Tiralatte: quando è utile

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 27/01/2012 Aggiornato il 27/01/2012

Il tiralatte consente alla neomamma di estrarre il latte dal seno quando, per vari motivi, non può allattare direttamente il piccolo

Tiralatte: quando è utile

Il tiralatte è uno specifico strumento che consente alla neomamma di estrarre il latte dal seno per offrirlo al piccolo nel biberon qualora, per ragioni diverse, non fosse possibile attaccare il bebè direttamente al capezzolo.
Il tiralatte è un contenitore di plastica dotato di una specie di ventosa da fare aderire all’areola: quando viene azionato, esercita una pressione che determina l’estroflessione del capezzolo e, di conseguenza, la fuoriuscita di latte. Il meccanismo di funzionamento su cui si basa il tiralatte è molto simile a quello stimolato dalla suzione del capezzolo da parte del bebè: proprio per questo, il suo utilizzo permette di indurre e mantenere attiva la produzione di latte da parte della ghiandola mammaria e quindi anche di ricominciare ad allattare nel momento in cui il problema che ha causato la sospensione è stato superato, evitando quindi di dover ricorrere al latte formulato.

Vi si ricorre in questi casi

La nascita prematura del bambino (prima della 37° settimana di gravidanza) è una delle condizioni più comuni che rendono necessario l’uso del tiralatte: essa si associa, infatti, all’incapacità del piccolo di attaccarsi al capezzolo con la forza e per il tempo sufficienti ad assicurargli un nutrimento adeguato. Il tiralatte può rivelarsi molto utile anche se si ricomincia a lavorare mentre l’allattamento è ancora in corso: “tirandosi” il latte è possibile preparare scorte che la baby-sitter o i nonni offriranno con il biberon al bimbo mentre la mamma è al lavoro. Tra i fattori che possono determinare il temporaneo ricorso al tiralatte rientrano, infine, anche alcuni disturbi al seno la cui comparsa è favorita proprio dall’allattamento naturale: le ragadi, l’ingorgo mammario o la mastite.

Modelli diversi per tante esigenze

È possibile scegliere tra diversi tipi di tiralatte in base alle proprie esigenze. In particolare, nei negozi sono disponibili modelli manuali, azionati da un meccanismo “a pompa” o “a siringa”, economici e pratici da portare con sé ma meno indicati nei casi in cui sia necessario estrarre grosse quantità di latte in quanto l’estrazione “a mano” può risultare abbastanza impegnativa.
Molto comodi sono i modelli elettrici di piccole dimensioni che funzionano a batteria o con il trasformatore e permettono di estrarre il latte più velocemente rispetto ai tiralatte manuali. Esistono, inoltre, tiralatte elettrici di grandi dimensioni, apparecchiature professionali o semiprofessionali che vengono usate negli ospedali, cui ricorrere se si deve estrarre molto latte come nel caso di gemelli: visto che il loro costo è elevato, però, è consigliabile noleggiarli.
Con il latte estratto si possono anche fare pratiche scorte da tenere in frigorifero, dove il latte conserva le sue proprietà per 24 ore, o in freezer, dove può durare fino a 2-3 mesi. In particolare, è consigliabile utilizzare recipienti sterilizzati da 60-120 grammi da non riempire mai fino all’orlo, farli raffreddare in frigo e poi riporli in freezer. Dopo averlo scongelato, il latte va consumato entro 24 ore e non può essere ricongelato.

In breve

Il tiralatte, un aiuto per la mamma

Con questo contenitore di plastica, dotato di una specifica ventosa che si attacca all’areola del seno, la puerpera può estrarre il latte e offrirlo al bebè anche quando non ha la possibilità di allattarlo direttamente. Il latte, infatti, può essere conservato in freezer fino a 2-3 mesi.

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