Sindrome dell’intestino irritabile: sicuri che esista davvero?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 11/08/2017 Aggiornato il 11/08/2017

C’è chi pensa che la sindrome dell’intestino irritabile sia una malattia immaginaria. Invece, nonostante visite ed esami dicano il contrario, il disturbo esiste… eccome! E va affrontato

Sindrome dell’intestino irritabile: sicuri che esista davvero?

La sindrome dell’intestino irritabile richiede cure personalizzate, perché è un disturbo complesso. Dolori addominali, gonfiore, diarrea o stipsi sono i sintomi ricorrenti, ma spesso difficili da inquadrare: chi ne soffre, prima di arrivare a una diagnosi, passa da un medico all’altro e fa moltissimi esami, spesso inutili.

Donne colpite tre volte più dei maschi

Si tratta di una condizione che in forme e gradi diversi colpisce il 20-40% degli italiani, con una netta prevalenza del sesso femminile, in rapporto di 2-3 a 1 rispetto ai maschi. Le cause non sono note, anche se è appurato che le alterazioni del microbiota intestinale e lo stress giocano un ruolo importante.

I campanelli d’allarme

La sindrome dell’intestino irritabile, spesso definita malattia “immaginaria”, appartiene al gruppo dei disordini funzionali gastrointestinali, identificati in base alla sola manifestazione clinica e caratterizzati dall’assenza di un danno organico riscontrabile con visite ed esami. Può essere diagnosticata se sono presenti dolore o fastidio addominale ricorrente, presente per almeno 3 mesi all’anno, associato ad almeno due dei seguenti sintomi: alterazioni della frequenza dell’alvo, alterazioni della consistenza delle feci, miglioramento sintomatologico al passaggio delle feci.

Farmaci, ultima chance

Trattandosi di una malattia dai contorni sfumati, che annovera sintomi diversi, può avere più varianti e per questo la sindrome dell’intestino irritabile richiede cure personalizzate, che comprendono aggiustamenti dietetici, attività fisica e varie tecniche di rilassamento. L’opzione farmacologica va valutata con attenzione, dopo un’accurata analisi dei sintomi e delle possibili cause del problema.

I rimedi che aiutano

Per limitare i fastidi può essere utile qualche consiglio: bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno, a tavola privilegiare le proteine (soprattutto le carni bianche come tacchino, pollo, coniglio) e ridurre i grassi (soprattutto quando i sintomi si verificano dopo i pasti), cercare di regolarizzare l’evacuazione recandosi alla toilette, anche in assenza di stimolo, a orari precisi, senza fretta; consumare pasti non troppo abbondanti ripartiti equamente nel corso della giornata a intervalli regolari; masticare gli alimenti in modo lento e ritmato. Anche esercizi di ginnastica riabilitativa del pavimento pelvico possono essere utili soprattutto nelle varianti stitiche della malattia, aiutando a regolarizzare le evacuazioni.

 

 

 
 
 

Da sapere!

L’attività fisica, anche se moderata, deve sempre essere presente: basta una passeggiata di mezz’ora al giorno per aiutare l’intestino “a darsi una mossa”. 

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Tonsille di nuovo arrossate dopo una cura con antibiotico: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico.   »

Bimba di 3 anni e mezzo che ha paura di fare la cacca nel vasino o nel water

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Roberta Levi

Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere.   »

Piccolissima con reflusso che non passa nonostante il farmaco

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Stefano Geraci

Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata.   »

Piccola area di mancato accollamento che non si risolve: perché?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare.   »

Ectropion in gravidanza: c’è da preoccuparsi se sanguina?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Sara De Carolis

Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza.   »

Fai la tua domanda agli specialisti