Risvegli notturni dei bambini: quando piangono è meglio calmarli

Roberta Camisasca Pubblicato il Aggiornato il 27/12/2018

I risvegli notturni dei bambini non vanno ignorati. E bene, invece, rassicurare i piccoli e calmarli. Ecco perché

Contrordine: è controproducente ignorare i risvegli notturni dei bambini, lasciandoli piangere. È la conclusione cui sono giunti i ricercatori della Pennsylvania State University, secondo cui confortare il bimbo quando piange con il tempo lo aiuta a ridurre la frequenza dei risvegli notturni.

Fondamentali i primi tre mesi di vita

Contrariamente a quanto pensato finora, ovvero di lasciar piangere un bambino nella speranza che si riaddormenti autonomamente, confortare un neonato sotto i tre mesi di vita che ha risvegli notturni può ridurre questo fenomeno: oltre i tre mesi, invece, gli interventi dei genitori potrebbero avere un impatto minimo su questa abitudine. In base alle loro osservazioni, il team ha scoperto che rispondere risvegli notturni dei bambini prima dei tre mesi di vita è servito a far perdere loro più rapidamente questa abitudine. Mentre per i bambini che avevano già compiuto i tre mesi, la velocità con cui imparavano a dormire più a lungo era indipendente dal fatto che i genitori fossero intervenuti o meno al momento dei risvegli notturni.

Superati i vecchi modelli

I risultati, precisano i ricercatori, contraddicono il famoso approccio “cry it out”, che prevede di lasciare che i bambini piangano per un periodo specifico di tempo, ovvero fino a quando non si riaddormentano, senza l’aiuto dei genitori. Molti libri raccomandano questo metodo per promuovere lo sviluppo del sonno indipendente, partendo dal presupposto che una risposta pronta da parte dei genitori potrebbe incoraggiare i neonati a continuare a svegliarsi. Ipotesi smentita da questo studio.

Tre regole per sogni d’oro

Secondo il progetto della Sicupp (Società italiana cure primarie pediatriche) intitolato “Dormire bene per crescere bene”, le tre regole d’oro per il sonno sereno dei bambini nel primo anno di vita sono: far dormire il piccolo sempre nella stessa stanza, evitando di farlo addormentare in ambienti diversi, rispettare l’orario in cui va a nanna e dai 3-4 mesi di vita (da quando compare la fase di addormentamento), dissociare la fase dell’alimentazione da quella del sonno, che vuol dire staccarlo dal seno o dal biberon quando si sta per addormentare e metterlo nel lettino.

 
 
 

Da sapere!

Se il bambino si sveglia di notte non è necessario prenderlo in braccio: è sufficiente fargli sentire il contatto dei genitori con una carezza e parlandogli piano.

 

 

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