Settimana mondiale dell’allattamento al seno

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 02/10/2012 Aggiornato il 02/10/2012

Dall’1 al 6 ottobre si celebra il ventennale della campagna per la settimana mondiale dell’allattamento al seno (Sam). Il focus? La strategia dell’Oms e dell’Unicef per aumentare l’allattamento esclusivo al seno. Ne parliamo con l’ostetrica Cristina Villa

Settimana mondiale dell’allattamento al seno

Informare e promuovere l’allattamento esclusivo al seno almeno fino ai 6 mesi

L’Alleanza mondiale per interventi a favore dell’allattamento (Waba, World alliance for breastfeeding action) lanciava vent’anni fa la campagna della Settimana mondiale dell’allattamento al seno (Sam) per promuovere e sostenere, appunto, l’allattamento al seno. Da allora sono stati fatti molti progressi e ogni anno sono stati trattati vari argomenti legati a questa pratica.
Quest’anno la Settimana mondiale dell’allattamento al seno si concentra sui progressi ottenuti riguardo all’attuazione della strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini che è stata adottata da dieci anni a questa parte dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Unicef.
Mettere in pratica questa strategia è fondamentale per aumentare – come sottolinea anche la nostra esperta Cristina Villa – i tassi di allattamento al seno e in particolare incentivare l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino.

La certificazione “Ospedali amici dei bambini”

Unicef e Oms spingono affinché l’allattamento esclusivo al seno diventi sempre più una realtà nel nostro Paese e non solo. Per questo nel 1992 è nata l’iniziativa “Ospedali amici dei bambini”  volta a incoraggiare le buone pratiche per la promozione dell’allattamento materno. Affinché gli ospedali ricevano questa certificazione occorre che vengano rispettati tutta una serie di principi.

Poca informazione su come risolvere alcuni disturbi senza interrompere l’allattamento

Il punto è che a oggi permane una scarsa informazione sull’importanza dell’allattamento esclusivo oltre, a volte, a uno scoraggiamento delle neo mamme alle prime difficoltà che incontrano allattando, che le porta a interrompere questa pratica. Quest’ultimo aspetto – come sottolinea la dottoressa Villa – potrebbe essere corretto garantendo alle mamme un supporto informativo e di prevenzione maggiore in merito ai disturbi che possono presentarsi allattando e rassicurandole sulla possibilità di utilizzare dei rimedi che risolvano in fretta i vari tipi di problemi (ragadi, dolore all’attacco al seno ecc.).

I vantaggi dell’allattamento al seno per mamma e bambino

Ecco, in sintesi, i vantaggi che apporta al bambino essere allattato al seno:
– il latte materno si definisce “specie-specifico”, ovvero con caratteristiche determinate e specifiche proprio per quel bambino;
– è ricco di cellule immunitarie e di sostanze specifiche non riproducibili nei diversi latti artificiali in commercio;
– il latte si compone e si modifica in base al bambino, ovvero al suo peso, alla sua crescita, al periodo di vita ecc.
Vediamo ora quali sono i benefici per la mamma:
– gratificazione e autostima;
– minor rischio di incorrere nella “baby blues” (depressione post parto);
– diminuita incidenza di tumori alla mammella in età post menopausale;
– protezione dal rischio di emorragie post parto se il neonato viene subito attaccato al seno;
– azione preventiva anti osteoporosi permettendo di fare una buona scorta di calcio;
– contrariamente a quanto si pensa, favorisce il recupero fisico a distanza di 6 mesi da quanto si è cominciato ad allattare;
– può svolgere funzione anticoncezionale se si rispettano alcune regole, cioè se la mamma allatta esclusivamente e se i pasti del bambino non superano le 6 ore di distanza, se non torna il ciclo ovulatorio.

Le donne possono farsi aiutare a cominciare dal “rooming in”

Molte donne escludono a priori l’allattamento al seno perché non sono informate correttamente su come avvenga e sulla possibilità di attaccare subito il bebè se si partorisce in una struttura ospedaliera con servizio di “rooming in” (possibilità di tenere tutto il giorno con sé il bebè nella propria stanza) favorendo così la montata lattea. In caso contrario, infatti, ovvero se il bebè non viene attaccato precocemente, il seno non riceve il segnale di dover produrre latte, causando così difficoltà a produrre nutrimento sufficiente per un allattamento esclusivo.
A ogni modo, per spiegare il modo corretto di attaccare il bambino, le posizioni da preferire ecc. sarà l’ostetrica ospedaliera a seguire la neomamma per tutta la fase di avvio dell’allattamento. Alcuni ospedali, poi, prevedono un servizio di assistenza domiciliare o comunque la donna può rivolgersi ai consultori territoriali.

In breve

Promuovere l'allattamento esclusivo al seno per avere solo benefici

Ogni anno da vent’anni a questa parte, si celebra la giornata mondiale dell’attamento al seno, un’occasione per promuovere questo metodo di nutrizione naturale a tutto vantaggio sia della mamma sia del bambino. Con la giusta informazione e il supporto di ostetriche esperte in questo campo, allattare è facile e può portare tantissimi benefici in termini psicologici e di salute. Si può proseguire fino ai due anni di età del bambino togliendo progressivamente un pasto alla volta. A ogni modo Oms e Unifec indicano un allattamento esclusivo al seno almeno per i primi 6 mesi di vita del bambino.

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana
Ho un neo che mi fa paura: aiuto!
17/07/2019 Gli Specialisti Rispondono

A fronte di un neo diverso dagli altri, specialmente se comparso di recente e con tendenza a modificarsi per forma, colore e dimensione è irrinunciabile sottoporsi tempestivamente a un controllo dermatologico.   »

Bimbo di 16 mesi molto vivace: che fare?
16/07/2019 Gli Specialisti Rispondono

E' normale che a 16 mesi il bambino voglia misurarsi con le sue nuove capacità psicomotorie: quello che gli si deve impedire è di farsi male, ma in generale è meglio non eccedere con i no.  »

Quanto peserà il mio bambino?
21/06/2019 Gli Specialisti Rispondono

L'ecografia fornisce una stima del peso del bambino, che va considerata con prudenza in quanto il margine di errore in più o in meno è circa del 10 per cento. Indicare quanto peserà esattamente il bambino alla nascita non è dunque possibile.   »

Fai la tua domanda agli specialisti