Mastite al seno durante l’allattamento

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 04/11/2019 Aggiornato il 05/11/2019

La mastite è un’infiammazione acuta di tutta la mammella o di una sua parte, raramente di entrambe. La più diffusa è quella definita puerperale, che si manifesta nel periodo dell’allattamento e interessa molte neomamme

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che può colpire una o entrambe le mammelle, con una sensazione di dolore, gonfiore e arrossamento. La mastite deve essere affrontata in modo corretto, per evitare complicazioni e per non compromettere il prosieguo delle poppate. La causa più comune è un’infezione causata da batteri che sono presenti a livello cutaneo, come lo streptococco o lo stafilococco, ma anche l’ostruzione di un dotto galattoforo (da dove esce il latte) che fa ristagnare il latte causando infiammazione.

Quando compare

In genere si presenta nelle prime settimane dopo il parto o durante lo svezzamento, quando il bambino riduce, o smette del tutto, le poppate al seno. La mastite può comunque colpire in ogni momento dell’allattamento.

Come riconoscerla

Questo disturbo si presenta con sintomi caratteristici:

  • intenso dolore al seno interessato;
  • pelle arrossata, calda e in tensione;
  • seno duro;
  • a volte può comparire anche qualche linea di febbre sopra i 38 gradi, senso di spossatezza e di “ossa rotte”, proprio come quando si ha l’influenza.

Il rischio ascesso

Se non curata adeguatamente, la mastite può dar luogo a un ascesso mammario, che si manifesta con un’accentuazione del dolore, tumefazione, febbre e ingrossamento delle linfoghiandole ascellari. Se gli antibiotici non risolvono l’infezione, occorre incidere chirurgicamente l’ascesso, in modo da far drenare il pus (sostanza giallastra formata da globuli bianchi contenenti i batteri). Per questo va curata appena si manifesta.

Come intervenire

Occorre, innanzitutto, precisare che spetta al medico prescrivere le cure più indicate per la mastite. In ogni caso è bene:

  • continuare ad allattare il bambino direttamente al seno. Se il dolore rende la poppata insopportabile, si può ricorrere al tiralatte in modo da non fermare la produzione di latte;
  • provare diverse posizioni per allattare il piccolo, per esempio, stando sdraiate: in questo caso la mammella poggia sulla superficie del letto e il contatto stesso ne favorisce lo svuotamento. Oppure, si può provare mettendosi carponi: la forza di gravità attira il latte verso il basso. Utile, infine, è la posizione “da rugby”: la mamma può stare in piedi o seduta, tenendo il bimbo sotto il braccio come i giocatori di rugby tengono la palla, cioè con la testina verso l’interno e i piedi rivolti all’esterno. Questa posizione è la migliore per favorire lo svuotamento del seno;
  • praticare impacchi caldi;
  • assumere un farmaco antifebbrile e antinfiammatorio (come l’ibuprofene o il paracetamolo) in caso di febbre alta o di dolore molto intenso;
  • ricorrere all’assunzione di antibiotici, prescritti del medico, se la mastite non si risolve nel giro di due o tre giorni. Nel frattempo, è possibile continuare ad allattare, in quanto gli antibiotici utilizzati non sono nocivi per il bambino. Al contrario, interrompere le poppate potrebbe provocare un ristagno di latte e rendere più seria l’infezione;
  • riposare il più possibile a letto: il riposo aiuta a combattere l’infezione.

Conseguenza dell’ingorgo mammario

La mastite può comparire come conseguenza di un ingorgo mammario, ossia l’ostruzione dei dotti galattofori (i sottili canalini attraverso cui il latte prodotto confluisce al capezzolo). L’ingorgo mammario è più frequente all’inizio dell’allattamento, quando il latte non riesce a defluire completamente dai dotti galattofori perché il bambino non succhia abbastanza o in modo corretto (cioè, che “non si attacca bene”). Il latte prodotto dalla ghiandola mammaria, quindi, tende a ristagnare all’interno del dotto e a formare coaguli che bloccano ulteriormente il flusso di altro latte. Il dotto otturato allora si infiamma e, al tatto, è possibile avvertire una massa dolorosa nella mammella. Spesso la neomamma è portata a confondere l’otturazione dei dotti per una forma di mastite, ma in realtà si tratta di un problema diverso. Infatti, l’ostruzione dei dotti non provoca febbre. Se, però, l’ingorgo mammario non viene curato adeguatamente, favorendo il deflusso del latte all’esterno, può dare origine alla mastite, in quanto il latte, molto zuccherino, diventa l’ambiente favorevole alla proliferazione dei germi che determinano l’infezione.

I rimedi da adottare

  • Continuare ad allattare dal seno colpito dall’ingorgo. Non sarà un problema per il bambino perché il latte non è in alcun modo contaminato. Se, anzi, il neonato succhia con energia può aiutare a sbloccare il dotto;
  • applicare un impacco caldo-umido prima di attaccare il bebè per favorire il deflusso di latte. Si può applicare sul seno una borsa dell’acqua calda avvolta in un telo di spugna bagnato oppure fare una doccia o spugnature calde;
  • esercitare una pressione manuale mentre il bambino succhia per favorire ulteriormente lo svuotamento del seno;
  • svuotare bene il seno al termine della poppata, spremendolo manualmente per far fuoriuscire tutto il latte eventualmente rimasto.

Quando dipende dalle ragadi

Si tratta di taglietti presenti nell’area del capezzolo, simili a ferite dai bordi leggermente in rilievo. Sono dolorose e possono sanguinare, in quanto queste fissurazioni mettono allo scoperto il derma, lo strato intermedio della pelle, ricco di terminazioni nervose e di vasi sanguigni. Le ragadi non vanno trascurate perché si infettano facilmente, diventando così il veicolo di germi nocivi. Le ragadi si formano in conseguenza di una scorretta suzione del bambino che afferra solo la punta del capezzolo invece che prendere in bocca tutta l’areola, provocando così piccoli traumi al capezzolo stesso. Queste lesioni sono favorite anche da un’eccessiva umidità della zona: la saliva del piccolo e le frequenti secrezioni di latte non asciugate possono provocare la macerazione della pelle e favorire la formazione dei tagli. Anche l’aumento di volume del seno sottopone la pelle della mammella a una notevole tensione che può provocare la rottura della cute. Per prevenirne la formazione, occorre applicare tutti i giorni olio di mandorle dolci o creme preparatorie specifiche per rendere le pelle più elastica, a cominciare dal quarto-quinto mese di gestazione.

I rimedi da adottare

  • pulire capezzoli e areole prima e dopo ogni poppata con batuffoli di cotone imbevuti d’acqua distillata o utilizzare i dischetti detergenti specifici;
  • alternare i seni al momento della poppata, per stimolare in ugual modo i capezzoli;
  • tenere sempre asciutto il seno tamponando ogni secrezione con garza sterile e indossando le coppette assorbilatte tra una poppata e l’altra;
  • massaggiare il capezzolo e l’areola con qualche goccia del proprio latte che ha un notevole potere cicatrizzante;
  • lasciare il seno il più possibile scoperto perché l’aria rende più resistenti i capezzoli.
  • applicare, dopo ogni poppata, creme cicatrizzanti. Occorre però detergere accuratamente il seno prima di attaccare il bimbo. La cura va continuata per 3-4 giorni.

 

Lo sapevi che?

La mastite può essere evitata cercando di svuotare sempre bene il seno, al limite con l’aiuto di un tiralatte se il bimbo non succhia abbastanza, e controllando che il piccolo si attacchi correttamente al seno.

 

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