Come avere più latte nel seno?

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 04/06/2019 Aggiornato il 05/06/2019

Quando nasce il bebè la maggior preoccupazione della mamma è quella di riuscire a nutrirlo a sufficienza. E spesso il timore di non avere abbastanza latte è grande. Ecco come garantire al piccolo poppate di qualità

Allattamento e durata poppata: quanto tenere attaccato il bimbo

La montata lattea è un evento naturale. Esistono tuttavia rimedi naturali che possono aiutare la neomamma a incrementare la propria produzione di latte. Si tratta dei cosiddetti “galattogoghi”, sostanze sia di origine naturale sia di sintesi in grado di stimolare la produzione di latte dal seno materno. Si ipotizza da tempo che alcune erbe possano aiutare ad avere più latte nel seno perché utilizzate con questo scopo nelle diverse tradizioni popolari, ma non si può dire che gli studi scientifici lo dimostrino. Oltre ai galattagoghi naturali ci sono anche i farmaci sintetici.

Rivolgersi al pediatra

Qual è la scelta migliore, allora? Il pediatra saprà aiutare la neomamma nell’avvio e nel mantenimento dell’allattamento e in casi particolari di bassa produzione di latte saprà individuare il miglior rimedio. In generale, viene indicato l’uso di galattogoghi quando le pratiche assistenziali per il sostegno all’allattamento si rivelano inefficaci nelle madri che hanno una bassa produzione. Tale carenza può essere dovuta a malattie della mamma o del bambino, alla loro separazione prolungata, come per le donne che hanno partorito prematuramente. Tra le donne che più spesso ricorrono all’uso dei galattogoghi per avere più latte nel seno ci sono, proprio, le madri di neonati pretermine che sono costrette, per lunghi periodi, ad estrarre il latte con il tiralatte.

L’importanza dei primi momenti

È dimostrato che il più efficace “galattogogo” è un’appropriata gestione dell’allattamento materno. Ciò significa che esistono diverse pratiche in grado di supportare l’avvio dell’allattamento in caso di carenza e di sostenere il mantenimento. I bambini amano il contatto pelle a pelle e questa sensazione è fantastica anche per le mamme, che sono incoraggiate a stabilire questo contatto con il bambino entro alcuni minuti dal parto. Non solo il contatto rassicura il neonato sulla presenza della mamma, ma ne regola la temperatura, la respirazione e la glicemia (tasso di zucchero nel sangue). Il contatto, inoltre, stimola il rilascio degli ormoni per l’allattamento e, se effettuato regolarmente nelle prime settimane, favorisce l’allattamento. In quest’ottica quasi tutti gli ospedali, ormai, offrono il servizio del rooming-in, ossia la possibilità per la mamma di tenere il bambino in camera con sé 24 ore su 24 durante la degenza in ospedale, in modo da potersi prendere cura di lui fin da subito e anche di attaccarlo al seno in ogni momento. Già in ospedale le puericultrici insegnano alla mamma ad attaccare il bebè al seno in modo corretto: ciò favorisce l’avvio dell’allattamento e previene la formazione di ragadi e di altri possibili disturbi, come l’ingorgo mammario, che possono scoraggiare la mamma a proseguire le poppate.

Adeguata frequenza delle poppate

La produzione di latte è direttamente proporzionale al numero delle poppate: in pratica, più il piccolo si attacca e succhia, e maggiore sarà la quantità di latte prodotta. Nel caso in cui queste strategie si rivelino insufficienti, il pediatra può suggerire alla madre l’assunzione di un galattagogo scegliendo la sostanza che riterrà più adeguata, in termini di efficacia e sicurezza, per lei e per il bambino.

La dieta

Per mantenere un’adeguata produzione di latte è importante seguire una dieta varia ed equilibrata e ricca di liquidi. Inoltre, la dieta dovrebbe garantire un apporto calorico superiore di almeno 500 calorie rispetto al normale. Il fabbisogno calorico, infatti, è direttamente proporzionale alla quantità di latte prodotta (500-600 grammi nei primi mesi, circa 800 nei mesi successivi ). Alcuni medici suggeriscono di dare la preferenza al latte e ai suoi derivati, alle verdure, alla frutta cotta e cruda, e di evitare i cibi piccanti, i salumi, i crostacei ed alcune verdure (aglio, asparagi, cavoli, cipolle) che possono dare al latte un sapore particolare e non sempre gradito al neonato. Non è, comunque, dimostrato che assumere certi alimenti possa impedire l’allattamento. Secondo alcuni esperti, una dieta varia regala al latte sapori via via diversi e quindi aiuta a far maturare il senso del gusto del piccolo. È sconsigliato il consumo di caffè, tè e alcolici. Anche Il fumo va eliminato o drasticamente ridotto: la nicotina può, infatti, passare nel latte, causando al bambino forme di intossicazione che si manifestano con diarrea e nausea.

Le erbe

Nel corso della storia le mamme hanno sempre usato erbe o cibi particolari per aumentare la loro produzione di latte. Tra le erbe, quelle comunemente utilizzate come galattogoghi sono: il fieno greco, il cardo del latte, l’anice, il basilico, il cardo benedetto, i semi di finocchio, la malva, l’agnocasto, il cumino,il luppolo, il ribes e il torbangun. Tra tutti questi, però, alcuni sono da sempre più utilizzati di altri e alcuni sono stati anche oggetto di ricerche scientifiche.

Il fieno greco

È il rimedio fitoterapico consigliato più frequentemente, cui da migliaia di anni è attribuita alta considerazione come spezia o medicinale in India e nel Medio Oriente. Fa parte della famiglia dei piselli, ed è catalogato dalla Fda (Food and drug administration) statunitense come Gras, cioè considerato in genere sicuro. Gli studi clinici disponibili circa la sua efficacia sono, però, contraddittori; inoltre il fieno greco, anche negli studi, è somministrato sotto forma di infuso senza specificare dose e titolazione e composizione dell’infuso stesso, e ciò crea importanti problemi di riproducibilità e attendibilità dei risultati. In letteratura è segnalata la possibilità di reazioni allergiche anafilattoidi; quindi andrebbe sempre fatta attenta anamnesi da parte del pediatra prima di consigliarne l’assunzione.

La ruta caprina

È un galattagogo tradizionale, ampiamente utilizzato in Europa come infuso, sulla base dell’osservazione di un aumento della produzione di latte nella zootecnia. Non sono stati effettuati studi clinici controllati sull’uomo. Da segnalare la comparsa di sintomi neurologici quali sonnolenza, ipotonia, letargia, vomito in due neonati la cui madre assumeva un infuso contenente estratti di liquirizia finocchio, anice e, appunto, ruta caprina.

L’agnocasto

Riguardo questa erba esistono opinioni di esperti non univoche e ipotesi teoriche sul suo possibile utilizzo come galattagogo. Viste le proprietà fitoestrogeniche e fitoprogesteroniche, questa sostanza va utilizzata con estrema cautela.

Il cardo del latte

Utilizzato fin dai tempi antichi come epatoprotettore e come protezione contro l’intossicazione da Amanita phalloides (un fungo velenosissimo) e altre tossine, il cardo del latte (silibum marianum) è stato definito sicuro, se consumato in modo appropriato, dall’American herbal products association, che non ne controindica l’utilizzo durante l’allattamento. La silimarina, la componente attiva della pianta, è un estratto standardizzato costituito per circa il 70-80% da flavonolignani e flavonoidi, e per il rimanente 20-30% da composti polimerici e polifenolici ossidati. Possiede un’ampia gamma di effetti biologici e farmacologici, inclusi un’attività antiossidante, la stimolazione della sintesi proteica (caratteristica che la rende utile nel trattamento del danno tossico epatico e nella cirrosi). I frutti del silibum marianum sono stati usati tradizionalmente per stimolare la produzione di latte e recentemente è stato dimostrato che il cardo mariano aumenta la lattazione nelle mucche. Sulle donne a termine un singolo studio ha dimostrato un effetto favorente la produzione di latte. Non è stato rilevato nessun effetto collaterale e non è stata evidenziata la presenza della sostanza nel latte materno.

I rimedi omeopatici

Alcuni rimedi omeopatici considerati ad azione galattogoga sono: Ricinus 4 CH, Lactuca Virosa 5 CH, Urtica urens 5 CH, Alfa Alfa 3 DH. Non esistono, però, studi che comprovino la loro efficacia come galattogoghi. Si trovano solamente dei commenti basati sull’esperienza del singolo autore che ne sottolinea l’efficacia potenziale.

L’agopuntura

In letteratura un solo report ha sottolineato la potenziale efficacia di questa tecnica nell’aumentare la produzione di latte.

Gli integratori

Tra i prodotti naturali la silimarina (componente attiva del cardo del latte), disponibile in confezioni e concentrazioni standardizzate, è uno dei pochi prodotti in cui la sostanza naturale sia titolata e non proposta come infuso. A supporto della sua efficacia esiste un unico studio clinico condotto su madri a termine. Sono presenti anche alcune evidenze sulla sicurezza della silimarina, che non ha mostrato effetti collaterali nelle mamme né nei neonati poiché non passa nel latte. Esistono, infine, farmaci anti-emetici (contro nausea e vomito) come il domperidone e la metoclopramide dall’azione galattogena, che è tuttavia un effetto secondario del farmaco ed è riportato come effetto collaterale. In ogni caso questi farmaci vanno assunti solo su prescrizione medica e dopo attento colloquio con il proprio medico.

 

 

 

Da sapere!

Il pediatra può aiutarti a scegliere la soluzione più adatta per incrementare l’allattamento al seno: erbe, omeopatia, agopuntura o semplicemente maggior contatto con il bebè.

 

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