Tumore all’ovaio, scoperti nuovi meccanismi di sviluppo

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 20/09/2019 Aggiornato il 20/09/2019

Un gruppo di ricercatori italiani ha capito perché alcune forme di tumore all’ovaio sono aggressive e non rispondono alla chemioterapia, aprendo nuove speranze di cure

Tumore all’ovaio, scoperti nuovi meccanismi di sviluppo

Il tumore all’ovaio è una malattia molto subdola e purtroppo pericolosa: infatti, nelle fasi iniziali non causa grandi sintomi, per cui nella maggior parte dei casi viene scoperto quando è a uno stadio già avanzato e difficile da curare. Per questa ragione, tutte le nuove informazioni che aiutano a conoscere più nel dettaglio questa patologia sono preziosissime. L’ultima scoperta è stata compiuta da un gruppo di ricercatori italiani, dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma con il sostegno di AIRC, e riguarda un possibile meccanismo di sviluppo del tumore dell’ovaio sieroso ad alto grado, una delle forme con rischio di recidiva elevato.

È una malattia aggressiva

Gli esperti italiani hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communication, per cercare di capire meglio come si sviluppano e si comportano i tumori dell’ovaio sierosi ad alto grado, che sono particolarmente aggressivi. Già si sapeva che queste forme tumorali si associano spesso a mutazioni della proteina p53. Ora, gli studiosi, analizzando cellule tumorali che derivano da donne malate, hanno scoperto che in molti casi la p53 mutata si lega a un’altra proteina chiamata YAP, uno degli interruttori generali del cancro. “L’interazione fisica tra le tre proteine rende le cellule tumorali capaci di dare origine alle metastasi e di non rispondere alle terapie” spiegano gli autori.

La colpa anche in tre proteine

Non solo. Gli studiosi hanno anche visto che in questi tumori, spesso, si verifica l’attivazione del recettore dell’endotelina, che si lega a un’altra importante proteina: la beta-arrestina. Ebbene, insieme, le tre proteine (beta-arrestina, p53 mutata e YAP), svolgono un’azione deleteria: coordinano altri segnali che consentono alle cellule tumorali di non rispondere al cisplatino, il farmaco di elezione nel trattamento del carcinoma ovarico.

Nuove speranze per la cura

In un secondo momento, i ricercatori hanno condotto degli esperimenti in laboratorio per capire come interrompere la catena di eventi che rende il tumore dell’ovaio sieroso ad alto grado molto aggressivo. Hanno così scoperto che un farmaco in grado di bloccare i recettori dell’endotelina rallenta la capacità di formare metastasi, rendendo le cellule tumorali sensibili alla chemioterapia. Grazie a queste scoperte è possibile che in futuro si potranno mettere a punto terapie mirate per questa forma di tumore.

 
 

UN CONSIGLIO

Considerato che il tumore dell’ovaio è una malattia silenziosa, è importante sottoporsi a controlli ginecologici frequenti, così da individuare per tempo eventuali alterazioni.

 

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