A cura di “La Redazione”Pubblicato il 31/10/2013Aggiornato il 31/10/2013
La risposta è no. Chi ha il seno piccolo è in grado di produrre la stessa quantità di latte delle donne più prosperose
Si chiamano agalattia e ipogalattia e indicano, rispettivamente, un’assenza e un’insufficienza di latte prodotto dalla neomamma dopo il parto. Per fortuna, si tratta di casi molto rari. Nella maggior parte dei casi, secondo quanto afferma La Lega italiana per l’allattamento al seno, le mamme che affermano di “non avere abbastanza latte” non sono state adeguatamente informate oppure hanno vissuto un condizionamento sociale negativo. Una conferma viene dal fatto che, finché sono in ospedale, quasi tutte le donne allattano, mentre al terzo mese la percentuale di coloro che proseguono con l’allattamento esclusivo cala notevolmente.
Non c’è un legame
Uno dei luoghi comuni più diffusi riguarda il legame tra grandezza del seno e quantità di latte. Molte donne credono erroneamente che un seno piccolo non possa nutrire in modo soddisfacente il bambino, perché non è in grado di contenere quantità adeguate di latte. È falso: un seno piccolo ha solo una minore quantità di tessuto adiposo, ma ciò non influisce sulla produzione di latte, perché la ghiandola mammaria che lo produce ha la stessa dimensione in tutti seni, al di là della loro conformazione anatomica e della taglia di reggiseno.
In caso di intervento al seno
Diverso il caso della riduzione chirurgica del seno: in questo caso la possibilità di allattare con il seno piccolo dipende dal tipo di intervento che è stato effettuato. Se sono stati conservati i dotti lattiferi e le innervazioni, ci sono buone probabilità di poter produrre latte. L’unica cosa da fare è rivolgersi al chirurgo che ha effettuato l’intervento.
In breve
QUANDO C’È BISOGNO DI AIUTO
Esistono alcune conformazioni anatomiche della madre che richiedono un aiuto per allattare: in caso di capezzolo introflesso, per esempio, durante la gravidanza si possono portare appositi dischetti o fare speciali manipolazioni del capezzolo, per consentirne l’estroflessione.
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