Continua a crescere la denatalità. Nascono sempre meno bambini

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 18/01/2021 Aggiornato il 18/01/2021

Nel 2019 sono nati quasi 20mila bambini in meno rispetto al 2018. Per il settimo anno consecutivo, il tasso di denatalità è in aumento

Continua a crescere la denatalità. Nascono sempre meno bambini

In Italia ci sono sempre meno bambini. Per il settimo anno consecutivo, il tasso di denatalità è in aumento. A dirlo i dati Istat 2019, secondo cui due anni fa i nuovi nati sono stati 420.084, quasi 20mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 156mila in meno rispetto al 2008.

Emergenza culle vuote

A diminuire sono stati soprattutto i figli di genitori entrambi italiani: nel 2019 hanno raggiunto quota 327.724, per un calo di 152mila unità rispetto al 2008. Il problema della denatalità, dunque, sta diventando sempre più importante per il nostro Paese. Le nascite ormai sono decisamente inferiori ai decessi: sempre nel 2019 sono state 435mila contro 647mila. È quanto emerge dal libro bianco “La salute della donna – La sfida della denatalità”, realizzato da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie al supporto di Farmindustria.

L’Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo

Al 1° gennaio 2020 gli italiani erano circa 60 milioni, 116mila in meno rispetto all’anno precedente (). La popolazione continua a invecchiare e fa sempre meno figli. Già oggi, per 100 bambini di età inferiore ai 15 anni ci sono 161 over 64 e tra vent’anni il rapporto sarà di 100 a 265: numeri che rendono l’Italia il secondo Paese più vecchio al mondo. A breve tre quinti dei bambini non avranno fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni.

Molte coppie non riescono a realizzare i loro desideri

Le donne fanno figli sempre più tardi. L’età media delle madri al parto è pari a 32 anni, mentre il numero di figli per donna (il tasso di fecondità) rimane costante, pari a 1,29. Eppure, ben il 46% degli italiani che desidera procreare vuole due figli: evidentemente c’è un divario fra quanto si vorrebbe e quanto si riesce a realizzare. “Il costante calo annuale delle nascite che si registra nel nostro Paese, causato dalla riduzione delle donne in età fertile, dal basso indice di fecondità e dal basso livello di occupazione femminile, avrà un impatto anche sul piano economico” avverte Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda. 

Le giovani donne sono in calo

La denatalità di oggi è il risultato, almeno in parte, del baby-bust: la fase di forte calo della fecondità registrata fra il 1976 e il 1995, culminata con il minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995. Le donne che oggi hanno un’età compresa fra i 44 e i 25 anni, quelle cioè che sono nell’età in cui comunemente si diventa madri, sono poche. L’apporto dell’immigrazione aveva ridotto gli effetti del baby-bust, ma la popolazione straniera residente sta invecchiando e non sta venendo sostituita in modo consistente da una giovane propensa a fare figli.

Un trend che sembra destinato a proseguire

La denatalità riguarda anche i primi figli: nel 2019 sono stati 200.291 (-29,5% sul 2008), pari al 47,7% del totale dei nati. Complessivamente i figli di ordine successivo al primo sono diminuiti del 25% nello stesso arco temporale. Un dato che dimostra che le coppie, specie giovani, hanno difficoltà a uscire dalla casa dei genitori e a formare una nuova famiglia con figli.

La denatalità registrata nel 2019 sembra proseguita nel 2020. Infatti,  secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-agosto 2020, le nascite sono state oltre 6.400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Probabilmente, nei mesi successivi il calo sarà ancora maggiore considerati gli effetti della pandemia di Covid-19.

 

 

 
 
 

Da sapere!

A causa della denatalità, nei prossimi anni avremo una quota insufficiente di nuovi lavoratori. Fra l’altro, 10 milioni di donne sono costrette a rinunciare al lavoro o perdono il lavoro a causa di problematiche di conciliazione famiglia-lavoro.

 

Fonti / Bibliografia

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