Tumore del fegato, in Italia 13mila nuovi casi

Pamela Franzisi A cura di Pamela Franzisi Pubblicato il 15/02/2021 Aggiornato il 15/02/2021

Il tumore del fegato spesso viene causato dai virus dell’epatite, ma anche lo stile di vita gioca una parte importante. La prevenzione è fondamentale

Tumore del fegato, in Italia 13mila nuovi casi

Alcol e cibo-spazzatura alla lunga possono causare danni all’organismo, al fegato in particolare, facendo aumentare il rischio di malattie epatiche tra cui il tumore del fegato. Sebbene, nella maggior parte dei casi, la malattia venga causata dai virus dell’epatite, l’alimentazione scorretta e l’abuso di alcol possono giocare un ruolo fondamentale.

Purtroppo in questo periodo, in cui si trascorre molto tempo a casa, tante persone mangiano tanto e male, danneggiando maggiormente l’organismo e in particolare il fegato.

Il cancro si può prevenire
 

Il tumore del fegato viene definito il quinto “big killer”, dopo quello a polmone, colon-retto, seno e pancreas. Nel corso del 2020 sono stati registrati 13.000 nuovi casi, 9.100 causati dai virus di epatite B e C. Il problema è che la malattia non dà segni in fase iniziale (solo il 10% dei casi viene individuato all’inizio, quando, cioè, si può intervenire in modo risolutivo). Ecco perché solo un quinto dei malati sopravvive dopo i cinque anni. Fondamentale, invece, rimane la prevenzione: stile vita sano, alimentazione corretta e no abuso di alcol e fumo, la vaccinazione contro l’epatite e il potenziamento di centri specializzati, possono fare la differenza. Questo è quanto è emerso dai rappresentanti dei clinici e dei pazienti durante un evento promosso dall’associazione EpaC Onlus.

Il parere degli esperti

“Le due patologie infiammatorie epatiche (provocate dai virus dell’epatite B e C) sono le principali responsabili del 70% dei casi di tumore del fegato – spiega Antonio Gasbarrini, direttore di Medicina interna e Gastroenterologia presso l’Università Cattolica fondazione-Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma -. Un singolo virus dell’epatite B o C aumenta il rischio di sviluppo di tumore del fegato di 20 volte, mentre la co-infezione di entrambi gli agenti patogeni determina un incremento addirittura di 80 volte. Gli altri principali fattori di rischio sono invece riconducibili al grave eccesso di peso, specie se complicato ulteriormente dal diabete. Un ruolo nefasto, anche in questa malattia oncologica, è infine svolto dal tabacco”.

I campanelli d’allarme

Nelle prime fasi il tumore del fegato non dà sintomatologia. Quando arriva a uno stadio avanzato, si iniziano ad avvertire sintomi come dolore all’addome, che può estendersi anche a schiena e spalle, ventre rigonfio, perdita di appetito e di peso, senso di sazietà, stanchezza e affaticamento, ittero (colore giallo della pelle), colorazione scura delle urine, nausea, vomito, febbre. Tutti segnali da non sottovalutare se si presentano e che meritano un approfondimento diagnostico. 

Riguardo alle terapie, solo se preso in tempo il tumore può essere asportato chirurgicamente e, in specifici casi, si può ricorrere al trapianto di fegato.

È molto aggressivo

“Attualmente solo il 20% dei pazienti sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. – spiega Bruno Daniele, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia dell’Ospedale del Mare di Napoli – .È un tumore, infatti, molto aggressivo che spesso insorge in un fegato cirrotico in pazienti con ridotta funzione epatica. Appena in un caso su dieci possiamo intervenire in modo efficace con interventi chirurgici, mentre la radioterapia è scarsamente utilizzata. Il trapianto rappresenta un trattamento ottimale del paziente perché affronta e risolve anche il serio problema della cirrosi epatica, ma viene effettuato a una minoranza di malati.

Le nuove terapie

Oggi si stanno poi affacciando nuove cure tra le quali si segnala cabozantinib (già disponibile nel nostro Paese contro le forme più avanzate di epatocarcinoma), una terapia orale di seconda e terza linea utilizzata anche per il carcinoma a cellule renali. Ivan Gardini, presidente dell’associazione EpaC Onlus,  sostiene che “la malattia vada gestita in strutture specializzate da un team multidisciplinare. Il paziente deve essere sempre più preso in carico e valutato da una squadra composta da epatologi, oncologi, chirurghi e radiologi diagnostici ed interventistici. Ognuno di questi professionisti può portare la sua esperienza e dare un contributo per curare una forma di cancro davvero molto complessa”.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Contro il tumore del fegato molto importante è anche la vaccinazione contro l’infezione da Hbv che deve essere svolta in età pediatrica: “Attualmente il tasso di copertura registrato a livello nazionale è del 94%, però rischiamo, nei prossimi anni, un calo delle immunizzazioni come conseguenza indiretta della pandemia” avverte Antonio Gasbarrini.

 

Fonti / Bibliografia

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