Ragadi al seno: attenzione a come succhia il bebè

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 31/08/2020 Aggiornato il 31/08/2020

Le ragadi al seno dipendono quasi sempre da un attacco scorretto del bambino. Ecco allora quali sono le posizioni giuste e quelle sbagliate

Ragadi al seno: attenzione a come succhia il bebè

L’allattamento al seno è uno degli atti più naturali che ci siano. Questo non significa che sia sempre semplice e immediato, anzi. Per molte donne il percorso è difficoltoso e non privo di insidie. Uno degli ostacoli maggiori è rappresentato dalle ragadi al seno, taglietti molto dolorosi che vanno affrontati nel modo corretto per evitare fastidi alla mamma e un’interruzione forzata dell’allattamento materno.

Taglietti intorno al capezzolo

Le ragadi al seno sono piccoli traumi del capezzolo, che si manifestano con spaccatura della pelle dell’areola e/o dei capezzoli stessi. Si tratta di fessurazioni e taglietti molto dolorosi, che in alcuni casi possono anche sanguinare. A differenza di quanto pensano alcuni, non sono la conseguenza di una scarsa igiene o cura del seno: nella maggior parte dei casi, dipendono da un attacco sbagliato del piccolo, come spiegato anche da IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento. Se il bebè succhia solo la punta del seno, infatti, può esporla a piccoli traumatismi.

Bisogna correggere l’attacco al seno

In genere, una volta corretti l’attacco e la posizione del piccolo, le ragadi al seno guariscono da sole nel giro di pochi giorni. Per accelerare il processo, può essere utile spalmare sui capezzoli un po’ di latte spremuto ed esporli all’aria. Esistono anche altri rimedi come creme e coppette d’argento. Tuttavia, la soluzione migliore consiste comunque nel far controllare l’attacco da un esperto in allattamento e nel correggerlo se sbagliato.

Qual è la posizione corretta

Come sapere allora se l’attacco al seno è corretto? Il bebè va sistemato in modo che possa appoggiare il mento al seno e possa afferrare il capezzolo e buona parte dell’areola mammaria senza doversi distendere o torcere: il suo collo deve essere leggermente piegato all’indietro e il suo corpo rivolto verso la mamma (“pancia contro pancia”) e in linea con la testa e le spalle. È utile sostenere il suo sederino, per evitare che scivoli verso il basso causando dannose trazioni al capezzolo (e una sensazione per lui di cadere). Quando il piccolo ciuccia, la mamma non deve sentire male. Sul sito della Leche League si trovano video esplicativi sulla posizione corretta per l’attacco e l’allattamento.

Come staccare il bebè

Anche la posizione della mamma è importante perché influisce sull’attacco del bebè e dunque sul rischio che compaiano ragadi al seno. Non bisogna stare piegate, portando il seno verso il piccolo: è il neonato che va portato al seno. Le posizioni più comuni sono quella sdraiata e quella seduta, ma la mamma può mettersi come meglio crede, a patto che sia lei sia il piccolo siano comodi e rilassati. È utile assicurare un solido sostengo alla schiena. Per esempio, se la donna è seduta, può appoggiare in grembo un cuscino che sostenga il neonato e posare i piedi su un poggiapiedi. In commercio, si trovano anche appositi cuscini per l’allattamento. Se la mamma avverte dolore, dovrebbe staccare delicatamente il figlio e disporsi meglio. Per evitare le ragadi, quando si deve staccare il bambino dal seno mentre poppa, è bene inserire il dito mignolo nella bocca, interrompendo così il vuoto d’aria.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Anche l’ingorgo mammario, ossia un’infiammazione e una congestione dell’intera mammella o di un’ampia zona di essa, può essere causa di ragadi al seno: il bimbo non riesce ad attaccarsi bene a un seno troppo duro, perciò, succhia solo il capezzolo.

 

Fonti / Bibliografia

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