Come aumentare la produzione di latte materno: i consigli dell’esperta

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 15/04/2024 Aggiornato il 15/04/2024

Le mamme si chiedono spesso come aumentare la produzione di latte. La soluzione più efficace consiste nel rendere più frequenti le poppate in modo che il seno, stimolato dalla suzione, produca più latte. Ne parliamo con l’esperta.

Come aumentare la produzione di latte materno: i consigli dell’esperta

Come aumentare la produzione di latte materno? E’ una delle domande classiche che le donne si pongono nel momento in cui si approcciano a quel meccanismo complesso e straordinario che è la lattazione. A tutte le mamme capita infatti di chiedersi se il proprio latte sia sufficiente a soddisfare le richieste del bebè oppure di essere prese dal dubbio di avere poco latte. Parliamo del tema con Grazia De Fiore, consulente professionale in allattamento IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant) dal 2002, autrice del libro “Svezzamento e Allattamento” (Coleman Editore).

Il consiglio principale dell’esperta è quello di tenere sempre conto del fatto che la quantità di latte offerta dal seno materno è frutto del naturale meccanismo di domanda-offerta: quindi più il piccolo succhia, più la quantità di latte aumenta. Se le mammelle vengono svuotate regolarmente con la suzione, la produzione di latte materno si mantiene costante. Il miglior modo per assicurare un ottimo nutrimento al bebè è quindi quello di garantire un suo buon attacco al seno e di aumentare la frequenza e la durata delle poppate, senza seguire orari e regole fisse, ma assecondando il più possibile le esigenze del bebè. Non è necessario mangiare cibi particolari per migliorare la qualità del latte o per produrne quantità maggiori: il corpo materno è in grado di produrre un latte sempre adeguato alle esigenze del piccolo. Importante seguire un’alimentazione equilibrata e bere parecchio.

Da cosa dipende la produzione di latte materno?

La produzione di latte materno viene predisposta già durante la gravidanza. E’ per questa ragione che sin dai primi momenti dopo il parto, il neonato ha nutrimento sufficiente a disposizione. Con il parto e l’espulsione della placenta, i livelli di progesterone calano bruscamente, dando il via alla copiosa produzione di latte grazie a un altro ormone, la prolattina. La produzione di questo ormone viene poi regolata dai segnali che il cervello manda attraverso la suzione del bambino: in sostanza più il neonato si attacca al seno, sin dalla nascita, e più latte viene prodotto. La natura ha voluto che, per rafforzare le sue difese immunitarie, per idratarlo a dovere e aiutarlo nell’evacuazione, il “primo pasto” del bebè sia il colostro. Come spiega l’esperta, si tratta di un liquido di colore giallastro, detto anche “primo latte”, prodotto dalla ghiandola mammaria a partire dal secondo trimestre di gravidanza e fino alla montata lattea. Le sue proprietà sono preziose e insostituibili: il colostro è infatti ricco di proteine, vitamine e sali minerali che danno nutrimento e protezione al piccolo appena nato. I suoi valori nutrizionali sono diversi da quelli del latte maturo che si produce con la montata lattea, proprio perché i bisogni del neonato variano di continuo, soprattutto i primi giorni. La montata lattea arriva solitamente entro i primi cinque giorni dopo il parto e da lì in poi la quantità di latte prodotta dalla mamma cresce continuamente, in funzione delle necessità del piccolo, sempre che al neonato venga data la possibilità di attaccarsi al seno a piacimento.

Come aumentare la produzione di latte

Ecco cosa si può fare per favorire la produzione di latte materno.

  • Aumentare il numero delle poppate lasciando che il neonato si attacchi al seno quando ne sente l’esigenza e lo richiede.
  • Adottare nuove posizioni per l’allattamento che favoriscano al massimo la suzione sempre nell’ottica di stimolare la produzione di latte materno. Tra le posizioni più comode c’è ad esempio la Biological Nurturing (BN) in cui la mamma si trova semi inclinata, appoggiata su alcuni cuscini, mentre il bebè rimane con la pancia aderente alla sua, approfittando della gravità per prendere il seno.
  • Creare un clima sereno. La suzione del piccolo stimola anche la produzione di ossitocina, un ormone che entra in gioco insieme alla prolattina nella lattazione. L’ossitocina viene rilasciata in situazioni di benessere: ecco allora che una delle strategie per favorire la produzione di latte è fare in modo che la mamma viva l’allattamento in una condizione di serenità, aiutata da chi le sta vicino, mangiando in modo sano e riposando adeguatamente.
  • Spremere manualmente il seno. Aiuta a stimolare la produzione di latte, ma è bene farlo in un ambiente tranquillo. Per incoraggiare il riflesso di espulsione, è bene tenere vicino il neonato oppure pensare di averlo tra le braccia, guardare una sua foto o avere accanto un suo indumento. Meglio applicare prima sul seno un panno caldo e umido, cominciare a massaggiarlo con piccoli movimenti circolari attorno al suo perimetro, accarezzarlo delicatamente con le dita, con un movimento verso il basso che vada dal petto al capezzolo. Infine, appoggiandosi in avanti, si scuote delicatamente il seno e si ruota, sempre con dolcezza, il capezzolo tra il dito e il pollice.
  • Usare il tiralatte. Si può ricorrere a questo strumento quando la spremitura manuale non risulta efficace. Anche in questo caso è bene fare l’operazione in un ambiente calmo e procedere per non più di 15-20 minuti per seno. Importante non provare mai dolore e smettere al primo accenno di fastidio.
  • Evitare l’uso di farmaci. Va tenuto sempre presente in ogni caso che tutte le donne possono avere latte a sufficienza per soddisfare il proprio bambino; si calcola infatti che solo una percentuale minima di donne, dall’1 al 5%, presenti un reale impedimento all’allattamento dovuto a disturbi ormonali o condizioni fisiche. Solo in questi casi il medico può prescrivere farmaci cosiddetti galattogoghi, sul cui utilizzo comunque la comunità scientifica non è concorde.

Cosa mangiare per aumentare il latte materno

Come conferma l’esperta, non esiste una dieta speciale da seguire durante l’allattamento per assicurarsi la giusta produzione di latte. Quello che serve, invece, sempre e a maggior ragione durante la delicata fase dell’allattamento, è seguire un’alimentazione equilibrata e sana, senza eccessi ma anche senza rinunce, ricordandosi sempre di bere parecchia acqua durante il giorno. Sin dai tempi più antichi, in ogni parte del mondo vengono consigliati integratori naturali a base di erbe per stimolare la produzione di latte materno.

Si tratta in particolare del fieno greco, del cardo mariano, della galega, dell’anice, dei semi di finocchio e della malva: pur essendo sostanze naturali, vanno comunque sempre assunte sotto controllo medico. La tradizione popolare suggerisce, per aumentare la produzione di latte materno, anche il ricorso ad alcuni cibi come il finocchio, l’aglio, le barbabietole, il brodo di pollo, le carote, i fagiolini, la borragine, il prezzemolo, la farina di avena. Non ci sono in ogni caso evidenze scientifiche che ne comprovino gli effetti. Attenzione, invece, al tradizionale consiglio di bere birra: l’alcol può ridurre considerevolmente la produzione del latte e non è quindi consigliato.

Come capire se il latte è sufficiente

“Temo di avere poco latte”, “Ho paura che il piccolo non mangi a sufficienza”. Sono le tipiche affermazioni delle mamme preoccupate che il loro latte non sia adeguato in quantità e qualità ai bisogni del piccolo. Bisognerebbe sempre pensare in realtà, sottolinea l’esperta, che l’essere umano è un mammifero e, come tale, può allattare sempre i propri piccoli. Questo vale però se si assicurano le condizioni normali di allattamento sin dai primi momenti dopo il parto, quando il neonato succhia il colostro dal seno della madre e stimola la produzione del latte. Giorno dopo giorno il bebè cresce e il suo fabbisogno di latte aumenta. E questo è il suo modo di “comunicare” al corpo della mamma che è arrivata l’ora di produrre un po’ più di latte.

Allattare a richiesta

Nei primi mesi questi scatti di crescita avvengono anche ogni settimana, per poi stabilizzarsi intorno al sesto-ottavo mese di vita. Se il piccolo quindi chiede più latte o rimane attaccato di più al seno non è perché il latte materno non sia sufficiente: questo è il modo che madre natura gli ha donato per stimolare il seno e incrementare la produzione di latte. Allattare in modo esclusivo, cioè senza saziare il piccolo con il latte artificiale, e a richiesta, quindi senza limiti di tempo e di orari, consente la cosiddetta “calibrazione di valore”. Quando questa viene raggiunta, il seno appare come “svuotato”, non perché non riesca più a produrre latte, ma perché ne ha prodotto in quantità ottimale, tale da soddisfare il piccolo senza che ne resti in avanzo.

Tenere la situazione sotto controllo

Non è da escludere comunque che la mamma, dopo i primi mesi, riduca la sua produzione di latte. L’esperta sottolinea comunque che va tenuto presente che la diminuzione del latte non coincide necessariamente con la sua insufficienza, ma semplicemente con una sua riduzione. Che in ogni caso va comunque monitorata. Le cause di una diminuita produzione di latte materno possono essere diverse, da un attacco al seno del piccolo non efficace, all’uso dei paracapezzoli che rappresentano un elemento di interferenza in grado di rendere meno efficace la suzione del piccolo. Anche offrire un solo seno a poppata oppure l’utilizzo di particolari farmaci come la pillola anticoncezionale possono rendere meno cospicua la produzione di latte materno. Come capirlo? Il bebè piange davanti al seno, lo lascia e lo riprende nervosamente, tirando il capezzolo e rilasciandolo o addirittura lo rifiuta: sono tutti sintomi di una produzione di latte diminuita. Proporre al neonato il biberon, come spesso si tende a fare per paura che il latte materno non sia sufficiente, non fa che peggiorare la situazione; meglio adottare invece la strategia di aumentare numero e durata delle poppate. Questo tenendo sempre sotto controllo la situazione anche con l’aiuto del pediatra.

Allattare anche nello svezzamento

E quando si inizia lo svezzamento la produzione di latte diminuisce? L’esperta spiega che si tende a definire l’allattamento dopo il primo anno di vita come “simbolico”, pensando che la madre non abbia più latte dopo così tanto tempo dal parto o che ne abbia comunque uno di minor qualità. In realtà la donna ha tanto latte quanto ne viene richiesto: la produzione diminuisce, fino a scomparire, solo quando il piccolo smette di succhiare. Se il bambino continua a soddisfare la suzione al seno senza che si utilizzi il biberon, la quantità di latte non subisce grandi variazioni, sempre che l’allattamento avvenga a richiesta. Ovvio però che, se le poppate si riducono a un paio al giorno, a poco a poco la produzione di latte si riduca.

Continuare dopo il rientro al lavoro

Un ulteriore dubbio delle mamme riguarda la produzione di latte quando la mamma rientra al lavoro. La prima buona regola secondo l’esperta è quella di continuare ad allattare in modo esclusivo finché si resta a casa, senza preoccuparsi del fatto che il bebè rifiuti il biberon o il cucchiaio. In assenza della madre, infatti, sentendone la necessità, accetterà il nutrimento da chi lo offre. In questo modo si evita di entrare in uno stato di ansia che compromette la lattazione. Al rientro a casa, occorre continuare ad allattare a richiesta tutte le volte che sia possibile, mattina e sera, nel week end e nei giorni di ferie, così da mantenere costante la produzione di latte.

 

In copertina foto di Tamilles Esposito via Pexels.com

 
 
 

In breve

Il seno materno produce il latte a sufficienza per nutrire il neonato. Questo solo se il piccolo sin dalla nascita viene allattato a richiesta. La produzione di latte è regolata infatti dalla legge della domanda-offerta: più il bebè succhia, più il seno produce latte. Non serve quindi seguire una dieta particolare o assumere integratori: il sistema più valido perché la produzione di latte sia abbondante è aumentare il numero delle poppate.

 

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