Ringxiety: un nuovo disturbo portato dalla tecnologia

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 29/03/2016 Aggiornato il 29/03/2016

Si sentono gli squilli del cellulare ma non ci sono. È ringxiety, un nuovo disturbo che sembra colpire molte persone e deriverebbe da un bisogno di attenzione e da uno stato di ansia

Ringxiety: un nuovo disturbo portato dalla tecnologia

Il desiderio di maggiore attenzione: potrebbe essere questo il motivo per cui alcune persone soffrono del nuovissimo disturbo “ringxiety”, che consiste nella fastidiosa sensazione di sentire squillare o vibrare il telefono, anche se tutti i dispositivi tacciono. Secondo alcuni ricercatori americani, percepire squilli fantasma sarebbe sintomo di una forma d’ansia che interesserebbe in particolar modo le persone insicure, che vorrebbero essere prese più in considerazione nei rapporti interpersonali.

Tipico dei nostri tempi

Il nuovo disturbo, caratteristico di questi tempi, durante i quali utilizzare lo smartphone è diventato inevitabile anche in circostanze dove non sarebbe assolutamente necessario, è stato teorizzato da Daniel Kruger e Jaikob Djerf dell’Università del Michigan di Ann Arbor (Usa). I ricercatori hanno preso in esame oltre 400 volontari, analizzando con quanta frequenza sentissero le suonerie che in realtà non erano attivate. Il risultato dello studio è stato sconcertante: otto volontari su dieci avevano percepito in modo erroneo la vibrazione del cellulare, mentre quasi la metà delle persone esaminate aveva sentito lo squillo dello smartphone, nonostante fosse rimasto silenzioso.

Studio su un campione variegato

Lo studio, pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behaviour and Social Networking, ha preso in esame 411 persone. Alcune soffrivano di “ansia da attaccamento”, che consiste nella paura di essere abbandonati da coloro che si amano o che avevano il forte timore che i loro sentimenti non fossero ricambiati. Un’altra parte del campione, invece, era costituita da volontari affetti da “disturbo di evitamento” che spinge chi ne soffre a evitare il più possibile rapporti sociali di qualsiasi tipo, provocando una sorta di auto-isolamento dal resto del mondo. 

Ansia da attaccamento

“Gli utilizzatori dei telefoni cellulari hanno dichiarato di aver percepito gli squilli o le vibrazioni associate alle chiamate in entrata o ai messaggi, per poi scoprire che non erano arrivati né chiamate né messaggi – spiega Daniel Kruger – Nel nostro campione, gli squilli e le notifiche fantasma erano significativamente associati all’ansia da attaccamento”.

Desiderio di più attenzioni

Durante lo studio gli esperti hanno osservato che i partecipanti che manifestavano alti livelli di ansia da attaccamento, avevano il 18% di probabilità in più di avvertire squilli e vibrazioni fantasma. Al contrario, quelli che non desideravano l’attenzione altrui raramente sperimentavano queste sensazioni. Quindi la “ringxiety” colpirebbe proprio chi desidera essere più in primo piano nella vita delle persone che lo circondano, aumentando il livello di attenzione verso i mezzi con i quali si comunica, lo smartphone in particolare, tanto da sentirsi “chiamare” molto più di quanto in realtà accada.

Curare oppure no?

Se non considerato fastidioso, questo disturbo potrebbe essere tranquillamente trascurato. Se invece si ritiene che gli squilli fantasma siano un problema, si può analizzare  il rapporto che si ha con il telefono e renderlo meno “stretto”, magari anche con l’aiuto di un esperto.

 

 

 
 
 

In breve

 

UNA PARTE DEL PROPRIO CORPO

Secondo un altro studio americano, sentire gli squilli che non ci sono può riguardare il meccanismo legato al modo in cui l’organismo umano impara a rispondere alla tecnologia. Lo smartphone diventerebbe un’estensione del corpo, e sensazioni simili a quelle generate dalla sua vibrazione (movimento dei vestiti sulla pelle o spasmi muscolari) potrebbero essere confuse con la vibrazione vera e propria. 

 

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