Come favorire il sonno del neonato, i consigli della puericultrice

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 28/02/2025 Aggiornato il 11/03/2025

Nelle prime settimane servono tanta pazienza, contatto con la mamma, rassicurazioni e semplici rituali. Rondine De Luca, consulente del sonno infantile, ci spiega come fare.

cosa fare se il neonato non dorme?

Quello della nanna rappresenta un momento critico per molte famiglie, che spesso non sanno come comportarsi di fronte al sonno agitato del piccolo. In realtà, molte volte si tratta semplicemente di false aspettative: mamma e papà si aspettano cioè che il bimbo dorma tutta la notte, senza sapere che soprattutto nei primi mesi i risvegli sono del tutto fisiologici.

Ci sono però alcuni fattori che possono effettivamente complicare le cose, come un ambiente non adeguato, abitudini scorrette, routine sbagliate e malesseri organici. È importante quindi sapere come correggere il tiro. “Per esempio, è fondamentale abituare il bebè a dormire al buio fin dai due mesi, ripetere una routine rassicurante ogni sera, non usare oggetti esterni per farlo addormentare” consiglia Rondine De Luca, puericultrice e consulente del sonno infantile, autrice del libro “Mamma, insegnami a dormire”. Ecco tutti i suoi suggerimenti su come far addormentare un neonato.

Perché i neonati non dormono

Le ragioni per cui i neonati non dormono sono diverse. Prima di tutto, è bene tener presente che ogni bimbo è diverso dall’altro, anche per quanto riguarda il sonno, così come è diversa ogni famiglia. Ci sono poi alcuni fattori da considerare. Ecco i principali.

Fattori fisiologici

Nei bambini così come negli adulti i risvegli sono fisiologici. “Nel corso della notte, infatti, si alternano fasi di sonno più o meno profondo e nel passaggio da una fase all’altra si possono verificare dei micro risvegli” spiega l’esperta. I bimbi di poche settimane e quelli che non hanno imparato a riaddormentarsi possono faticare a riprendere sonno. Inoltre, nei primi mesi i bambini hanno bisogni che devono essere soddisfatti anche nel corso della notte, come quello di mangiare, bere, essere cambiati, stare a contatto con la mamma.

Fattori ambientali

Il sonno può essere disturbato anche a causa di condizioni ambientali non idonee. Per esempio, una stanza da letto troppo calda o troppo rumorosa può non conciliare il rilassamento necessario per addormentarsi e dormire bene. Anche la luce è importante. “Dai due mesi in poi l’organismo inizia a produrre la melatonina, l’ormone che favorisce l’addormentamento, ma solo in condizioni di buio” interviene Rondine. Da quell’età, dunque, è importante far dormire i bambini al buio, anche di giorno.

Fattori emotivi

Il sonno ha un legame diretto con lo stato emotivo e psicologico. L’arrivo di un fratellino, un trasloco, un clima di tensione in famiglia, un cambiamento, il ritorno al lavoro della mamma sono tutti fattori che possono ripercuotersi anche sul bambino e in qualche modo turbarlo, disturbando il suo riposo e favorendo i risvegli.

Malesseri organici

In alcuni casi, i bambini possono avere problemi di nanna a causa di malesseri organici, come reflusso gastroesofageo, tensione a livello cervicale, colichette, torcicollo miogeno congenito. “Per questo, in aggiunta ai controlli pediatrici, personalmente consiglio anche di rivolgersi a un osteopata pediatrico, che può aiutare a individuare e trattare eventuali problematiche che possono disturbare il sonno” suggerisce la puericultrice.

Cosa fare se fa fatica ad addormentarsi

Come far addormentare un neonato quindi? Nei primi mesi serve moltissima pazienza. I neonati non sanno addormentarsi e spetta a mamma e papa insegnare loro come fare. Si consiglia di mettersi accanto al piccolo e fargli sentire la propria presenza, trasferendogli tutti gli strumenti che gli serviranno per sviluppare un rapporto sano e sereno con il sonno.

I genitori hanno il delicato compito di rassicurarlo con il contatto visivo e tattile. Quindi, guardarlo negli occhi, accarezzarlo, consolarlo se piange, sussurrargli parole dolci. All’inizio non dovrebbero lasciarlo solo, limitandosi a controllare ogni tanto che dorma.

Occorre sapere che i tre-quattro mesi successivi alla nascita servono al neonato per terminare il proprio sviluppo e abituarsi alla vita extrauterina. “In questa fase, il piccolo ha bisogno di quello che aveva quando era nell’utero, ossia del contatto, del calore e dell’odore della mamma: a differenza di quanto sostengono alcune false credenze, quindi, tenerlo a stretto contatto, farlo dormire in fascia e in braccio, non significa viziarlo ma rispondere a dei bisogni irrinunciabili”. Molto utile anche lo swaddle, che consiste nel fasciare il bimbo con una mussola di cotone, prima di metterlo a dormire. In questo modo, si ricrea la sensazione di stare nella pancia della mamma e si limitano i movimenti inconsci e volontari, come il riflesso di Moro, che possono disturbare il sonno. Il risultato è che il bebè si tranquillizza e dorme meglio.

Poi, dopo i primi mesi, i genitori possono rendere il figlio progressivamente più autonomo e meno dipendente dal contatto con la mamma per abituarlo a una buona nanna. Durante la fase dell’addormentamento, si consiglia di limitare l’uso di elementi esterni, come carillon, latte, ciuccio e così via, perché possono interferire con la capacità del bambino di riaddormentarsi da solo.

Se si allatta al seno, nei primi mesi è naturale che il piccolo si addormenti al seno. L’importante è che il seno non diventi nel tempo una stampella, senza la quale non riesce a prendere sonno.

Dove farlo addormentare

La scelta di dove far addormentare e poi dormire il bambino è strettamente personale. “Ciascuna famiglia dovrebbe sentirsi libera di decidere in piena autonomia, tenendo presente che qualunque decisione si prenda, nei primi mesi il contatto è un bisogno primario per il bambino” afferma Rondine. Occorre tenere presente poi che se i bambini vengono abituati ad addormentarsi in determinate condizioni e al loro risveglio si trovano in una situazione completamente diversa che non riconoscono possono spaventarsi e non riuscire a riaddormentarsi. Inoltre, se si sceglie di far dormire il bambino nel lettone bisogna seguire una serie di accortezze per non correre rischi e tutelare la sicurezza del bebè, come assicurarsi che non ci siano spazi tra il materasso e la testiera del letto.

Come favorire il sonno di un neonato

Non esistono soluzioni preconfezionate, valide per ogni famiglia. Soprattutto quando il bambino fa fatica a dormire, è importante analizzare la situazione specifica per capire come intervenire. Per questo, la cosa migliore è rivolgersi a un consulente del sonno, che può fornire consigli personalizzati. Ci sono però alcune indicazioni che possono essere valide per tutti. Innanzitutto, è importante non stimolare eccessivamente il neonato durante il giorno, per non farlo arrivare a sera troppo stanco e nervoso. Più sarà rilassato, infatti, e più il suo addormentamento sarà facile. Questo significa, per esempio, che nell’arco della giornata bisogna imparare a rispettare le sue finestre di sonno-veglia e a capire i suoi segnali di sonno.

È utile poi introdurre fin dalla nascita dei rituali da ripetere uguali ogni sera, così che il bebè impari a capire quando è l’ora di andare a dormire e si predisponga per il sonno. Bastano due-tre azioni da compiere in sequenza prima di metterlo a dormire, come fargli il bagnetto, cambiarlo sempre nello stesso posto, dargli un bacio sulla testa. “Poi dai tre-quattro mesi si può strutturare una routine giornaliera, in modo che le giornate non siano sempre diverse le une dalle altre, ma rispettino una certa regolarità” dice l’esperta. Accertarsi comunque di avere una certa flessibilità, sempre necessaria quando si parla di neonati. Quando il bebè inizia a giocare, è bene inserire una pausa fra il momento del gioco e quello della nanna, per esempio a base di coccole o letture.

Quando il piccolo si sveglia di notte cercare di non stimolarlo ulteriormente. Per esempio, offrirgli il seno o il biberon senza accendere luci forti, non facendo rumore e mantenendo il tono della voce al minimo.
Tenere presente che nel corso dello sviluppo, il bimbo attraversa delle normali fasi di regressione, che coincidono con alcune tappe importanti della sua crescita. In quei frangenti potrebbe avere un sonno più agitato. È bene assecondare i suoi bisogni e rassicurarlo.

 
 
 

In breve

I neonati non sanno addormentarsi e spetta ai genitori insegnare loro come fare. All’inizio, serve tanta pazienza. Guardarlo negli occhi, accarezzarlo, consolarlo se piange, sussurrargli parole dolci sono tutti ottimi modi per abituarlo a dormire bene. È importante anche non stimolarlo troppo durante il giorno e imparare a riconoscere i suoi segnali di sonno. Dai due mesi, poi, meglio metterlo a dormire al buio, anche di giorno. Ricordarsi però che non esiste un libretto di istruzioni uguale per tutti su come far addormentare il neonato. Ciascuna famiglia deve quindi trovare le proprie soluzioni, anche con l’aiuto degli esperti se serve.

 

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