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Mantenere mamma e bambino vicini fin dai primissimi istanti di vita: è questa l’essenza del rooming in, la pratica che rivoluziona il concetto tradizionale di maternità in ospedale.
A differenza della classica nursery – dove i neonati trascorrono gran parte del tempo insieme e vengono portati alla mamma solo per la poppata –, questa scelta permette al piccolo di rimanere nella stanza della mamma giorno e notte, salvo che per i controlli pediatrici di routine.
In Italia non presente in tutti gli ospedali ma è sicuramente molto consigliato alle mamme. E vicinanza non significa solitudine. In qualsiasi momento, sia di giorno che di notte, la mamma può richiedere il supporto della nursery per potersi riposare e recuperare le forze.
<<Il rooming-in in ospedale è una pratica che tutta la comunità scientifica, sia italiana sia internazionale, considera di fondamentale importanza per promuovere e favorire la relazione mamma-bambino. Ma attenzione: rooming-in in ospedale non significa disinteressarsi completamente della gestione del neonato, affidandola solo alla madre fin dal minuto successivo alla nascita. Le linee guida del rooming in parlano chiaro: “il rooming-in in ospedale va proposto fornendo il necessario sostegno pratico e psicologico alla nuova famiglia”.
Significa che non si può obbligare una mamma che chiede aiuto, affermando di non farcela a occuparsi di suo figlio, a provvedere a lui in tutto e per tutto.>> afferma il Dottor Leo Venturelli, pediatra di famiglia, è il responsabile dell’educazione alla salute della SIPPS (Società italiana di pediatria preventiva e sociale).
Pro e contro del rooming in
<<L’imperativo categorico deve essere “personalizzazione della pratica”. Se è vero infatti che la gestione separata di mamma e neonato, che era la consuetudine fino a un passato non troppo lontano è molto poco naturale perché non favorisce l’allattamento al seno e può addirittura essere fonte di sofferenza per la donna, lo è altrettanto che se una neomamma è troppo provata e debilitata dal parto deve avere il diritto di poter riposare. Senza sentirsi in colpa e senza essere costretta a occuparsi del bambino>>.
Dottore, si ha spesso l’impressione che il rooming in ospedale sia pensato per il benessere del bambino ma non tenga conto di quello della mamma.
<<Non possiamo fare di ogni erba un fascio. Sarebbe un errore gravissimo. Tuttavia è ovvio che al personale sanitario che opera nei reparti di ostetricia e ginecologia deve stare a cuore il benessere di mamma e bambino allo stesso identico modo. Non foss’altro perché se sta bene la madre sta bene anche il piccolino. E questo è un dato di fatto incontrovertibile>>.
Quando rifiutare il rooming in
Le donne che hanno la possibilità di rifiutare il rooming in e lo fanno tendono a sentirsi tremendamente in colpa. Cosa può dire a queste mamme?
<<La priorità per una puerpera deve essere quella di recuperare le forze. Se una donna non se la sente di alzarsi per provvedere al bambino, ma preferisce limitarsi ad allattarlo deve sentirsi libera di farlo: non è certo questo che fa giudicare una mamma “non brava”. Va detto anche che ormai, se il parto è andato bene, non ci sono state complicazioni e il neonato è sano la dimissione dall’ospedale avviene mediamente in 48 ore: è lecito decidere di approfittare di questo brevissimo periodo per riposare senza la preoccupazione di un bebè da accudire>>.
Che consiglio può dare alle neomamme per i primi giorni a casa con il bebè?
<<Non chiedere troppo a se stesse. Delegare qualunque incombenza non debbano svolgere in prima persona. Dormire (o comunque) riposare anche sulla base del sonno del bambino: se il piccolo tende a piangere di notte e a stare tranquillo di giorno, coricarsi accanto a lui ogni volta che c’è l’occasione di sfruttare le ore di pace. Infine, evitare di ricevere troppi ospiti fin dalle prime settimane dopo il parto. Le visite stancano e non è una buona idea che il bambino, almeno quando è molto piccolo, venga a contatto con numerose persone, che potrebbero portare in casa dei microbi. In generale, il bambino non deve essere baciato da chi non appartiene al nucleo familiare. Ben vengano invece le nonne, le sorelle e chiunque sia disponibile a dare realmente una mano nella gestione della casa, della cucina e della spesa>>.
Le regole inderogabili
Per la prevenzione sia del collasso post natale, sia dell’altro drammatico evento chiamato con la sigla SIDS (Sudden infant death sindrome), in italiano “morte in culla” o “morte bianca” esistono regole da applicare in maniera puntuale e costante. Anche le cause della morte bianca ancora oggi non sono state chiarite.
- Coricare il bebè sempre e solo a pancia in su
- Allattare al seno
- Non fumare in gravidanza e non esporre il bambino al fumo passivo
- Aerare le stanze in cui eventualmente si fuma prima di farvi rientrare il bambino
- Non coprirlo eccessivamente durante il sonno
- Non surriscaldare la stanza in cui il piccolo dorme: la temperatura ideale è intorno ai 18 massimo 20 gradi
- Non utilizzare materassi e cuscini morbidi, in cui il bimbo possa sprofondare
- Non lasciare spazi vuoti tra materasso e lettino
- Tenere la culla del neonato nella stanza matrimoniale, ma non far dormire il bebè nel lettone
- Non adagiarlo mai nella culla o nel lettino con addosso catenine, braccialetti o simili
- Offrire il ciuccio quando l’allattamento al seno è bene avviato.
In breve
Il rooming in è la pratica ospedaliera che permette a mamma e neonato di restare insieme nella stessa stanza giorno e notte, favorendo l’allattamento e il legame affettivo fin dalla nascita. A differenza della nursery tradizionale, la separazione avviene solo per i controlli medici di routine, pur garantendo sempre alla madre la libertà di richiedere l’intervento del personale per riposare in sicurezza.
