Latte artificiale: delottasati, idrolisati e latte AR

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 20/01/2015 Aggiornato il 20/01/2015

È più frequente di quello che si creda: le intolleranze al latte formulato interessano infatti molti neonati. Nessuna paura: tra i prodotti in commercio, ormai ve ne sono per tutti i tipi di esigenze: dall’intolleranza al lattosio alle formule anti-rigurgito

Latte artificiale: quando è necessario il biberon

Se è intollerante al lattosio

In alcuni casi, il piccolo può manifestare un’intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. In pratica, il bambino potrebbe non essere in grado di assimilare questo zucchero. L’intolleranza al lattosio si manifesta, in genere, con diarrea, perché lo zucchero che non viene digerito fermenta a livello dell’intestino e richiama acqua, provocando questo disturbo. Solo raramente si tratta di un problema serio, dovuto alla mancanza di lattasi, un particolare enzima, cioè una sostanza proteica, che permette di scindere il lattosio in due zuccheri più semplici, il glucosio e il galattosio. In questo caso, il pediatra consiglierà delle formule delattosate, nelle quali il lattosio è già scisso nei due zuccheri e quindi è più facilmente digeribile. Più spesso, invece, l’intolleranza al lattosio è secondaria a un altro disturbo, per esempio un’infezione, che ha momentaneamente alterato la capacità dell’intestino del bambino di digerire il lattosio. Una volta risolto questo disturbo, anche l’intolleranza al lattosio si risolve.

I delottasati

In caso di intolleranza al lattosio, il pediatra prescriverà delle speciali formule di latte (i delottasati) nello quali il lattosio (uno zucchero del latte) è stato scisso in due zuccheri più semplici (glucosio e galattosio) e quindi reso più digeribile. Il pediatra prescrive, di norma, le formule senza lattosio in caso di intolleranza al lattosio o ad altri zuccheri (il galattosio e il fruttosio) oppure dopo la diarrea: questo disturbo, infatti, di solito riduce la capacità dell’intestino del bebè di assorbire il lattosio.

Se è allergico alle proteine del latte

L’intolleranza o l’allergia al latte potrebbe manifestarsi però anche nei confronti delle proteine in esso contenute. In questo caso, il bambino non può mangiare tutti gli alimenti che contengono le proteine del latte: quindi, non solo il latte, ma anche lo yogurt, i formaggi o i biscotti che lo contengono come ingrediente. L’intolleranza alle proteine del latte può manifestarsi con diversi disturbi, tra cui quelli respiratori, cutanei o intestinali. Vi sono più probabilità che il piccolo sia allergico se lo sono anche il papà o la mamma. Se lo sono entrambi i genitori, le probabilità che il piccolo sviluppi un’allergia alle proteine del latte crescono ulteriormente, indipendentemente dal tipo di allergia sofferta dai genitori (per esempio al polline o a un determinato alimento).

Gli idrolisati

Queste formule (dette anche “HA”) vengono utilizzate in caso di allergia alle proteine del latte vaccino (cioè di mucca). Nelle formule idrolisate le proteine del latte vaccino sono state frammentate e quindi rese meno allergizzanti, pur senza essere state modificate nella loro quantità (in gergo tecnico “idrolizzate”). È noto, infatti, che una proteina ridotta in tanti frammenti ha minori probabilità di conservare intatte quelle parti che scatenano più spesso reazioni allergiche. Esistono, poi, gli “idrolisati spinti”, cioè latti in cui le proteine sono state ulteriormente frammentate. Si impiegano nei casi di diarrea intrattabile in altro modo, di seria intolleranza alle proteine del latte e anche nella rialimentazione dopo la diarrea.

Il latte di soia

Non contiene le proteine del latte (cioè quelle “responsabili” dell’allergia) ma proteine vegetali ed è stato adeguatamente trattato. La presenza nel latte di soia di particolari fibre (fitati) può, però, limitare l’assorbimento di alcuni nutrienti e in particolare del calcio, anche perché manca il lattosio, un elemento che facilita invece l’assorbimento di questo minerale. Il latte di soia si presenta in polvere, esattamente come gli altri tipi di latte, e può essere del tipo 1, adatto fino al quarto-quinto mese, o del tipo 2, adatto al proseguimento fino al compimento dell’anno di età.

Se soffre di rigurgito

Ci sono bambini che soffrono tanto di rigurgito, al punto da mettere a rischio l’assorbimento dei nutrienti e la loro crescita equilibrata.

I latti AR

Per i lattanti che presentano frequenti episodi di rigurgito esistono particolari formule contrassegnate dalla sigla “AR”. Questi latti hanno una maggior consistenza grazie all’aggiunta di farina di carruba o di altri ispessenti; con questo tipo di latte gli episodi di rigurgito, se non proprio eliminati, vengono perlomeno ridotti.

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