Ecco i falsi miti sull’allattamento al seno

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 14/09/2015 Aggiornato il 14/09/2015

Sono numerosi i falsi miti sull’allattamento al seno che possono mandare in confusione le neomamme. Scopriamoli insieme

Ecco i falsi miti sull’allattamento al seno

La fase iniziale dell’allattamento al seno è il momento molto delicato quanto intenso che ogni neomamma si trova a vivere subito dopo il parto tra emozioni, ansie, qualche difficoltà e numerosi falsi miti sull’allattamento al seno. Chi li diffonde? Soprattutto le “vecchie generazioni”: mamme, suocere, nonne, ma anche il web, vero e proprio calderone di notizie confuse e spesso errate.

No alla confusione, sì alla serenità

Per la neomamma, il puerperio è già un momento piuttosto critico, sia fisicamente sia emotivamente, e per affrontarlo con maggiore serenità e sicurezza è importante sfatare quanto prima tutti i falsi miti sull’allattamento al seno. Proviamo a farlo insieme, partendo dai più duri a morire (che, a volte, possono risultare persino dannosi per la salute di mamma e bebè).

La birra

Nella top ten dei falsi miti sull’allattamento al seno, non può mancare la credenza (popolare) che la birra “faccia venire più latte”. Come spiega Maria Santo, del Collegio Ostetriche di Messina, si tratta di una credenza assolutamente falsa. Infatti, la birra non solo non aumenta la produzione di latte ma, contenendo alcol, può invece nuocere al bebè.

Il caffè

La neomamma ha sempre il terrore che la caffeina in sé possa agitare eccessivamente il bambino. Quindi ordina solo decaffeinato ed evita caffè, tè o cioccolato. In realtà, è sufficiente ridurre il consumo di caffeina, magari limitandosi al caffè del mattino ma esattamente come consiglia il buonsenso in qualsiasi altra fase della vita.

I cibi vietati

Se una mamma che allatta osa consumare un piatto di asparagi o una pietanza con molto aglio, scatta immediatamente il veto della nonna. Invece, non esiste alcun divieto per gli alimenti incriminati (asparagi, aglio, cipolla, spezi). Infatti, se la mamma li consumava già in gravidanza il bambino è ormai abituato a questo tipo di sapori forti.

La dieta ideale

Ma cosa dovrebbe mangiare una neomamma che allatta al seno? Niente di diverso da una normale e sana alimentazione,  ricca di vegetali, cereali integrali, proteine magre e grassi buoni come l’olio extravergine d’oliva. È importante che beva tanta acqua (fino a 2 litri al giorno) ed eviti gli alcolici. Infatti. l’alcol resta l’unico vero e proprio divieto per chi allatta. Per ciò che concerne l’apporto calorico, una donna in allattamento non necessita di un surplus di cibo (proprio come accade in gravidanza): è sufficiente una dieta equilibrata e normocalorica.

Quanto latte

Se la neomamma ha difficoltà iniziali ad allattare, immediatamente pensa  di non avere abbastanza latte per nutrire il bebè. In realtà, come confermano gli esperti, non esistono donne che non hanno latte; semplicemente esistono neomamme che possono incontrare una qualche difficoltà iniziale ad attaccare il bebè al seno. E che, proprio per questo, vanno sostenute e incoraggiate ad allattare dal personale esperto.

Quando smettere

Si tratta di una scelta assolutamente personale, che riguarda la mamma, la sua salute e il tipo di relazione instaurata con il suo bambino. In linea di massima, la fine dell’allattamento al seno può coincidere con l’anno di età del piccolo, con l’inizio dello svezzamento oppure può essere posticipata persino ai 2-3 anni del bambino. Non esistono regole precise.

 

 

 
 
 

In breve

 NO STRESS

 Oltre a una dieta equilibrata e alle informazioni corrette, l’allattamento al seno richiede una grande serenità della neomamma. Per questo, è importante che la donna si circondi solo di persone e situazioni positive, calme e a basso rischio di intromissione. Per tutti i fastidi (parenti, stress vari) c’è tempo, più avanti. Dopo il parto, conta solo il benessere della neomamma e del bebè.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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