Ragadi al seno in allattamento: cura e cosa fare?

Chiara Di Paola A cura di Chiara Di Paola Pubblicato il 20/06/2022 Aggiornato il 20/06/2022

Questi dolorosi taglietti sul capezzolo possono indurre ad abbandonare subito le poppate al seno. Ma i rimedi non mancano. Ecco come curare le ragadi al seno in allattamento

ragdi al seno: come si curano in allattamento

L’allattamento è un momento importante sia per la mamma sia per il bambino e non deve assolutamente essere doloroso. Tuttavia, può capitare che sul capezzolo e nell’area di pelle circostante (areola) si formino le cosiddette ragadi, ossia delle lesioni cutanee più o meno profonde che, se non trattate, possono diventare anche molto dolorose, provocare infezioni e rendere difficoltosa la prosecuzione dell’allattamento del piccolo al seno. Ecco come curare le ragadi al seno in allattamento.

Come si formano  le ragadi al seno?

Le ragadi sono piccole lesioni della pelle del capezzolo e dell’areola, che possono formarsi nelle prime settimane di allattamento. Si presentano come fissurazioni, più o meno profonde, o abrasioni, la cui formazione può dipendere da diverse cause, tra cui la più frequente è l’errato attacco del bebè al seno durante la suzione.

Questo disturbo riguarda circa il 25% delle neomamme che allattano, con un’incidenza maggiore soprattutto tra le donne al primo figlio. La ragione è legata spesso all’inesperienza che impedisce di adottare per tempo le strategie necessarie affinché il neonato venga attaccato correttamente al seno e di cogliere tempestivamente i segnali che possono suggerire un problema. Per questo è importante che le neomamme più inesperte ricevano un’adeguata formazione prima e subito dopo il parto e che possano contare sul giusto supporto da parte di figure esperte in grado di dare loro consigli utili e fugare ogni dubbio.

Il fatto che il piccolo si attacchi male al seno o abbia difficoltà a succhiare il latte può essere dovuto ad alcune caratteristiche anatomiche della mamma o del bambino stesso. Per esempio, se la donna ha i capezzoli rientranti (invertiti o introflessi) oppure se il bebè ha il frenulo linguale troppo corto: in quest’ultimo caso, durante la suzione il capezzolo anziché restare fisso in fondo al palato viene sottoposto a uno sfregamento continuo, che alla lunga provoca l’irritazione della pelle del seno e la sua progressiva lacerazione. Altre possibili cause sono l’uso troppo intensivo del tiralatte, l’applicazione di detergenti e disinfettanti aggressivi o irritanti, lo strofinamento dei capezzoli con asciugamani ruvidi.

Come faccio ad allattare con le ragadi?

Pur non rappresentando di per sé una controindicazione per le poppate, se non curate le ragadi possono trasformarsi in tagli profondi, sanguinare e provocare infezioni e dolore intenso quando il bebè si attacca al seno, tanto da scoraggiare la donna a proseguire le poppate. In alcuni casi può essere consigliato di utilizzare temporaneamente il tiralatte per continuare a nutrire il bambino col latte materno ed evitare gli effetti negativi dell’interruzione non solo sulla salute della mamma e del bambino, ma anche sul legame affettivo che si sta formando e che l’allattamento al seno contribuisce fortemente a consolidare. Non vanno, infatti, sottovalutate le conseguenze che ciò può provocare:

  • Privare il piccolo del latte materno significa togliergli l’alimento considerato più idoneo per la sua crescita e per il rafforzamento del sistema immunitario. Inoltre, le ragadi del capezzolo possono rappresentare una via di ingresso per i batteri che causano infezioni delle ghiandole mammarie (mastiti). Infine, l’assenza di un corretto drenaggio del latte aumenta la probabilità di ingorghi mammari e rischia di far diminuire l’attività delle ghiandole mammarie, tanto da rendere la produzione di latte insufficiente per poter riprendere la nutrizione al seno dopo la guarigione.
  • La rinuncia all’allattamento prima del tempo rischia di riflettersi negativamente sia sulla sfera emotiva della neomamma, che può vivere questo distacco come una vera e propria privazione, sia sul rapporto esclusivo tra mamma e bambino che questo gesto intimo e naturale consente di instaurare fin dai primi momenti dopo il parto. 
Come preparare i capezzoli e prevenire le ragadi al seno?

Ci sono diverse strategie da mettere in atto per far sì che l’allattamento sia un momento piacevole e rilassante e prevenire la comparsa di garadi al seno durante l’allattamento. 
Prima del parto. Per prevenire le ragadi al seno si può iniziare a stimolare la secrezione lattea negli ultimi mesi di gravidanza, eseguendo alcuni esercizi manuali come afferrare il capezzolo tra indice e pollice facendogli compiere dei movimenti rotatori in senso orario e antiorario per favorirne l’estroflessione, oppure posizionare i pollici alle estremità contrapposte dell’areola (sia verticali sia orizzontali) ed eseguire delicati movimenti di stiramento.
Inoltre, può essere utile informarsi per tempo sulle migliori tecniche e posizioni di allattamento, magari consultando anche i video illustrativi, che mostrano come ottenere un efficace attacco del neonato al seno.
Ad allattamento iniziato. Quando si inizia ad allattare il neonato, il primo passo per prevenire le ragadi è assumere la giusta posizione durante la poppata. Sebbene non esistono prescrizioni rigide a questo proposito, ci sono alcune linee guida generali che tutte le donne dovrebbero osservare:

  • la mamma deve mettersi comoda (sdraiata o seduta o leggermente inclinata), senza essere costretta a chinarsi verso il bambino; il seno deve essere sorretto “a coppa”, senza schiacciarlo tra indice e medio;
  • il  bebè deve avere la testa rivolta verso il seno, in modo da non essere costretto a girare il collo (il che renderebbe anche più difficoltosa la deglutizione, aumentando il rischio di soffocamento) e deve prendere il capezzolo dal basso verso l’alto, trattenendolo con la bocca ben aperta con le labbra girate in fuori come una ventosa, in modo da contenere non solo il capezzolo ma anche buona parte dell’areola;
  • la suzione del piccolo deve essere lenta e profonda, con una deglutizione visibile e udibile, ma senza schiocchi che suggeriscano che il bambino sta ingurgitando aria e, quindi, non è ben attaccato. In tal caso (o se si prova dolore durante la poppata) è bene staccare il bambino e farlo riattaccare nel modo corretto: basta porre un dito all’angolo della bocca del piccolo e spingere verso il basso sulla gengiva in modo da risparmiare al capezzolo traumi derivanti da un distaccamento troppo brusco;
  • alternare i seni e non lasciare il bambino attaccato troppo a lungo (oltre i 40-50 minuti) è fondamentale per evitare che il capezzolo si irriti o che il bimbo succhi a vuoto.
Come curare le ragadi al seno in modo naturale?

In presenza di ragadi già formate, oltre a prestare attenzione alla posizione assunta durante la poppata e al modo in cui il neonato si attacca al seno, la mamma può adottare alcune strategie naturali per favorire la guarigione della pelle e al tempo stesso proseguire l’allattamento senza provare dolore:

  • Prima di attaccare il bambino massaggiare il seno per qualche minuto, in modo da avviare il flusso di latte ed evitare che il piccolo debba succhiare troppo vigorosamente per farlo fuoriuscire, provocando un maggiore traumatismo e quindi un maggiore fastidio alla mamma.
  • Iniziare la poppata dal seno in cui la ragade è meno dolorosa, perché in questa prima fase il bambino succhia con maggior voracità.
  • Dopo la poppata lasciare asciugare qualche goccia di latte sul capezzolo per sfruttarne le proprietà antibatteriche e cicatrizzanti sulle ferite.
  • Lasciare il seno scoperto il più possibile, senza utilizzare coppette assorbilatte che formano un ambiente umido, ostacolando la cicatrizzazione. In caso di necessità, è meglio asciugare le fuoriuscite di latte con dei fazzoletti in tessuto, da sostituire a ogni poppata.
  • Non risciacquare il seno troppo spesso e non usare sapone o altri detergenti aggressivi, per evitare di seccare la pelle e renderla ancora più vulnerabile. Se si notano irritazioni della pelle che possono trasformarsi in ragadi dolorose, si può ricorrere a pomate, lozioni medicinali o prodotti naturali come l’olio di mandorle dolci o di iperico che non hanno bisogno di risciaquo. 

 

 
 
 

In sintesi

Come far guarire i capezzoli in allattamento?

Provare posizioni alternative mentre si allatta non è solo lecito, ma addirittura raccomandato per prevenire le ragadi o favorirne la guarigione. Infatti, cambiando l’attacco del piccolo al seno si evita di sollecitare il capezzolo sempre nello stesso punto. Le posizioni consigliate per l’allattamento sono quella semireclinata (mamma seduta o sdraiata con la schiena ben sostenuta e il bambino posto a contatto pancia-pancia con la mamma in posizione verticale) oppure quella detta “a rugby” (con il corpo del neonato sotto il braccio e i piedini rivolti verso la schiena della mamma). A seconda delle preferenze, la mamma può allattare da sdraiata, seduta o leggermente reclinata. Per aiutarla ad assumere una posizione comoda esistono dei cuscini appositi, imbottiti a forma di ciambella, a U o a serpentone, che cingono la vita della mamma, aiutandola a sorreggere il piccolo e ad alleviare la tensione muscolare dovuta al peso del bambino in braccio e al tempo stesso forniscono appoggio al bambino, permettendogli di raggiungere il seno più facilmente o di restare nella posizione migliore per ottimizzare la suzione. Alcuni di questi accessori hanno un’imbottitura di pula di farro imbevuta di acido silicico, che agisce attraverso la pelle con un effetto rilassante. 

Come curare le ragadi al seno durante l’allattamento?

In genere, le ragadi al seno tendono a guarire spontaneamente una volta rimosse le cause d’origine. Perciò se si adottano i giusti accorgimenti non c’è ragione di sospendere l’allattamento, a meno che le ferite non siano molto profonde e dolorose. In tal caso, meglio lasciare a riposo il seno dolente per qualche giorno svuotandolo manualmente e allattando il piccolo col biberon.

L’eventuale uso di antidolorifici, antinfiammatori o antibiotici è compatibile con l’allattamento, ma deve avvenire sotto controllo medico.
Se proprio non si riesce a risolvere il problema, la cosa migliore è rivolgersi all’ospedale in cui si è partorito, al consultorio di zona o alle associazioni come l’Associazione italiana consulenti professionali in allattamento materno (Aicpam), la Leche League e il Movimento associazione italiana consulenti professionali in allattamento materno (Mami), in cui operano ostetriche ed esperti di allattamento in grado di valutare la situazione e fornire tutti i consigli necessari. 

 

 

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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