Si può allattare con la febbre?

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli Pubblicato il 21/08/2026 Aggiornato il 21/08/2026

Si può fare così come si possono anche assumere alcuni farmaci per abbassarla: l'importante è consultarsi prima con il proprio medico, soprattutto se si sospetta una mastite.

Allattare con la febbre

Avere la febbre durante l’allattamento può essere fonte di preoccupazione, soprattutto quando la mamma si chiede se il proprio stato di salute possa influire sul latte o sul benessere del bambino.

In realtà, nella maggior parte delle situazioni, la febbre non richiede di interrompere l’allattamento: la possibilità di continuare a offrire il seno dipende soprattutto dalla causa della febbre e dalle condizioni generali della mamma, non dalla temperatura corporea in sé. Anche quando è presente un’infezione, nella maggior parte dei casi l’allattamento può proseguire, adottando le eventuali precauzioni necessarie per ridurre il rischio di trasmissione.

Durante una malattia è però normale sentirsi più stanche e avere bisogno di maggiore riposo e assistenza. È quindi importante ascoltare il proprio corpo, mantenere una buona idratazione, continuare ad allattare o a estrarre il latte con regolarità quando possibile e chiedere aiuto se il malessere rende difficili le normali attività quotidiane. Anche i dubbi sui farmaci sono molto comuni: prima di assumere un prodotto è sempre opportuno verificare che sia compatibile con l’allattamento, prestando particolare attenzione ai medicinali che contengono più principi attivi.

Quali sono le cause della febbre durante l’allattamento

La febbre durante l’allattamento può avere molte cause e, nella maggior parte dei casi, non è l’allattamento in sé a provocarla. Può comparire, per esempio, in presenza di infezioni comuni delle vie respiratorie come influenza, raffreddore o COVID-19, oppure di altre infezioni che possono interessare la madre indipendentemente dal fatto che stia allattando. In questi casi, la presenza della febbre va valutata insieme agli altri sintomi per capire quale sia l’origine del malessere.

Una causa più direttamente associata all’allattamento è invece la mastite, un’infiammazione della mammella che può presentarsi con dolore, gonfiore, arrossamento e sensazione di calore al seno, accompagnati talvolta da febbre, brividi, dolori muscolari e stanchezza.

La mastite può essere di natura infiammatoria e non necessariamente infettiva; tra i fattori che possono favorirla rientrano, per esempio, una rimozione inefficiente del latte e difficoltà nella gestione della poppata.

È quindi importante non attribuire automaticamente la febbre alla montata lattea o a un semplice ingorgo e, soprattutto, osservare la presenza di altri segnali. Una febbre associata ad un seno particolarmente dolorante, caldo, gonfio o arrossato può richiedere una valutazione medica, così come una febbre persistente o accompagnata da un peggioramento delle condizioni generali.

La causa della febbre è infatti determinante anche per stabilire se siano necessari esami, trattamenti specifici o farmaci e quali siano compatibili con l’allattamento.

Quali farmaci si possono prendere

Quando è necessario abbassare la temperatura o alleviare i sintomi associati, paracetamolo e ibuprofene sono generalmente considerati compatibili con l’allattamento, soprattutto nel caso di una madre che allatta un bambino nato a termine e in buona salute.

Il paracetamolo passa nel latte materno in quantità molto basse ed è considerato una delle opzioni di prima scelta; anche l’ibuprofene raggiunge concentrazioni minime nel latte e ha un’esperienza d’uso consolidata durante l’allattamento.

La scelta del farmaco deve comunque tenere conto delle condizioni della madre, dell’età e dello stato di salute del bambino e degli eventuali altri medicinali assunti. È quindi importante rispettare le dosi indicate nel foglietto illustrativo o dal medico e non sommare prodotti diversi che contengono lo stesso principio attivo. Particolare attenzione va inoltre prestata ai medicinali per raffreddore e influenza che combinano più sostanze: alcuni dei loro componenti possono non essere indicati durante l’allattamento.

In generale, è consigliabile utilizzare la dose minima efficace per il periodo più breve necessario e chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di assumere un farmaco, soprattutto se il bambino è prematuro, ha problemi di salute o se la madre segue altre terapie.

Infine, il farmaco può contribuire a controllare febbre e malessere, ma non cura necessariamente la causa della febbre. Se la temperatura è elevata o persistente, se compaiono sintomi importanti o se si sospetta una mastite è quindi opportuno rivolgersi al medico per individuare l’origine del problema e stabilire il trattamento più appropriato.

Quando la febbre NON permette di allattare

Nella maggior parte dei casi, la febbre della mamma non è un motivo per interrompere l’allattamento. Anche quando è dovuta a infezioni comuni come influenza, COVID-19 o gastroenterite, si raccomanda generalmente di continuare ad allattare adottando le normali misure igieniche per ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione. Anche la mastite, pur potendo provocare febbre e malessere, non rappresenta di per sé una ragione per sospendere l’allattamento.

Esistono però rare situazioni in cui l’allattamento al seno deve essere temporaneamente sospeso o evitato; non è la febbre in quanto tale a determinarlo, bensì la malattia che l’ha provocata o il trattamento necessario. Tra le condizioni materne che possono richiedere una sospensione temporanea l’OMS indica una malattia grave che impedisca alla madre di prendersi cura del bambino, come una sepsi.

Anche alcune terapie, per esempio determinati farmaci chemioterapici o sostanze radioattive, possono rendere necessario interrompere temporaneamente l’allattamento.

Un’altra situazione particolare riguarda la presenza di lesioni da herpes simplex sul seno o sul capezzolo: in questo caso il contatto diretto tra la lesione e la bocca del bambino deve essere evitato fino alla completa guarigione. L’allattamento può invece generalmente proseguire dall’altro seno, purché non vi siano lesioni in quella sede.

Se la madre è troppo debilitata per allattare direttamente, l’OMS raccomanda, quando possibile, di spremere o tirare il latte e somministrarlo al bambino, così da mantenere l’alimentazione con latte materno e preservare la produzione.

La decisione di sospendere temporaneamente l’allattamento dovrebbe quindi essere presa insieme a un professionista sanitario, valutando la causa della febbre, le condizioni della madre e del bambino e gli eventuali farmaci prescritti.

Risposte alle domande più comuni di una mamma con la febbre

La febbre può lasciare la mamma stanca, disidratata e con meno energie per occuparsi del bambino. Nella maggior parte dei casi, però, non è necessario interrompere l’allattamento: continuare a offrire il seno aiuta anche a mantenere la produzione di latte, che si basa soprattutto sulla frequente rimozione del latte dalla mammella. Se la mamma è troppo debilitata per allattare direttamente, può spremere o tirare il latte, quando possibile.

1) La febbre fa diminuire la produzione di latte materno?

Non necessariamente. La febbre in sé non determina automaticamente una riduzione della produzione. Durante una malattia, però, fattori come disidratazione, stanchezza, stress o una temporanea diminuzione della frequenza delle poppate possono interferire con la produzione o con il riflesso di emissione del latte. Per questo è importante continuare ad allattare o a estrarre il latte con la frequenza abituale, per quanto le condizioni della mamma lo consentano.

2) Il latte “caldo” a causa della febbre fa male al neonato?

No, è una falsa credenza. La temperatura corporea della mamma non rende il latte materno pericoloso e non ne modifica la composizione in modo negativo per il bambino. Anche quando la mamma ha un’infezione, nella maggior parte dei casi l’allattamento può proseguire, adottando le opportune precauzioni igieniche quando l’infezione può trasmettersi attraverso le vie respiratorie o il contatto.

3) Si può prendere la Tachipirina 1000 se si allatta?

Il paracetamolo è generalmente compatibile con l’allattamento e rappresenta una delle opzioni di prima scelta. Solo piccole quantità passano nel latte materno e, alle dosi terapeutiche, non ci sono generalmente effetti sul neonato.

La compressa da 1000 mg non è però adatta a tutte le persone: la dose deve rispettare le indicazioni del prodotto e le caratteristiche della mamma. Per esempio, il dosaggio può richiedere particolare attenzione in caso di peso corporeo inferiore a 50 kg, problemi epatici o altri fattori di rischio. Inoltre non bisogna assumere contemporaneamente altri medicinali che contengono paracetamolo, come alcuni preparati contro raffreddore e influenza.

4) Bisogna bere di più quando si ha la febbre e si allatta?

È importante mantenere una buona idratazione, soprattutto se la febbre è accompagnata da sudorazione, vomito o diarrea. Non è però necessario forzarsi a bere quantità eccessive di acqua per aumentare la produzione di latte: è sufficiente bere regolarmente, assecondando la sete e le necessità dell’organismo.

Immagine di copertina di Helena Jankovičová Kováčová da Pexels

 
 
 

In breve

Sono molti i dubbi delle neomamme, soprattutto nella fase dell’allattamento; allattare con la febbre, ad esempio, è possibile, ma seguendo alcune accortezze per tutelare mamma e bambino.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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