Boel test: un semplice esame per capire se il piccolo “sente” bene

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 27/01/2012 Aggiornato il 27/01/2012

Il Boel test è un esame che consente di accertare se il bimbo sente bene e non ha problemi di udito. Spesso, però, per essere certi del risultato, deve essere ripetuto

Boel test: un semplice esame per capire se il piccolo “sente” bene

Il Boel test è un semplice esame che il pediatra di base fa al bambino intorno agli otto mesi di vita in occasione dei bilanci di salute di routine: in pratica, lo specialista, con il Boel test osserva le reazioni del piccolo per accertarsi che ci senta bene e che non abbia quindi disturbi uditivi.

Come si procede

Il Boel test, innanzitutto, va eseguito in un ambiente tranquillo e silenzioso. Il bimbo è in braccio alla mamma, mentre il medico gli sta seduto di fronte. Gli strumenti cui si ricorre sono in genere due: un bastoncino rosso (detto gripper) e due coppie di anelli muniti di un campanellino che il pediatra infila sulle dita (balls and bells). All’inizio l’attenzione del piccolo viene attirata dal bastoncino rosso che va fatto muovere davanti ai suoi occhi (“oggetto distraente”). A questo punto, la mano che regge i campanellini va posizionata dalla parte opposta rispetto a quella in cui è rivolto lo sguardo del bebè e va mossa energicamente per produrre un suono improvviso e intenso. In assenza di disturbi dell’udito, il piccolo dovrebbe subito girarsi verso la fonte sonora.
Il test va poi ripetuto dall’altro lato per controllare la funzionalità uditiva del secondo orecchio. L’esame dura in tutto una decina di minuti.

Spesso va ripetuto

Con una certa frequenza capita che il bambino non evidenzi una reazione corretta al test anche in assenza di un effettivo disturbo dell’udito. Ciò può dipendere da diversi fattori: la presenza di un raffreddore, per esempio, che spesso si associa a una temporanea riduzione della sensibilità uditiva per effetto dell’accumulo di muco all’interno dell’orecchio. A volte, poi, è semplicemente la tendenza a distrarsi del piccolo a impedire un’esecuzione corretta dell’esame. Proprio per questi motivi, se la prima volta il bebè non reagisce come dovrebbe al Boel test, il medico ripete l’esame dopo una settimana.
Se, anche in occasione di questa seconda esecuzione, il bebè risponde in modo anomalo dovrà essere sottoposto a controlli più approfonditi per verificare la presenza del deficit all’udito e le cause alla sua origine.

Serve a identificare due tipi di difetti di trasmissione

I difetti di trasmissione riguardano l’orecchio esterno (costituito dal padiglione e dal canale uditivo esterno, che servono a convogliare il suono) e l’orecchio medio (piccola cavità collocata oltre la sottile membrana detta timpano, che svolge la funzione di un trasmettitore e di un amplificatore dei suoni) e sono provocati da un’alterazione (quale un tappo di cerume o un’infiammazione come l’otite catarrale) che ostacola il passaggio del suono all’orecchio interno (la struttura che trasforma le vibrazioni sonore in impulsi elettrici, che tramite il nervo acustico raggiungono il cervello).

I difetti di percezione

Sono causati da una lesione o da un’anomalia dell’orecchio interno di origine congenita o acquisita in seguito a un trauma o a una malattia.

In breve

L’esame per l’udito

Si chiama Boel test e serve a identificare nel bambino intorno agli 8 mesi di vita due tipi di difetti di trasmissione che possono interessare l’orecchio medio e quello interno, di norma causati da un’infiammazione come l’otite catarrale o da un tappo di cerume. L’esame, da ripetere spesso, è semplice, non invasivo e dura al massimo 10 minuti.

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