Come far fare il ruttino al neonato e le posizioni migliori secondo la puericultrice

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 24/03/2026 Aggiornato il 24/03/2026

Se dopo la poppata il bambino si addormenta, non serve sollevarlo. Se, invece, il piccolo è agitato, potrebbe aver bisogno di espellere l’aria.

ruttino neonato

Far fare il ruttino al neonato è una delle prime abilità che i genitori sono chiamati a imparare nei giorni successivi alla nascita. In alcuni casi, infatti, è una manovra importante per liberare l’aria che il piccolo ingerisce durante la poppata ed evitare così fastidi e difficoltà digestive.

Non tutti i bebè, però, hanno bisogno di farlo ogni volta: se il bambino è tranquillo e sereno, l’assenza del ruttino non è un problema. Se, invece, è irrequieto e inarca la schiena, potrebbe essere utile metterlo in posizione verticale sulla propria spalla per favorire l’espulsione dell’aria.

Non esistono, però, regole e posizioni valide per tutti. Come sempre, l’osservazione attenta, la calma e la pazienza sono fondamentali per capire i bisogni del proprio figlio.

Perché è importante che il neonato faccia il ruttino

“Il ruttino è una pratica molto radicata nelle varie culture, ma le evidenze scientifiche disponibili su questo argomento sono scarse” spiega Polina Kazimirova, puericultrice specializzata in allattamento e alimentazione complementare a Pescara . “Esiste un solo studio randomizzato che ha valutato i benefici del ruttino, da cui è emerso che esso non riduce in modo significativo le coliche e anzi può aumentare i rigurgiti”.

Tuttavia, in alcuni casi può essere realmente utile. Occorre sapere, infatti, che durante la poppata, insieme al latte, il bambino può ingurgitare aria, che il suo sistema digestivo ancora immaturo può non riuscire a gestire bene. In queste situazioni il ruttino può essere d’aiuto.

Le situazioni più a rischio

Le probabilità che il neonato ingurgiti grandi quantità di aria sono maggiori se:

  • mangia in modo vorace e veloce
  • piange mentre succhia
  • è allattato con il latte artificiale perché la bocca non sempre aderisce perfettamente alla tettarella del biberon e perché nel biberon stesso è presente una quantità di aria.

I bambini allattati al seno corrono meno rischi. “Oggi sappiamo che, con un attacco al seno profondo ed efficace, il bambino ingerisce pochissima aria e spesso non ha proprio bisogno di fare il ruttino” chiarisce l’esperta. In caso di fastidi post-poppata, dunque, meglio controllare le posizioni e l’attacco.

Quando non serve

Il ruttino non è una manovra obbligatoria. Non tutti i neonati hanno bisogno di farlo dopo ogni poppata. Come capire, dunque, se serve oppure no? In genere, non è necessario se il piccolo:

  • è tranquillo
  • non piange
  • dorme serenamente
  • non mostra segni di fastidio.

Se dopo la poppata il bambino si addormenta beatamente, dunque, non serve sollevarlo per fargli fare il ruttino.

“Se, invece, dopo che ha mangiato, il bambino è irrequieto, irrigidisce o inarca la schiena, piange potrebbe avere bisogno di fare il ruttino” chiarisce la puericultrice.

A volte, può succede che il bebè abbia bisogno di espellere l’aria già durante la poppata. Se si stacca spesso dal seno o dal biberon, gira la testa, piange durante la poppata, provare a interrompere momentaneamente l’allattamento per favorire il ruttino.

Cosa succede se non fa il ruttino

Se il bambino non fa il ruttino, non bisogna preoccuparsi. Se, però, manifesta disagi dopo la poppata, la colpa potrebbe essere proprio dell’aria ingerita durante la suzione al seno o al biberon. Se non viene espulsa, infatti, talvolta questa aria nella pancia potrebbe provocare:

  • gonfiore e distensione addominale
  • disagio e fastidio
  • irritabilità
  • pianto improvviso
  • rigurgiti
  • difficoltà a continuare la poppata.

In queste situazioni favorire il ruttino potrebbe aiutare il neonato a sentirsi più leggero e rilassato, migliorando anche la qualità del sonno. Attenzione, però, a non generalizzare.

“Se il bambino soffre delle cosiddette coliche e si crede che possa essere l’aria ingerita e non espulsa con il ruttino a causarle, invito i genitori a guardare un po’ oltre. Di fatto, le cause reali dei pianti inconsolabili dei bambini nelle prime settimane di vita non sono note alla scienza. Si sa solo che sono multifattoriali” dice Polina Kazimirova.

Posizioni

Così come non esistono linee guida che impongono il ruttino come manovra obbligatoria, non esistono nemmeno delle indicazioni rigide su come farlo fare in caso di bisogno. Non esiste una posizione migliore in assoluto e ogni bebè può preferirne una diversa.

L’importante è mantenere sempre il piccolo in una posa sicura e sostenuta. “Non esistono delle tecniche specifiche o delle pratiche miracolose. Ogni genitore, osservando e interagendo con il proprio figlio, troverà la modalità più adatta a lui” conferma l’esperta. Ecco comunque tre posizioni che in genere aiutano a favorire il ruttino.

1) In posizione verticale sulla spalla

È la più classica e utilizzata.

  1. Appoggiare il neonato in posizione verticale sulla propria spalla
  2. Sostenere testa e collo con una mano
  3. Picchiettare delicatamente la schiena con l’altra mano

Questa posizione sfrutta la gravità per facilitare la risalita dell’aria.

2) Seduto sulle gambe

  1. Far sedere il neonato sulle proprie cosce o sul proprio grembo di profilo
  2. Sostenere la testa e il torace con una mano
  3. Con l’altra massaggiare o picchiettare la schiena

È particolarmente utile per i neonati che tendono a rigurgitare.

3) A pancia in giù sulle gambe

  1. Sdraiare il neonato a pancia in giù sulle proprie cosce
  2. Mantenere la testa leggermente sollevata rispetto al corpo
  3. Massaggiare delicatamente la schiena.

Questa posizione può aiutare a ridurre la pressione addominale e favorire l’espulsione dell’aria, ma non è indicata per i neonati che rigurgitano facilmente.

Cosa fare se non ci riesce

Se durante o dopo la poppata il bebè è irrequieto ma il ruttino non arriva, si possono adottare piccoli accorgimenti per provare a favorirlo.

  • Cambiare posizione: a volte basta provare una posizione diversa per ottenere il risultato
  • Massaggiare la schiena con movimenti circolari o dal basso verso l’alto: potrebbe aiutare a spostare l’aria verso l’esofago
  • Dondolare leggermente il neonato o camminare tenendolo in posizione verticale.
  • Se il neonato usa il biberon, verifica che la tettarella sia adatta: un flusso troppo veloce o troppo lento può aumentare l’ingestione di aria
  • Interrompere brevemente la poppata: può evitare l’accumulo eccessivo di aria.

Consigli utili per i genitori

  • Non forzare il ruttino: ogni neonato ha i suoi tempi
  • Mantenere sempre una posizione sicura, sostenendo testa e collo
  • Tenere a portata un panno per eventuali rigurgiti
  • Osservare il proprio bambino: è lui a dire di cosa ha bisogno

“Il consiglio che mi sento di dare è agire a richiesta: se il bambino mostra segni di disagio dopo una poppata, si può provare a fargli fare il ruttino, altrimenti può riposare serenamente” conclude l’esperta.

 

 
 
 

In breve

Far fare il ruttino al neonato dopo la poppata non è obbligatorio. Se il bambino è tranquillo e sereno, non serve intervenire. Se, invece, il piccolo è irrequieto e inarca la schiena, potrebbe aver bisogno di espellere l’aria. In questo caso, potrebbe essere utile metterlo in posizione verticale sulla propria spalla. Ma non esistono regole valide per tutti. L’ideale è imparare a riconoscere le esigenze del proprio bimbo e agire di conseguenza.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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