Si chiamano galattogene le erbe che aiutano ad avere più latte

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 30/12/2020 Aggiornato il 30/12/2020

Le donne che allattano al seno, sempre dopo aver chiesto al ginecologo possono ricorrere ad alcune erbe che aiutano ad avere più latte, come cardo mariano, galega, ortica e altre

Si chiamano galattogene le erbe che aiutano ad avere più latte

La quantità e la qualità di latte prodotto dal seno materno dipendono da tanti fattori, tra i quali l’assetto ormonale, il tessuto ghiandolare, il modo stesso in cui il neonato succhia. Possono influire però anche alcuni fattori esterni, per esempio lo stile alimentare, la quantità di liquidi assunta, il sufficiente riposo. Ed esistono anche alcune piante galattogene, ossia erbe che aiutano ad avere più latte.

Chiedere sempre al ginecologo

Non esiste una vera e propria letteratura scientifica che ne provi i benefici sulla produzione di latte. I loro effetti sono piuttosto tramandati dalla tradizione. Ecco perché, prima di acquistare e assumere queste sostanze, è opportuno parlarne con il ginecologo oppure con l’ostetrica che segue durante l’allattamento. Inoltre, è importante procurarsi le erbe solo presso rivenditori specializzati, per essere certe della qualità e della provenienza.

Il cardo mariano

Tra le erbe che aiutano ad avere più latte c’è il cardo mariano o Sybilum marianum. È una pianta dalle infiorescenze viola e foglie frastagliate, con striature bianche: secondo la leggenda, sono le macchie di latte della Vergine Maria che allattò il Bambino Gesù proprio al riparo di un cespuglio di cardo mariano. È una pianta ricca di sostanze nutritive come acido linoleico, oleico e palmitico, proteine, zuccheri, flavonoidi come quercetina e taxifolina. Le sostanze che però favoriscono la produzione di latte sono i flavolignani, che svolgono un’azione simile a quella degli estrogeni naturali, migliorando l’assetto ormonale che favorisce la produzione del latte da parte della ghiandola mammaria. Il cardo mariano si può inserire nell’alimentazione quotidiana, scegliendo le foglie più giovani e tenere per insaporire le insalate crude, mentre le foglie più spesse si possono consumare cotte. I germogli possono essere impiegati per la preparazione di minestroni di verdure e zuppe.

La galega

La galega (Galega officinalis) è una pianta a piccole foglie ovali, con fiori piccoli di colore lilla chiaro. È ricca di vitamina C, sostanze amare, saponine e soprattutto flavonoidi e alcaloidi come galegina e galuteolina. Queste sostanze esercitano un’azione benefica sul tessuto muscolare e connettivo del seno, aiutando la ghiandola mammaria a essere attiva, aumentando la produzione di latte. Oltre a essere una delle erbe che aiutano ad avere più latte, la galega svolge un effetto rilassante sul sistema nervoso e migliora l’idratazione dell’organismo. Anche questo migliora la produzione di latte. E ha un effetto positivo indiretto sul bebè, perché combatte la formazione di coliche gassose, aiutando il bimbo a poppare in modo più efficace e rilassato. Una tisana a base di fiori di galega è quindi benefica. Si prepara così: 2-3 cucchiaini di fiori essiccati (si acquistano in erboristeria) in un litro di acqua bollente, si filtra e si assumono due tazze al giorno, con un cucchiaino di miele.

Il cumino

Chiamato in erboristeria Carum carvi, è una spezia che favorisce la produzione di latte grazie alla presenza di antiossidanti, flavonoidi e limonene. Come tisana viene assunto soprattutto in associazione a finocchio e anice perché da solo ha un aroma intenso che può risultare sgradito. L’infuso di cumino, anice e finocchio si prepara acquistando in erboristeria una miscela composta da 40 g di anice, 30 g di finocchio e 30 g di cumino. Si pone un cucchiaino di miscela in una tazza d’acqua bollente, si lascia in infusione per 10-15 minuti, si filtra e si assumono due tazze al giorno, lontano dai pasti.

L’ortica

Non è solo la diffusa erba urticante: l’ortica o Urtica dioica è ricca di minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, di vitamine C, A e K, di sostanze che stimolano la diuresi e la produzione di latte. Le foglie più tenere, acquistate nei reparti ortofrutticoli più forniti, possono essere utilizzate per la preparazione di risotti, frittate e sformati di verdura. È anche disponibile nei negozi di alimenti naturali sotto come di succo fresco e può essere utilizzata per la preparazione di infusi, che aiutano ad aumentare la produzione di latte. Si pongono 50 g di foglie essiccate in un litro di acqua bollente, si lascia in infusione per 20 minuti, si filtra e si assumono due tazze al giorno.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Un ortaggio diffuso e benefico per l’allattamento è il finocchio, che può essere consumato crudo in insalate miste, tagliato a listerelle sottili, oppure cotto, gratinato al forno o unito ad altre verdure per la preparazione di sformati. Come tisana è bene consumarne una sola tazza al giorno, acquistando i semi presso erboristerie specializzate.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Voglio un figlio (a 44 anni) ma ho paura che non sia sano: che fare?

27/07/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La scelta di avere un figlio in età avanzata è personalissima: nessuno specialista può dare consigli al riguardo, solo indicare i rischi a cui si potrebbe andare incontro, in modo da permettere di decidere con consapevolezza.  »

Quarto cesareo a 30 anni: sono proprio tanti i rischi?

26/07/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Un quarto cesareo espone la donna a vari rischi che è bene valutare attentamente anche con l'aiuto del ginecologo curante.  »

Paura di aver contratto la toxoplasmosi

28/06/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Per sapere se malauguratamente si è state contagiate dal Toxoplasma gondii si può fare il toxo test, a partire da 20 giorni dopo l'ingestione dell'alimento che si teme fosse contaminato.   »

Fai la tua domanda agli specialisti