Il neonato non dorme, che cosa fare?

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 19/01/2015 Aggiornato il 26/01/2015

Il ritmo sonno-veglia nel bebè, fino ai tre mesi di vita, è molto diverso da quello del bambino più grandicello, soprattutto perché il piccolo non fa differenza tra il giorno e la notte

Se il neonato non dorme

Occorre chiarire innanzitutto che il bebè non lo fa “apposta”, ma semplicemente non si rende conto che nel mondo degli adulti la notte è fatta per riposare. Il suo ritmo sonno-veglia è legato alla fame, alle sete e alla necessità di essere cambiato, stimoli primari che sorgono a qualsiasi ora del giorno e della notte. Un neonato da zero a tre mesi, in genere, dorme tre-quattro ore, passate le quali si sveglia per mangiare, quindi si riaddormenta di nuovo e così nelle ventiquattro ore, senza distinzione tra giorno e notte.

Proprio per questa sua elasticità non si può parlare di insonnia nel neonato. L’insonnia, infatti, è un disturbo tipico dell’adulto. Se il piccolo non dorme di notte, dorme di giorno, perché ha dei tempi di recupero straordinari. Capacità che, purtroppo, manca ai suoi genitori. Stare con un bimbo così piccolo durante i primi mesi significa quindi adattare i propri ritmi ai suoi e non tentare di fare il contrario. In poche parole, bisogna cercare di dormire quando lui dorme e svegliarsi quando si sveglia, senza farsi prendere dallo sconforto o dall’irritazione pensando che lo faccia apposta.

Entrano in gioco diversi fattori

Non esiste un bambino “standard”, in quanto ognuno ha dei ritmi diversi in base al proprio carattere e agli stimoli che lo circondano. Esistono bambini che si addormentano anche in mezzo alla confusione e bambini ai quali basta il minimo rumore per svegliarsi. Non esiste nemmeno il “gene” dell’irrequietezza notturna, ma è vero che esiste una familiarità. Chiedere ai propri genitori se da piccoli si dormiva oppure no può dare un’idea di quello che ci aspetta con i propri figli. Gioca un ruolo importante anche il carattere dei genitori, in particolare quello della mamma, che è la persona dalla quale il bimbo dipende maggiormente. Una mamma molto nervosa e agitata comunica al bebè meno tranquillità di una mamma calma e serena.

Non bisogna, però, perdere di vista il fatto che ciò che unisce ogni bambino alla propria madre, indipendentemente dal carattere e dal contesto sociale, è un vero e proprio rapporto animale. Quindi anche il cucciolo d’uomo segue i ritmi e le esigenze dettati dalla natura: sei pasti e sei pause di riposo, oppure sette pasti e sette pause di riposo. È tutto molto fisiologico (cioè naturale) e l’unica cosa da fare è seguire questo ritmo. Il problema può sorgere quando, dopo un breve periodo in cui si è disposti ad assecondare i ritmi naturali del bimbo, si vuole imporre i propri, tentando di convincerlo a dormire otto ore per notte. Non è semplice. Si tratta, infatti, di un passaggio delicato che va costruito poco alla volta.

Seguire i riti della buonanotte

Il neonato impara subito la differenza tra la sua culla e il lettone di mamma e papà. È, quindi, importante costruire un rituale per farlo addormentare, rispettarlo ogni sera e non cedere né ai suoi ricatti né alla propria stanchezza. La cosa più importante, infatti, consiste nell’abituarlo a staccarsi dai genitori al momento della nanna. Ecco come:

  • non eccitarlo con giochi o distrazioni prima della nanna: è consigliabile, quindi, abbassare le voci, spegnere qualche luce e preparare l’ambiente al riposo e alla tranquillità;
  • rilassarlo con il bagnetto: la maggior parte dei neonati apprezza il contatto con l’acqua calda del bagnetto e si predispone più facilmente al sonno;
  • mettere il bimbo nella culla ancora sveglio e farlo addormentare lì. Se lo si lascia addormentare in braccio ai genitori, è più probabile che se si sveglia nel cuore della notte voglia tornare dove si è addormentato;
  • dare al piccolo un oggetto che gli ricordi l’odore della mamma. Basta un fazzoletto o una sciarpetta posti accanto a lui sul cuscino perché senta la presenza della mamma e si tranquillizzi all’istante;
  • non lasciarlo solo in una culla troppo grande. Il bimbo cerca delle certezze, dei punti di riferimento. Abituato per nove mesi al calore avvolgente dell’utero materno, non ama gli spazi aperti;
  • interagire con il bebè il meno possibile durante i pasti notturni e se possibile, cambiarlo senza toglierlo dal lettino. In questo modo il piccolo, soddisfatta la fame, si riaddormenterà subito.
Le risposte ai dubbi più frequenti

Che cosa fare se dorme tanto durante il giorno?

In questo caso bisogna educare il piccolo a distinguere il giorno dalla notte. Di giorno, quindi, occorre condurre una vita normale senza timore di svegliarlo, esporlo alla luce; uscire a passeggiare, cambiarlo, lavarlo, giocare con lui. Di notte, invece, limitare al massimo le attività “eccitanti” e abbassare le luci e le voci.

È meglio la culla o il lettone?

Senza dubbio, la culla, perché è importante che il piccolo si abitui da subito a dormire da solo. Tutt’al più la culla può essere posta di fianco al letto di mamma e papà. È bene, inoltre, mantenerla sempre nello stesso posto, anche per i riposini diurni, perché associ la culla al sonno. Se durante il giorno non lo si vuole “perdere di vista”, basta mettere vicino a lui una ricetrasmittente per neonati.

Perché verso sera comincia a piangere disperatamente?

Se oltre a piangere, solleva anche le gambine come se stesse scalciando, può essere in preda a una colica gassosa. Si tratta di dolorosi mal di pancia causati dall’eccessiva ingestione di aria durante la poppata o dalla fermentazione del latte e legati all’immaturità dell’apparato gastrointestinale del piccolo. Le coliche gassose sono un’eventualità naturale e destinate a risolversi spontaneamente man mano che il bimbo cresce. In ogni caso, per alleviargli il dolore, lo si può prendere in braccio e cullarlo e aiutarlo a espellere l’aria in eccesso massaggiandogli delicatamente il pancino.

Quando inizierà a dormire di più la notte?

Dipende molto dai genitori. Se mamma e papà lo abituano al riposo seguendo un rituale, regolarizzando i suoi orari e comportandosi con naturalezza e tranquillità, già prima dei tre mesi il bimbo imparerà a distinguere il giorno dalla notte e loro vivranno sonni più tranquilli. Altrimenti occorre aspettare almeno i quattro-sei mesi di età.

Gli si può dare la camomilla?

Fino ai tre mesi di vita, il neonato non ha bisogno di bere, in quanto tutti i liquidi che necessita gli vengono dal latte materno. A partire dai quattro-sei mesi invece, se durante il giorno i pasti sono regolari, può sospendere la poppata notturna. In questo caso dargli da bere la camomilla, lo costringerà a svegliarsi di notte perché bagnato.

Meglio a pancia in su o a pancia in giù?

La posizione di sicurezza del neonato è a pancia in su (supina), o tutt’al più su un fianco, perché in caso di rigurgito può girare la testa di lato. La posizione a pancia in giù (prona), un tempo raccomandata dai pediatri, è invece sconsigliata, in quanto non agevola la respirazione del neonato.

Come fare con due gemelli?

I gemelli hanno condiviso un’intimità molto intensa nei nove mesi trascorsi nel pancione della mamma e non ha senso dividerli al momento del sonno perché si sentirebbero soli. Il segreto perché si rilassino e si addormentino, quindi, è metterli nella stessa culla in posizione testa-piedi, proprio come quando stavano nella pancia della mamma.

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