Perché al neonato si fa l’iniezione di vitamina K appena nasce?

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 02/07/2025 Aggiornato il 09/07/2025

È una pratica che viene eseguita di routine sui nuovi nati per proteggerli dal rischio di emorragie. Infatti, tutti i bambini nascono con bassi livelli di vitamina K, una sostanza indispensabile per la coagulazione del sangue.

vitamina K neonato

Dopo il parto, una delle prime manovre mediche che il personale sanitario effettua sul neonato è l’iniezione di vitamina K. Si tratta di un intervento di routine, rapido e indolore, di cui i genitori spesso nemmeno si accorgono, ma fondamentale per la salute del bebè.

Infatti, serve per prevenire la malattia emorragica del neonato (VKDB), una condizione rara ma potenzialmente molto pericolosa, legata alla fisiologica carenza di vitamina K presente alla nascita.

Questa semplice iniezione protegge il bebè dal rischio di sanguinamenti da naso, gengive e mucose, perdite di sangue nell’intestino e a livello dell’ombelico ed emorragie cerebrali. La procedura è considerata sicura, efficace e indispensabile da tutte le principali organizzazioni sanitarie.

Vitamina K ai neonati 

L’iniezione di vitamina K ai neonati costituisce una pratica medica ordinaria in molti Paesi, Italia inclusa. In genere, viene effettuata entro le prime sei ore dal parto perché tutti i bambini nascono con livelli molto bassi di vitamina K, una sostanza cruciale per la coagulazione del sangue. Infatti, durante la gravidanza la mamma ne trasferisce solo piccole quantità attraverso la placenta.

Inoltre l’intestino dei bebè appena nati non è ancora colonizzato dai batteri che sono in grado di sintetizzarla (gran parte di questa sostanza viene prodotta da batteri che vivono nel nostro intestino). Di conseguenza, nelle prime settimane di vita tutti i bebè sono a rischio di emorragie, specialmente quelli allatti al seno, poiché il latte materno, sebbene sia un alimento completo, il migliore in assoluto per un neonato, ne contiene dosi minime.

Per questa ragione, subito dopo la nascita si corre ai ripari con una somministrazione mirata. In realtà, otre che per via intramuscolare, la vitamina K può essere somministrata anche per via orale (in più dosi), tuttavia l’iniezione è generalmente considerata il metodo più efficace e sicuro. Le principali società scientifiche e autorità sanitarie, fra cui la Società Italiana di Neonatologia e l’American Accademy Pediatrics, raccomandano di esegue una somministrazione intramuscolare di 0,5 – 1 mg di vitamina K a tutti i nuovi nati.

L’importanza della vitamina K 

La vitamina K è una sostanza liposolubile indispensabile all’organismo. In particolare, contribuisce alla produzione di alcuni elementi che servono per la coagulazione del sangue e sono essenziali per fermare il sanguinamento. Se è carente, anche un piccolo trauma o normali processi fisiologici (come il distacco del cordone ombelicale) possono causare eccessive perdite di sangue. In sua assenza, si possono verificare anche emorragie spontanee, non legate a traumi. Grazie a questo suo effetto, la vitamina K previene la malattia emorragica del neonato o VKDB, dall’inglese Vitamin K Deficiency Bleeding, una patologia che può presentarsi in tre forme:

  • VKDB precoce, che si manifesta entro 24 ore dalla nascita. Può causare emorragie all’addome o cerebrali;
  • VKDB classica, che compare dopo le prime 24 ore ed entro la prima settimana di vita del bambino. In genere, è la forma più lieve e può causare sanguinamento dal cordone ombelicale, dall’intestino o dai punti di prelievo;
  • VKDB tardiva, che si manifesta tra la seconda settimana di vita e i tre mesi di età. È la più pericolosa perché può provocare emorragie cerebrali.

Alcuni studi suggeriscono che la vitamina K possa contribuire anche al metabolismo del calcio e alla salute delle ossa. Una sua carenza potrebbe quindi provocare un indebolimento delle ossa.

Per prevenire la malattia emorragica del neonato, già nel 1961 è stata introdotta la somministrazione intramuscolare di vitamina K a tutti i neonati al momento della nascita. Ancora oggi, l’iniezione di vitamina K è considerata il gold standard per la prevenzione dalle principali organizzazioni sanitarie, fra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, perché a differenza della supplementazione orale, protegge anche della forma tardiva di VKDB.

Controindicazioni o effetti indesiderati

La somministrazione di vitamina K è considerata una procedura sicura. Tuttavia, come qualsiasi intervento medico, può generare degli effetti collaterali, sebbene in casi rari. Talvolta, nel punto dell’iniezione possono verificarsi lievi gonfiori o arrossamenti.

In un numero estremamente esiguo di bambini possono manifestarsi reazioni allergiche (con orticaria e difficoltà respiratorie), in genere legate agli eccipienti piuttosto che alla vitamina K in sé. In passato sono emersi sospetti su un possibile legame tra l’iniezione di vitamina K e un aumentato rischio di leucemia, ma gli studi successivi non hanno evidenziato alcuna correlazione significativa. Oggi la comunità scientifica considera la procedura sicura e indispensabile.

Non esistono nemmeno controindicazioni assolute alla somministrazione di vitamina K. L’iniezione può essere eseguita anche nei neonati prematuri o con altre condizioni mediche. Naturalmente, prima viene sempre fatta una valutazione pediatrica, al fine di valutare pro e contro specifici.

 

 
 
 

In breve

Tutti i bambini nascono con livelli molto bassi di vitamina K, una sostanza essenziale per la coagulazione del sangue. Per questo motivo, nei primi giorni e nelle prime settimane di vita sono a rischio emorragie. Per proteggerli, le società scientifiche e le autorità sanitarie raccomandano di eseguire un’iniezione di vitamina K entro sei ore dal parto. Si tratta di una misura preventiva semplice e sicura che tutela la loro salute.

 

 

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