Tumore al seno: sintomi, diagnosi, cura

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Marcello Orsi - Dottore specialista in Radiologia Pubblicato il 12/02/2024 Aggiornato il 11/10/2024

Una malattia molto diffusa tra le donne. In gravidanza e allattamento controlli frequenti e diagnosi precoci aumentano le possibilità di guarigione.

Tumore al seno: sintomi, diagnosi, cura

Il tumore al seno è la malattia oncologica più diffusa tra le donne di tutte le età. Secondo dati ufficiali, solo nel nostro Paese ogni anno vengono diagnosticati circa 55.000 nuovi casi di tumore al seno e si stima che questa malattia riguardi una donna su otto. La buona notizia è che la mortalità per tumore al seno è in netto calo, grazie a cure più efficaci e ad esami che permettono di individuare un nodulo maligno quando è piccolo e quindi non è ancora diffuso ai tessuti circostanti. Fondamentale è la consapevolezza da parte delle donne: è importante che imparino a conoscere il proprio seno e a riconoscerne eventuali cambiamenti, sottoponendosi a regolari visite di controllo.

Tumore al seno: sintomi visibili e iniziali

Esistono indicazioni che suggeriscono alle donne di sottoporsi a controlli per la diagnosi precoce del tumore al seno, a seconda del proprio rischio personale. È però essenziale che la donna, fin dalla giovinezza, impari a conoscere il proprio seno, per cogliere eventuali segnali di cambiamento che potrebbero essere legati alla presenza di tumore. “Il controllo del proprio seno attraverso le manovre di autopalpazione è più di tipo conoscitivo che diagnostico” spiega il dottor Marcello Orsi, medico radiologo, responsabile della Radiologia Senologica della Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano. “La donna, in altre parole, effettua una sorta di monitoraggio del proprio seno per avvertire eventuali segnali di cambiamento, che possono essere legati a tumori, ma anche a formazioni benigne, a stati infiammatori del seno e perfino ad alterazioni ormonali”. Ecco, nel dettaglio, a quali segni e sintomi è bene prestare attenzione.

Dolore

Il sintomo più frequente che induce preoccupazione nella donna è il dolore al seno. In realtà, quasi sempre è un segnale benigno, soprattutto nella donna in età fertile, in cui le variazioni ormonali durante il ciclo mensile provocano sensazione di tensione, dolore e fastidio. Non ci si deve preoccupare perché spesso questa sensazione non è legata a malattie tumorali. È meglio stare tranquille e controllare il seno anche nelle settimane successive, alla fine del flusso mestruale.

Nodulo

Anche avvertire al tatto un nodulo, durante le manovre di autopalpazione oppure sotto la doccia, spaventa. Nelle donne più giovani e in età fertile, i noduli sono più frequentemente benigni, per esempio cisti o fibroadenomi, anch’essi legati alle variazioni ormonali, ma in questi casi è necessario prenotare un’ecografia mammaria, spesso sufficiente a stabilire la natura del nodulo.

Modifiche nell’aspetto del seno

Per quanto riguarda il tumore al seno, aspetto di capezzolo e mammella può essere tra i segnali rivelatori. “Un capezzolo retratto, che non è mai stato così prima, oppure rientranze e modifiche del profilo di un seno sono sintomi da non sottovalutare, così come alterazioni della pelle, presenza di crosticine che non guariscono, nella zona dell’areola. È bene parlarne con il medico per una visita senologica ed esami strumentali” aggiunge il radiologo.

Secrezioni dal capezzolo

Le secrezioni da non sottovalutare sono quelle di tipo “ematico”, cioè che contengono sangue. Si riconoscono perché sono di colore rosso, rossastro o marrone. Possono indicare un tumore se fuoriescono da un solo capezzolo. Sono invece difficilmente legate al tumore al seno le secrezioni limpide, gialle o verdastre che possono dipendere da infiammazione del seno (soprattutto se fuoriescono da entrambe le mammelle) oppure da disturbi dell’ipofisi.

Diagnosi tumore al seno

Quando si sospetta la presenza di un nodulo non benigno, individuato attraverso l’autopalpazione al seno e confermato dalla visita senologica, esistono alcuni esami diagnostici che permettono di arrivare a una diagnosi. È il medico che suggerisce quali esami effettuare per capire se il nodulo è benigno o no. Vediamo quali sono.

Ecografia mammaria

Si effettua attraverso uno strumento che sfrutta l’azione degli ultrasuoni, senza impiegare radiazioni. Mentre la donna è in posizione supina su un lettino, sul seno viene fatta scorrere una sonda imbevuta di un gel che consente una migliore aderenza alla pelle. Gli ultrasuoni esaminano i tessuti all’interno del seno, per metterne in evidenza le eventuali alterazioni. Si tratta di un esame utile per valutare i diversi tipi di noduli: è in grado infatti di distinguere tra un nodulo liquido (come una ciste) e uno solido (il fibroadenoma). Viene effettuato preferibilmente alle donne giovani perché hanno un tessuto mammario di tipo ghiandolare, visualizzabile meglio con gli ultrasuoni che con i raggi X della mammografia. L’ecografia mammaria può essere utile, a discrezione del radiologo, anche per indagare la natura di un nodulo evidenziato dalla mammografia.

Mammografia

Questo esame di controllo dovrebbe essere eseguito periodicamente dalle donne con più di 40 anni. A questa età, infatti, il seno diviene meno “denso”, con più tessuto adiposo e meno tessuto ghiandolare, quindi meglio esplorabile con i raggi X rispetto agli ultrasuoni dell’ecografia. Si effettua appunto attraverso l’emissione dei raggi X, in dosi molto basse, che riescono a individuare lesioni così piccole e profonde da non essere rilevabili al tatto, oltre che a tenere sotto controllo eventuali microcalcificazioni (innocue), che potrebbero sovrapporsi a un altro tipo di microcalcificazioni provocate da un tumore allo stadio iniziale. Inoltre la mammografia permette di monitorare il cavo ascellare, ricco di linfonodi, molto sensibili all’eventuale presenza di un tumore. L’esame si esegue in posizione eretta e ha una durata di pochi minuti: la mammella da esaminare (con la sua ascella) viene appoggiata tra la lastra radiologica e una sorta di coperchio che la comprime leggermente, in modo che i raggi X riescano a esaminare in profondità strato per strato, indagando la maggiore quantità di tessuto possibile.

Risonanza magnetica del seno

È indicata in alcuni casi selezionati, per esempio nelle donne che presentano un alto rischio di tumore al seno o che hanno lesioni la cui natura non è stata chiarita da mammografia ed ecografia. La risonanza magnetica del seno si effettua mentre la donna è in posizione prona, somministrando un mezzo di contrasto endovena. Permette uno studio tridimensionale di entrambe le mammelle, i cui tessuti riescono a essere visualizzati in modo preciso.

L’agobiopsia mammaria

È un esame invasivo, che consiste nell’introdurre un ago all’interno della lesione, dopo aver eseguito una lieve anestesia locale. L’ago preleva alcuni frammenti di tessuto in diversi punti del nodulo da indagare, sotto guida ecografica per una maggiore precisione. L’agobiopsia permette di definire con certezza se un nodulo è benigno o maligno, ma non solo: in caso di malignità, ne definisce le caratteristiche biologiche, quindi se è più o meno aggressivo, se risponde ai farmaci ormonali e così via. In questo modo è possibile impostare il trattamento più mirato possibile, con maggiori garanzie di guarigione.

“L’ecografia mammaria e la mammografia permettono di effettuare non solo la diagnosi di un nodulo individuato con l’autopalpazione oppure dal medico, ma anche di svolgere la cosiddetta diagnosi precoce per la prevenzione del tumore al seno” aggiunge il dottor Marcello Orsi. “La diagnosi precoce consiste nell’individuare un nodulo maligno quando non ha ancora dato segno della propria presenza, quindi è così piccolo che nemmeno una attenta autopalpazione lo può avvertire”. In questo caso le probabilità di guarigione si avvicinano al cento per cento.

Le cure per il tumore al seno

Nel caso in cui gli esami abbiano effettivamente evidenziato la presenza di un tumore al seno, la paura è molta. Oggi però, sono disponibili trattamenti realmente mirati ed efficaci che danno ottime possibilità di guarigione. La ricerca inoltre va avanti, per continuare a trovare nuove cure contro il tumore al seno.

Chirurgia

È il primo trattamento proposto alla maggior parte delle donne con tumore al seno. Si asporta solo il nodulo, oppure la zona del seno in cui questo si trova (quadrantectomia) o, ancora, tutta la mammella (mastectomia) se il tumore è diffuso. Viene anche asportato e analizzato il cosiddetto “linfonodo sentinella” del cavo ascellare. Questo linfonodo è il più vicino al seno e, quindi, quello che può essere raggiunto per primo da eventuali cellule maligne derivate dal tumore. Il linfonodo sentinella viene analizzato e, se non sono presenti metastasi, significa che il tumore dovrebbe essere limitato al seno. In caso contrario, si indagano altri linfonodi per definire lo stadio della malattia e per scegliere il trattamento. 

Radioterapia

Si chiama anche terapia radiante. Consiste nell’impiego di radiazioni ionizzanti, che vengono veicolate esclusivamente sulla zona del seno operata, per eliminare eventuali cellule maligne residue.

Chemioterapia

Prevede la somministrazione di farmaci (per endovena oppure per bocca) in grado di eliminare eventuali cellule tumorali in circolo nel sangue. La chemioterapia può essere effettuata dopo l’intervento chirurgico o anche prima di questo, per ridurre il volume della massa tumorale (chemioterapia neoadiuvante). Oggi esistono molte sostanze efficaci, che vengono utilizzate nella chemioterapia.

Ormonoterapia

È una cura per bocca che consiste nella somministrazione di farmaci in grado di inibire l’attività degli estrogeni e del progesterone, che possono favorire la crescita del tumore. L’oncologo stabilisce questo tipo di cura solo se il tipo di tumore possiede i recettori per questi ormoni. Si può anche associare a radioterapia e chemioterapia.

Terapia a bersaglio molecolare

Si impiegano solo per i tumori che possiedono sulle cellule il recettore HerbB2, legato a una replicazione delle cellule malate. È un trattamento mirato che agisce solo sulle cellule tumorali, risparmiando le altre.

Tumore al seno e gravidanza

Oggi sempre più donne hanno un figlio dopo i 40 anni, un’età in cui l’incidenza del tumore al seno aumenta. Può quindi succedere di doversi sottoporre a controlli durante l’attesa o l’allattamento del bambino. “I controlli al seno devono essere proseguiti anche mentre si cerca un bambino e durante la gravidanza e, poi, in allattamento” raccomanda il dottor Orsi. “La mammografia si può eseguire mentre si cerca un figlio ma non si è ancora in attesa, oltre che dopo i primi mesi di allattamento. In gravidanza e per i cinque-sei mesi in cui si allatta un bambino, è suggerita l’ecografia, che è completamente innocua. Inoltre sono utili anche la visita clinica e l’autopalpazione”. L’importante è mantenere con serenità il seno sotto controllo anche nel periodo in cui si diventa mamma.

 

In breve

E’ importante che una donna conosca il proprio seno, facendo caso alla comparsa di segnali e sintomi che potrebbero essere la spia di un tumore al seno. Autopalpazione ed esami regolari permettono di effettuare una diagnosi precoce, con maggiori garanzie di guarigione. Lo stesso discorso vale in gravidanza

 

Fonti / Bibliografia

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