Idrocele nei bambini: le cause e come si cura

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana Pubblicato il 13/07/2026 Aggiornato il 13/07/2026

Non provoca dolore, tende a risolversi spontaneamente ma serve una diagnosi per distinguerlo da altre condizioni.

Neonato sul vasino

L’idrocele nei bambini è una condizione caratterizzata dall’accumulo di liquido nella membrana che avvolge il testicolo, causando un rigonfiamento dello scroto.

Si tratta di un disturbo piuttosto frequente nei neonati e nei bambini piccoli e, nella maggior parte dei casi, non provoca dolore né particolari fastidi.

Lo scroto appare aumentato di volume, generalmente su un solo lato, anche se l’idrocele può interessare entrambi i testicoli.

Il gonfiore può rimanere stabile oppure variare durante la giornata, diventando più evidente quando il bambino piange, tossisce o è particolarmente attivo.

Nella maggior parte dei neonati è una condizione benigna destinata a una risoluzione spontanea entro i primi anni di vita.

Tuttavia, quando il rigonfiamento persiste, aumenta di dimensioni oppure si associa ad altri sintomi, è importante richiedere una valutazione specialistica per escludere la presenza di altre patologie, come l’ernia inguinale nei bambini.

Le cause

L’idrocele nel neonato è legato quasi sempre al normale sviluppo del testicolo durante la gravidanza.

Prima della nascita, infatti, i testicoli si formano all’interno dell’addome e successivamente scendono nello scroto attraverso un piccolo canale chiamato dotto peritoneo-vaginale. Una volta completata la discesa, questo canale dovrebbe chiudersi spontaneamente.

Quando la chiusura non avviene completamente, il liquido presente nella cavità addominale può continuare a passare nello scroto, causando il cosiddetto idrocele comunicante.

In questo caso il gonfiore può modificarsi nel corso della giornata perché il liquido entra ed esce dalla sacca che circonda il testicolo.

Esiste anche una forma definita idrocele non comunicante, nella quale il dotto si è chiuso correttamente ma rimane del liquido intrappolato attorno al testicolo. Questa forma tende a mantenere dimensioni più stabili e spesso si riassorbe spontaneamente con la crescita.

L’idrocele nei bambini è più frequente nei nati prematuri, perché la chiusura del dotto peritoneo-vaginale potrebbe non essere ancora completata al momento della nascita.

In alcuni casi può comparire anche dopo un trauma, un’infiammazione o un’infezione del testicolo, sebbene queste situazioni siano molto meno comuni in età pediatrica.

Diagnosi

La diagnosi dell’idrocele nei bambini è prevalentemente clinica e si basa sulla visita del pediatra o del chirurgo pediatrico.

Durante l’esame obiettivo il medico osserva lo scroto, valuta la consistenza del rigonfiamento e verifica se le dimensioni cambiano con la posizione del bambino o durante la visita.

Uno degli strumenti diagnostici più semplici è la transilluminazione. Illuminando lo scroto con una luce, il liquido lascia passare facilmente il fascio luminoso, permettendo di distinguere l’idrocele da altre masse solide.

Quando necessario, lo specialista può prescrivere un’ecografia scrotale, un esame non invasivo e privo di radiazioni che consente di confermare la presenza di liquido intorno al testicolo e di escludere altre possibili cause del gonfiore, come:

  • ernia inguinale
  • cisti del funicolo spermatico
  • patologie del testicolo
  • altre anomalie dello scroto.

L’ecografia è particolarmente utile quando la diagnosi clinica non è del tutto chiara oppure quando il gonfiore presenta caratteristiche insolite.

Cosa fare in caso di ernia inguinale nei bambini

Cosa fare

Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento immediato.

Quando l’idrocele nei bambini viene diagnosticato nei primi mesi di vita, il pediatra preferisce generalmente effettuare un monitoraggio attraverso controlli periodici.

Molti bambini, infatti, guariscono spontaneamente entro i primi 12-24 mesi grazie alla chiusura naturale del dotto peritoneo-vaginale e al progressivo riassorbimento del liquido.

L’osservazione rappresenta, quindi, la strategia più indicata nei casi non complicati.

Se invece l’idrocele persiste oltre i 2-3 anni di età, aumenta progressivamente di volume, provoca fastidio oppure viene associato a un’ernia inguinale, il chirurgo pediatrico può proporre l’intervento chirurgico.

L’operazione consiste nella chiusura del dotto peritoneo-vaginale e nell’eliminazione della raccolta di liquido che circonda il testicolo.

Si tratta di un intervento di chirurgia pediatrica eseguito in anestesia generale e, nella maggior parte dei casi, in regime di day surgery, permettendo al bambino di tornare a casa nello stesso giorno.

L’intervento chirurgico ha percentuali di successo molto elevate e le complicanze sono rare quando viene eseguito da équipe specializzate.

La nostra guida sui testicoli ritenuti, o retrattili 

Recupero post intervento

Il recupero post-operatorio è generalmente rapido. Nei giorni successivi all’intervento è normale osservare un lieve gonfiore dello scroto oppure un po’ di fastidio nella zona operata. Questi sintomi tendono a ridursi spontaneamente nel giro di pochi giorni.

Il bambino può normalmente riprendere le attività quotidiane dopo un breve periodo di riposo a casa. Nei più grandi viene generalmente consigliato di evitare sport, bicicletta e giochi particolarmente movimentati per circa 2 settimane, o comunque secondo le indicazioni dello specialista.

Durante il controllo successivo, il chirurgo pediatrico verifica la corretta guarigione della ferita e conferma la completa risoluzione dell’idrocele.

 

 
 
 

In breve

Sebbene nella maggior parte dei casi l’idrocele nei bambini non rappresenti un problema grave, è sempre consigliabile ottenere una diagnosi ed effettuare il monitoraggio con controlli periodici, per valutare il possibile intervento chirurgico. 

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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