Latte artificiale di proseguimento (tipo 2)

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 20/01/2015 Aggiornato il 05/02/2015

L’Organizzazione mondiale della sanità consiglia l’allattamento esclusivo al seno fino ai sei mesi di vita del bebè. Se ciò non fosse possibile, si può ricorrere a formule specifiche. Ecco quelle più adatte dai 4 mesi

Latte artificiale di proseguimento (tipo 2)

A partire dai 4-6 mesi

Tra i quattro e i sei mesi di vita del piccolo viene programmato lo svezzamento, il cui significato è quello di integrare con altri alimenti le sostanze nutritive che sono ormai carenti nel latte: quest’ultimo, infatti, da solo, non è più sufficiente a far fronte alle necessità di crescita del bambino. L’alimentazione del piccolo, dunque, a partire da quest’età, dovrebbe comprendere il latte (circa 500 millilitri al giorno fino all’anno) per il 50 per cento dell’apporto calorico giornaliero e per l’altro 50 per cento altri alimenti, come le pappe, la frutta o lo yogurt. A partire da questa età, se la mamma non può più allattare, sono stati studiati specifici latti di proseguimento, contrassegnati dal numero “2”: rappresentano il miglior sostituto del latte materno, anche perché la loro composizione ricalca proprio quella del latte della mamma. Un errore comune, in mancanza del latte materno, è quello di dare al piccolo il latte vaccino (di mucca) prima dell’anno di età. Tutte le principali società scientifiche e di nutrizione internazionali sono concordi: sconsigliano l’assunzione di questo latte al di sotto dei 12 mesi. Si tratta infatti di un latte che è perfetto per i piccoli della mucca, i vitelli, ma non per il bebè, che ha esigenze nutrizionali differenti. Rispetto al latte vaccino, quello formulato di proseguimento contiene più ferro, contro l’anemia, zinco, per il sistema immunitario, acidi grassi essenziali, indispensabili per lo sviluppo del sistema nervoso centrale, e vitamine D, A e C, utili a tutto l’organismo. Al tempo stesso è più leggero e non appesantisce il bambino con troppi grassi, proteine, carboidrati e sodio, così da risultare anche più facilmente assimilabile e a minore rischio di intolleranze e allergie. Recentemente sono stati introdotti sul mercato anche nuovi latti biologici, che rispettano normative di lavorazione ancora più severe (le stesse imposte ai prodotti biologici) di quelle già di per sé rigorose che disciplinano gli alimenti per l’infanzia.

Con il latte vaccino rischio anemia

Tutti i bambini sono a rischio anemia, un disturbo dei globuli rossi del sangue provocato da carenza di ferro, per le esigenze di crescita del loro organismo. Non ci sono problemi se il piccolo è nutrito al seno, ma se prima del compimento dei 12 mesi si dà loro il latte vaccino, cioè quello di mucca, questo rischio diventa molto più elevato. È soprattutto il contenuto di ferro che è differente. Per avere un’idea del rischio di carenza che si fa correre al bambino se gli si dà il latte vaccino al posto di quello formulato, basta fare un confronto diretto. Davanti a un fabbisogno di ferro assorbito nel secondo semestre di vita di circa 0,75 mg al giorno, 750 ml di latte formulato ne apportano, come ferro assorbito, da 1 a 2 mg/l, mentre il latte vaccino solo 0,015. Questo perché non solo il latte vaccino contiene molto meno ferro del latte formulato o di quello materno, ma anche quel poco ha una biodisponibilità, cioè la possibilità di essere effettivamente assorbito dall’organismo, nettamente inferiore.

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