Come smettere di allattare: idee pratiche e i consigli dell’esperto

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 12/02/2024 Aggiornato il 12/02/2024

Come smettere di allattare è una delle domande più ricorrenti delle mamme. Vediamo insieme all’esperta come rendere questo passaggio il più delicato possibile per mamma e bambino.

Come smettere di allattare: idee pratiche e i consigli dell’esperto

Come smettere di allattare? E quando farlo? Ecco alcune delle domande che le mamme, chi pochi mesi dopo la nascita di un bimbo, chi un po’ più tardi, si pone. La questione non è sicuramente delle più semplici e chiede quindi di essere affrontata con attenzione e scrupolo. A tal proposito abbiamo chiesto consigli e idee pratiche a Grazia De Fiore, consulente professionale per l’allattamento IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant), coautrice con il dottor Jack Newman del libro “Svezzamento Allattamento”, Coleman Editore.

C’è un’età giusta da rispettare per smettere di allattare il bambino?

Una premessa è d’obbligo. Come confermano i dati della SIP, la Società italiana di pediatria, In Italia meno di un bambino su due all’età di 2-3 mesi viene allattato in maniera esclusiva al seno, con percentuali ancor più basse in alcune regioni come Sicilia e Campania. Solo 3 bambini su 10, quando arrivano a 4-5 mesi, continuano a essere allattati in maniera esclusiva al seno. Eppure, i benefici dell’allattamento, sia per la mamma sia per il bambino, sono ormai ben documentati. L’OMS e l’UNICEF raccomandano di allattare, quando possibile, in modo esclusivo fino ai 6 mesi di età e di prolungare l’allattamento fino ai 2 anni, se desiderato da mamma e bambino. Il latte materno nutre e mantiene l’idratazione del piccolo, è pratico, economico e riduce il rischio di infezioni. «Non ci sono dubbi quindi che il latte materno sia l’alimento migliore per i neonati, pronto ad adeguare nel tempo i valori nutrizionali, così da adattarsi alle esigenze del bambino» conferma l’esperta. «Non esistono quindi ragioni che suggeriscano di smettere di allattare in un momento preciso.

Occhio alle false convinzioni

Esistono però false credenze che spingono le donne a sospendere l’allattamento. Innanzitutto, il latte non finisce: se correttamente stimolato dalla suzione del bebè, il seno continua a produrre latte senza alcun limite temporale, come dimostra storicamente l’impiego ricorrente delle “balie professioniste”. Non è necessario poi interrompere l’allattamento quando la mamma torna al lavoro o se si deve assentare per qualche giorno, magari per un ricovero ospedaliero».

Il latte può essere estratto e conservato per poterlo somministrare al bambino senza sospendere l’allattamento e soprattutto senza andare incontro a un calo di produzione conseguente ad un minor drenaggio del seno. Uno tra i più frequenti ostacoli che spesso spingono le mamme ad abbandonare l’allattamento è costituito dalle cosiddette “crisi di lattazione”: un neonato che fino a un certo momento succhiava in modo regolare cambia atteggiamento e vuole restare attaccato al seno per tutto il tempo; la mamma per questo tende a pensare di non avere latte a sufficienza. «Se il bambino è soddisfatto dal restare al seno, non piange e le urine sono trasparenti vuol dire che si alimenta adeguatamente. Queste crisi di lattazione nella maggior parte dei casi si risolvono in tempi brevi; quindi, il consiglio è di tener duro, mantenere il bambino al seno senza dare aggiunte e soprattutto non smettere di allattare» dichiara Riccardo Davanzo, Responsabile del Tavolo Tecnico Allattamento al Seno (TAS) del Ministero della Salute. Un altro motivo per cui spesso si smette di allattare è la paura che il bambino non cresca. «È importante che le mamme, guidate dai pediatri, siano informate sulle corrette curve di crescita, comprendendo che il ritmo di accrescimento non può essere sempre quello che caratterizza i primi due mesi. È normale, ad esempio, che una bambina di costituzione minuta tra 3 e 6 mesi cresca 400 grammi al mese e non bisogna allarmarsi» specifica Davanzo. E non è necessario neppure smettere di allattare quando si aspetta un altro bebè, è l’ultima precisazione dell’esperta. 

Smettere di allattare, come fare

Non esiste quindi un momento preciso in cui si debba smettere di allattare. «Ma per quanto si riconosca il valore del latte materno, occorre comunque essere consapevoli che qualsiasi esperienza umana ha un inizio e una fine: una mamma può quindi decidere di smettere di allattare a patto che sia una sua libera e volontaria scelta, senza condizionamenti esterni o false convinzioni dovute alla disinformazione» precisa l’esperta. Ecco i suoi consigli pratici su come smettere di allattare serenamente.

  • Evitare brusche interruzioni
    Per il benessere di madre e bambino la fine dell’allattamento al seno dovrebbe avvenire nel modo più graduale possibile. Eliminare intere poppate può risultare un cambiamento troppo brusco; meglio limitare la durata dei pasti e integrarli, se necessario e sempre su consiglio del pediatra, con latte artificiale per consentire una riduzione naturale della produzione di latte. In questo modo, il piccolo può ricevere tutti i nutrienti essenziali per i suoi bisogni. Inoltre, iniziare lo svezzamento progressivamente e senza fretta è il modo migliore perché il corpo della donna si abitui a non produrre latte evitando ingorghi mammari e altri inconvenienti dolorosi.
  • Osservare attentamente il bambino per capire il momento migliore per iniziare a ridurre le poppate
    Se si decide di interrompere l’allattamento gradualmente, il cibo solido potrebbe rappresentare un ottimo alleato. Soprattutto tra i 6 e i 12 mesi i piccoli mostrano grande interesse verso il cibo consumato dai genitori a tavola: fare attenzione a questo fatto consente di individuare i momenti strategici dove l’impresa di interrompere l’allattamento potrebbe rivelarsi più semplice.
  • Ridurre il numero delle poppate
    Facendo così si diminuisce gradualmente la quantità di latte e di riflesso l’interesse del bambino. Se ad esempio il bebè è abituato a otto poppate al giorno, si può passare a sei grazie all’integrazione del cibo solido. I piccoli non accettano subito il cambiamento, ma procedendo con l’introduzione dei solidi, un cucchiaio alla volta per poi aumentare, si possono ottenere ottimi risultati in tempi ragionevoli.
  • Distrarre il piccolo con altre attività interessanti
    Trovare delle distrazioni per far dimenticare al bambino la richiesta del seno può essere utile per raggiungere l’obiettivo. Le idee in questa direzione possono essere tante come, ad esempio, coinvolgerlo in un nuovo gioco oppure portarlo a fare una passeggiata o a giocare al parco.
  • Essere pazienti
    Durante questo delicato periodo di transizione, i bambini possono essere molto esigenti e nervosi in reazione al cambiamento. Ma, nel corso del tempo, imparano che la presenza della madre prescinde dall’allattamento e che è possibile uno scambio d’affetto di qualità anche in modalità differenti. Ma è importante che entrambi i genitori siano pazienti: giocare con il bimbo è sempre un valido sistema per educarlo al cambiamento e comunicare con lui in maniera funzionale.
  • Aumentare le attenzioni
    Dal punto di vista del bambino, non attaccarsi al seno non vuol dire solo non avere più il latte, ma anche perdere momenti esclusivi con la propria madre. La mamma può sopperire a questa esigenza uscendo più spesso con lui, offrendogli più coccole, ritagliandogli nuovi spazi, creando nuovi rituali, senza distrazioni esterne come televisione, cellulare e altri elementi che possano sottrarre l’attenzione di cui necessita.
  • Proporre pasti con regolarità e anticipare la richiesta
    I bambini sono abitudinari e preferiscono ciò che già conoscono. Non sempre, e non subito, associano il cibo alla soddisfazione della fame. Quindi, se si desidera inserire il cibo solido per favorire la riduzione delle poppate, occorre essere metodici e costanti nella proposta dei pasti. La strategia migliore è spesso quella di anticipare le richieste alimentari del bebè.
  • Se si usa il tiralatte, meglio diminuire il numero dei tiraggi
    Riducendo il tempo di estrazione, distanziando le sedute e tirando sempre meno latte, anche la produzione diminuirà. Al contrario l’uso del tiralatte, per estrarre il latte in esubero, potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio. In tal mondo, infatti, si rischia di stimolare ulteriormente la produzione di latte. Se non si riesce a rendere meno teso il seno manualmente e si decide per l’uso del tiralatte come intervento di soccorso, meglio farlo solo per pochi minuti, solo dopo aver massaggiato il seno e aver esercitato piccole compressioni sulle parti meno morbide, preferibilmente durante una doccia calda.

Smettere di allattare secondo il metodo Montessori

Il metodo Montessori ha come primario interesse l’educazione dei bambini dopo lo svezzamento. Non fornisce quindi precise direttive sul quando e come smettere di allattare. Si possono comunque desumere alcune indicazioni dal pensiero montessoriano, in particolare dal presupposto di fondo che è focalizzato sul concetto di autonomia del bambino e sul predisporre l’ambiente in modo tale da favorirla portando il primo possibile il piccolo all’indipendenza. Creare un terreno che sostenga la crescita e lo sviluppo armonioso dei piccoli significa quindi per la pedagogia montessoriana rispettare le esigenze del bambino, ma anche quelle della madre. Che, pur consapevole dell’importanza e del valore dell’allattamento al seno, dovrebbe sempre essere lasciata libera di decidere quando e come smettere di allattare. Importante in un’ottica montessoriana è fare in modo che la madre coinvolga sempre il bambino nella sua decisione di smettere di allattare, una decisione che dovrebbe comunque sempre essere presa rispettando i tempi del bambino, senza forzarlo in un senso o nell’altro. Il passaggio al cibo solido dovrebbe sempre avvenire comunque con gradualità, offrendo in alternativa alla poppata coccole oppure attività stimolanti di vario genere che risultano di supporto al piccolo in questa difficile fase di transizione. Fondamentale quindi in questo momento delicato che la mamma cerchi di mantenere sempre un atteggiamento rassicurante che faccia da sostegno al percorso di crescita e autonomia del bambino, che passa anche per lo svezzamento.

 

Smettere di allattare: altri consigli

Allontanarsi dal seno materno per un bambino è molto difficile: ecco perché è consigliabile tra le strategie del come smettere di allattare evitare inganni come quello di applicare cerotti o sostanze amare sui capezzoli oppure allontanarsi da casa per qualche giorno. Queste iniziative non fanno altro che far sentire il piccolo abbandonato e rendono ancora più difficile la transizione. «Questa fase può essere anche molto delicata per la madre che può sperimentare emozioni negative come senso di colpa, nostalgia, tristezza» commenta l’esperta. «Riconoscere i propri sentimenti, accettarli e trasformarli in nuova forza è il compito che spetta in questo momento delicato sia alla mamma sia al figlio, impegnati a trovare nuovi modi per scambiarsi reciprocamente affetto e nutrizione». La fine dell’allattamento può rappresentare infatti la perdita di quel legame forte e unico tra madre e figlio che, proprio come avviene quando si elabora un lutto,  devono riorganizzare i loro modi di relazionarsi, il loro stile di vita, le loro abitudini quotidiane. Alcune madri riescono a vivere questo momento più serenamente, altre ancora avvertono grandi difficoltà a risollevarsi.

Procedere gradualmente

Questo anche perché fisiologicamente l’astinenza comporta un brusco calo ormonale di ossitocina ed endorfine, con conseguenze negative dal punto di vista psicologico. L’intensità di queste emozioni negative può essere maggiore se l’allattamento ha avuto un inizio difficoltoso, se l’interruzione è prematura (entro il primo trimestre di vita del lattante) oppure obbligata a causa fattori esterni (sociali, medici, professionali…). Frustrazione, sensazione di fallimento e di inadeguatezza, senso di colpa, sentimento di espropriazione, aggressività sono tutte emozioni che possono accompagnare la fine dell’allattamento. «Il consiglio per vivere al meglio questo momento è quello di non fissare scadenze per il suo termine, ma di rendere dolce e costante la transizione, in modo da poter regolare più facilmente le emozioni e darsi il tempo di accettare quella che sarà la fine dell’allattamento» suggerisce De Fiore. «Anche concedersi momenti di svago personale come riprendere l’attività fisica oppure vedere un’amica può essere un modo per riconnettersi con il piacere di prendersi cura di sé, del proprio essere donna. Può rivelarsi prezioso anche parlare con altre madri: a volte si può rimanere sorpresi dalle loro diverse “ricette di maternage”, che dimostrano come ogni bambino sia diverso e necessiti di una strategia ad hoc».

 

In copertina foto di Keira Burton via Pexels.com

 
 
 
 
 
 
 
 

In breve

Come smettere di allattare? E’ la domanda che le mamme si fanno quando i piccoli cominciano a crescere. Va tenuto presente innanzitutto che non esiste un momento preciso in cui farlo. Quello che conta è che la decisione di smettere di allattare venga presa in tutta libertà. Qualche piccola strategia poi può essere utile perché sia la mamma sia il piccolo vivano con serenità questa delicata fase di transizione.

 

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