Vulvodinia: una malattia femminile ancora poco conosciuta

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 05/01/2016 Aggiornato il 05/01/2016

La vulvodinia provoca dolore intenso, bruciore e arrossamento alle parti intime. Può essere confusa con altri disturbi ma ne soffre almeno il 15% delle donne italiane

Vulvodinia: una malattia femminile ancora poco conosciuta

Spesso ci si preoccupa di malattie ben note e si cerca di prevenirle compiendo, per quanto possibile, le scelte giuste per il proprio benessere, ma allo stesso tempo non ci si rende conto che esistono malattie meno conosciute che sono altrettanto dannose e che colpiscono più donne di quanto si pensi. È quanto avviene per i disturbi dell’apparato genitale, in molti casi confuse con disturbi di altro tipo e quindi non curate nel modo appropriato. Tra queste c’è la vulvodinia, malattia difficile da diagnosticare, ma che colpisce una donna su 7.

Fastidio continuo alle parti intime

La vulvodinia comporta una sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare. Il fastidio consiste in bruciore, irritazione, sensazione di gonfiore o arrossamento. Il dolore può essere costante o intermittente, localizzato o diffuso. Il disturbo può essere lieve o molto intenso e debilitante.

Prima escludere altri problemi

È vero che molti problemi ginecologici possono causare un dolore vulvare, come infezioni, dermatiti, traumi e raramente lesioni tumorali. Tutte queste alterazioni si possono diagnosticare con una visita ginecologica, una vulvoscopia o tramite tampone vaginale o biopsia vulvare. Una volta escluse altre patologie, e accertato il protrarsi del disturbo per almeno 3 mesi, si può porre diagnosi di vulvodinia. In queste condizioni è molto difficile avere rapporti sessuali e di conseguenza progettare una gravidanza.

Il cotton test

A questa malattia è associato un profondo senso di frustrazione della donna, che spesso si sottopone a più visite ed esami per risolvere il problema, ma senza successo, dato che la vulvodinia può essere confusa con altre patologie. Invece, basta sottoporsi a un cotton swab test (esame del cotton fioc) col quale si valuta la sensibilità del vestibolo vaginale.

Tanti responsabili, dalle infezioni agli ormoni

Le cause della vulvodinia possono essere molteplici: infettive (candida, clamidia), chimiche (detergenti, cibi irritanti), chirurgiche (laser, episiotomia), ormonali (calo di estrogeni premestruale), traumatiche (urti, cadute), risposta esagerata agli stimoli infiammatori su base genetica. Il protrarsi dei sintomi, dovuto all’assenza di una tempestiva diagnosi e cura, peggiora il quadro cinico rendendo la guarigione più difficile.

Cure personalizzate

Per curare la vulvodinia non esiste un unico trattamento. Si cerca quindi di alleviare i sintomi con anestetici e iniezioni locali, e antidepressivi, a seconda dei casi. Anche un supporto psicologico permette il recupero delle capacità di gestire la malattia, che può provocare senso di vulnerabilità. Importante è anche la riabilitazione del pavimento pelvico, nel caso di un intervento chirurgico per rimuovere eventualmente i tessuti colpiti.

Dieta e rimedi naturali

Inoltre, la dieta ha un ruolo significativo nell’alleviare i sintomi: vanno evitati i cibi ricchi di ossalati perché vengono espulsi con l’urina e tendono a formare microcristalli a livello renale accentuando, così, il senso di bruciore. Tra i rimedi e le cure naturali, sono da prediligere la pulizia vaginale con acqua tiepida unita al bicarbonato di sodio, le cure omeopatiche e l’agopuntura.

 

 

 
 
 

In breve

 

UN ASSOCIAZIONE IN AIUTO

L’Associazione Vulvodinia.info onlus fornisce aiuto e supporto alle donne affette da vulvodinia, anche per alleviare solitudine e sofferenza dovute alla scarsa informazione su questa malattia. Per maggiori informazioni: www.vulvodiniapuntoinfo.com

 

Fonti / Bibliografia

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