno.
In questo caso, come è stato spiegato, si esegue subito anche il Pap test. Se questo è negativo, significa che l’infezione virale non ha prodotto danno al tessuto e si attua una sorveglianza più stretta, eseguendo un Pap test ogni anno per individuare in tempo lesioni piccole e curabili che, comunque, non è detto che compaiano. Se invece il Pap test dà un risultato negativo, si prosegue con altri controlli, come la colposcopia e quindi si stabiliscono le modalità di cura con il proprio ginecologo.
Vaccinazione
Uno strumento importante per ridurre la diffusione dei ceppi oncogeni di Hpv è il vaccino, efficace per prevenire le malattie dovute a 9 tipi oncogeni di Papilloma virus umano: 6, 11, 16, 18, 31, 22, 45, 52 e 58.
Attualmente è disponibile in un vaccino nonovalente che immunizza contro i sierotipi responsabili della maggior parte di lesioni chiamate condilomi anogenitali e contro i sierotipi che causano quasi tutte le lesioni pre-tumorali di vulva, vagina, collo dell’utero, ano e che sono responsabili di tumori del pene nell’uomo.
Efficace e sicuro perché non causa infezione attiva, il vaccino Hpv attualmente è gratuito nelle strutture pubbliche e indicato per gli adolescenti maschi e femmine tra gli 11 e i 18 anni, in 2 dosi a partire da 11 anni e in 3 dosi dopo i 15 anni.
Per le persone adulte è previsto un catch up, ossia un programma di recupero gratuito, nel caso delle donne fino a 26 anni che si può anche effettuare in occasione della chiamata al primo screening per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero con il Pap test.
Nei maschi, la gratuità è fino a 18 anni. Il vaccino contro l’Hpv è inoltre raccomandato alle donne di qualsiasi età curate per lesioni tumorali dovute al virus, prima o dopo il trattamento stesso.
“Va precisato che la vaccinazione ha un alto valore protettivo ma non totale, quindi la prevenzione con i test di screening va effettuata comunque” conclude l’esperta. “Inoltre è importante avere rapporti sessuali protetti con il profilattico, che è l’unica barriera anche verso il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmesse, come la clamidia, responsabile di serie infezioni genitali”.
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In breve
Il Pap test e l’Hpv test sono due importanti esami per individuare in forme precoce i tumori al collo dell’utero. Entrambi sono offerti dal Servizio Sanitario Nazionale come test di screening alle donne
Fonti / Bibliografia
- HPV test e Pap test: quali sono le differenze? - Fondazione Umberto VeronesiScopri le differenze tra HPV e Pap test, la loro importanza nello screening del tumore cervicale e come si svolgono gli esami.
