Come scegliere i vestiti per neonati? Guida alla scelta etica e sicura con Mattia Berveglieri

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana Pubblicato il 29/05/2026 Aggiornato il 29/05/2026

Bisogna tener conto del tessuto con cui è prodotto un capo di abbigliamento, da dove viene e come è stato trattato. Le certificazioni guidano nella scelta, ma è necessaria una normativa più rigorosa per salvaguardare la pelle dei più piccoli, e non solo.

Come scegliere i vestiti per neonati? Guida alla scelta etica e sicura con Mattia Berveglieri

La pelle, per la maggior parte del tempo, è costantemente a stretto contatto con le fibre tessili. Scegliere quelle giuste aiuta a prevenire possibili irritazioni, come dermatiti. Tessuti come cotone e lino garantiscono traspirabilità, per questo motivo è necessario preferirli ai sintetici.

“Ma c’è cotone e cotone”. Sembra quasi uno slogan, ma è quello che Mattia Berveglieri, star dei social, specializzato in “lettura delle etichette”, spiega quotidianamente attraverso i suoi canali ufficiali e che da circa 20 anni lavora attivamente nel mondo della moda, e con il suo brand – Numb wear – ogni giorno si confronta con la filiera di produzione dei tessuti.

Non basta leggere “100% cotone”, è doveroso capire come quel materiale è stato trattato, dove è stato prodotto, quali processi l’hanno interessato. Bisogna comprendere la filiera.

Acquistare in modo consapevole è una responsabilità verso se stessi ma, soprattutto, verso i bambini, che hanno una pelle più sottile e, dunque, più sensibile.

Mattia Berveglieri

Mattia Berveglieri

Etichetta e certificazioni 

Come leggere un’etichetta? A cosa prestare attenzione?

“Partiamo subito da una premessa: l’etichetta dice ben poco del capo che si sta acquistando” – afferma in prima battuta l’esperto –. “Quello che leggiamo rivela in modo approssimativo il materiale del quale è composto un determinato vestito e i lavaggi”.

Quando si cerca un capo di abbigliamento “bisogna puntare su quei brand che inseriscono le certificazioni, come OEKO-TEX® e GOTS”.

Nello specifico, OEKO-TEX® è un sistema indipendente e riconosciuto a livello mondiale, che garantisce che i capi non contengano sostanze potenzialmente nocive per la salute umana.

GOTS (Global Organic Textile Standard) è il più importante standard internazionale per i prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica, come cotone e lana. Garantisce la sostenibilità ambientale e che sia stato prodotto in fabbriche in cui i diritti dei lavoratori siano rispettati lungo l’intera filiera produttiva.

“Bisognerebbe, dunque, trovare dei brand – fortunatamente sono sempre di più – che danno la tracciabilità del capo, dalla coltivazione della materia prima fino al confezionamento e all’arrivo in negozio”.

In Italia ci sono brand che offrono queste informazioni? “Ci sono, non sono molti, ma pare che la Comunità Europea stia introducendo in maniera obbligatoria il passaporto digitale del capo di abbigliamento. Con un QR Code, da applicare all’etichetta, teoricamente si dovrebbe conoscere l’intero percorso di produzione dall’inizio alla fine”. Una novità che dovrebbe riguardare anche gli acquisti online.

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Quali materiali evitare

Non è semplice, tuttavia, capire se un prodotto può essere nocivo. Come riconoscerlo? Se un capo di abbigliamento costa 2 euro, o poco più, anche se prodotto dall’altra parte del pianeta, ci fa pensare che il rischio delle lavorazioni, delle tinture e altri passaggi siano stati fatti utilizzando prodotti che, probabilmente, non rispettano la salute delle persone” – spiega Berveglieri, lanciando un campanellino d’allarme semplice quanto efficace.

Quale materiale dovrebbe assolutamente evitare di acquistare un genitore per il proprio bambino? Senza ombra di dubbio, l’esperto risponde: “Sconsiglio il poliestere”.

Mentre, sulla scelta corretta, consiglia: “Prediligere le fibre naturali, quali cotone, lana e lino, ma anche bamboo e canapa (più rari, ndr)”.

Una scelta etica e anche di salute

Una filiera di produzione poco chiara e il possibile uso di prodotti nocivi per la salute fanno immediatamente capire perché è ancora più importante scegliere responsabilmente i vestiti per i propri figli.

La pelle dei bambini, più sensibile degli adulti, a contatto con fibre sintetiche o trattate in modo sbagliato, può irritarsi e mostrare problematiche, prima tra tutte la dermatite.

Lo stesso Mattia Berveglieri ci fa notare che molto spesso riceve foto di bambini con irritazioni estese su buona parte del corpo. “Sono dermatiti, alcune molto importanti, e riguardano bimbi molto piccoli, alcuni con pochi mesi di vita”.

La causa di queste problematiche, oltre al capo di abbigliamento stesso, sta nella mancanza di informazione.

“Siamo in un periodo storico in cui ci informiamo per quello che mangiamo, quello che beviamo, quello che respiriamo, ma non quello che indossiamo. Abbiamo un organo estremamente esteso, che è la pelle, e sta a contatto con dei materiali per delle ore, non pochi minuti. Quindi, è assurdo che noi, come consumatori, non ci poniamo il problema. E, soprattutto, le aziende e i brand, che stanno facendo molto poco per informare e fornire dei prodotti che non siano nocivi per l’uomo” continua l’esperto.

Second hand

È pur vero che, nella creazione del corredo del neonato è necessario inserire molteplici capi di abbigliamento, dai body alle tutine in primis. Pochi non sono quasi mai sufficienti, considerati i cambi giornalieri e di scorta, quelli a casa e utili al nido, il kit da mettere nella borsa del passeggino e i vari ‘incidenti’ (come rigurgiti e fuoriuscite del pannolino) di cui tenere conto.

Preparare un corredo ben fornito richiede una spesa ingente per le tasche dei genitori, già compromesse nei primi mesi di vita del bambino a causa dei numerosi acquisti necessari (trio, culletta, seggiolino auto…).

È più che normale, quindi, che mamma e papà siano attratti da offerte di vestiario a pochi euro per farne scorta. Allora bisogna chiedersi: è possibile fare shopping sostenibile per i neonati senza gravare eccessivamente sul bilancio famigliare, ma garantendo comunque un alto standard?

La soluzione è il second hand– spiega il divulgatore – . “Molti genitori acquistano tanti vestiti, alcuni nemmeno li usano per i propri bambini e finiscono per buttarli via. Questa operazione genera una montagna di rifiuti tessili. In pratica si contribuisce all’inquinamento del pianeta”.

“Favorire operazioni di second hand è un ottimo modo per abbattere questo fenomeno, mettendo in circolo tessili ancora in ottimo stato e utilizzabili”.

Se un capo di abbigliamento, di ottima fattura, è in buono stato, basta lavarlo per farlo tornare come nuovo.

A tal proposito, nei suoi reel Mattia Berveglieri invita la sua community a lavare sempre i capi nuovi prima dell’uso, perché è possibile che nel passaggio dalla fabbrica al magazzino fino al negozio si possano essere sporcati, siano finiti a terra o altro.

Lavare sempre i vestiti nuovi, quindi, è una buona norma per gli adulti e, soprattutto, per i bambini.

 

In breve

L’informazione dei genitori è la prima arma di difesa per i bambini e i neonati, affinché indossino vestiti prodotti in modo etico, evitando l’insorgenza di irritazioni e dermatiti.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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