Allattare al seno: ideale almeno fino ai 6 mesi, ma non sempre è possibile

Roberta Camisasca Pubblicato il Aggiornato il 02/08/2018

Allattare al seno a volte non è così semplice. Tra i motivi di abbandono, le difficoltà d’attacco del bebè e i costi in termini di tempo ed energie…

Una ricerca del ministero della Salute rivela che nei primi giorni di vita oltre il 90 % delle donne comincia ad allattare al seno, anche se non sempre in maniera esclusiva, ma solo il 77 % arriva a farlo esclusivamente al seno alla dimissione dall’ospedale, quota che si riduce al 31 % a 4 mesi e al 10% dopo 6 mesi.

5 ore in più alla settimana

I motivi dell’abbandono possono essere tanti e di ordine diverso: personale, logistico, professionale. Di certo allattare al seno è un impegno in termini di tempo, energie e risorse personali. Uno studio australiano ha calcolato che per allattare al seno servono, in media, 5 ore in più alla settimana di tempo rispetto alla scelta di optare per biberon e latte formulato. 

A richiesta

Inoltre, quando si allatta al seno, a differenza di quando il neonato è nutrito con latte artificiale, non è possibile calcolare ogni quante ore sarà necessario farlo: bisogna assecondare le necessità del bambino e tenere presente che più volte si attacca al seno, maggiore sarà la produzione di latte il giorno successivo. Al contrario, più raramente il neonato si attacca al seno, più scarsa sarà la produzione di latte materno. La riuscita dell’allattamento dipende dunque in buon parte da quanto ogni donna ha pazienza, volontà e disponibilità di tempo per assecondare questa legge di natura.

Ancoraggio sbagliato

Un altro ostacolo all’allattamento, soprattutto inizialmente, può essere rappresentato da un attacco erroneo al seno del neonato. Se la posizione è sbagliata, possono comparire le ragadi, vere e proprie ferite, a volte sanguinanti e molto dolorose. Le ricerche dimostrano come questo problema si possa prevenire migliorando l’attacco del neonato.

Abbastanza latte

Un altro dubbio frequente, spesso motivo di sconforto, è la quantità di latte. Spesso se il neonato piange le mamme si convincono che il latte materno non sia sufficiente e quindi tendono ad aggiungere latte artificiale. Le aggiunte, però, non andrebbero somministrate senza sentire il parere del medico. Bisognerebbe evitare di darlo per non ridurre il numero di poppate al seno ed evitare che, con l’allattamento misto (biberon\seno), il bambino cominci a succhiare in maniera scorretta, favorendo la comparsa di ragadi. 

 
 
 

Lo sapevi che?

Secondo un recente studio dell’Unicef, nel mondo circa 7,6 milioni di bambini ogni anno non vengono allattati. In Italia i piccoli allattati almeno una volta sono l’86%.

 

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana
Fontanella quasi chiusa a sei mesi: è un brutto segno?

La (quasi) chiusura della fontanella a sei mesi di età non è un segno allarmante, se lo sviluppo neurologico è normale e la crescita della circonferenza cranica regolare.   »

Tampone vaginale positivo allo streptococco al termine della gravidanza

Può accadere che in prossimità del parto il tampone vaginale rilevi la presenza dell'infezione. In questo caso, all'inizio del travaglio viene praticata la profilassi antibitica per evitare che il bambino venga contagiato al momento della nascita.   »

Influenza in gravidanza: è pericolosa?

Ci possono essere dei rischi, se l'influenza viene contratta nelle prime settimane di gravidanza, a causa della febbre. Nel secondo e nel terzo trimestre è improbabile che il bambino corra particolari pericoli. In generale, è sempre opportuno che una donna in attesa effettui la vaccinazione antiinfluenzale....  »

Fai la tua domanda agli specialisti