Neonati italiani sono tra quelli che piangono di più

Patrizia Masini A cura di Patrizia Masini Pubblicato il 10/01/2019 Aggiornato il 23/01/2019

C'è chi ha stilato una classifica vera e propria e i neonati italiani sembrano essere ai primi posti tra i bambini che piangono di più. Potrebbe essere anche una bella notizia. Ecco perché

Neonati italiani sono tra quelli che piangono di più

L’analisi ha riguardato i primi tre mesi di vita dei bebè di diversi Paesi e, a sorpresa, i neonati italiani si sono piazzati ai primi posti. Ebbene sì, i nostri bimbi piangono tantissimo, più degli altri. Colpa e merito dei genitori italiani, ansiosi ma anche molto attenti. Quelli che piangono meno? I neonati danesi. A rivelarlo uno studio inglese, realizzato dalla University of Warwick e pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Pediatrics. Ecco perché, quasi quasi, andare fieri di questo terzo posto.

La classifica dei più “canterini”

I ricercatori hanno studiato i primi mesi di vita dei bambini di diverse nazionalità, per creare una sorta di “graduatoria” del pianto. Il lavoro si è basato sull’analisi di dati di circa 8.700 neonati di vari Paesi, raccolti attraverso diari che i genitori dovevano compilare durante le 24 ore per i primi tre mesi di vita. Il numero più elevato di neonati che piangono diverse ore al giorno è stato rilevato in Gran Bretagna, con il 28%, secondi in classifica i neonati canadesi (il 34,1% alla terza e alla quarta settimana), terzi gli italiani con il 20,9% dall’ottava alla nona settimana. 

La curva del pianto

Gli autori dello studio usano il termine “colic” per definire il pianto dei neonate che dura almeno tre ore al giorno, ripetuto per almeno tre giorni alla settimana e per tre settimane di fila (la cosiddetta “regola del 3”, secondo i criteri del pediatra americano Morris Wessel). Il termine “colic” può indicare sia i sintomi gastrointestinali associati alle coliche, sia il pianto inconsolabile, di cui non si conosce il motivo. Una condizione più frequente tra i piccolissimi (soprattutto nelle prime 6 settimane di vita, 17-25%), che tende a ridursi nella maggior parte dei casi intorno alla nona settimana di vita (11%), per scomparire quasi completamente alla dodicesima (0,6%). Nelle prime sei settimane di vita, in media, i neonati piangono due ore al giorno (tra 117 e 133 minuti). La quantità di singhiozzi aumenta un po’ nelle settimane successive, fino ad arrivare al picco della sesta settimana (2 ore e 15 minuti). Quando inizia una graduale riduzione, fino alla media di 68 minuti, calcolata tra la decima e la dodicesima settimana. Questa, secondo gli autori, è la normale “curva del pianto” che accomuna tutti i bebè del mondo.

Genitori italiani apprensivi ma anche attenti

Ma il pianto dei neonati non sempre è associato al dolore. Nelle prime settimane di vita è un modo per comunicare anche la fame o il sonno, per esempio. Nel giudicare i risultati della ricerca dovrebbero, quindi, essere tenuti in considerazione anche gli aspetti psicologico-culturali: il fatto che i neonati italiani piangano di più può derivare dal fatto che i genitori italiani sono più “attenti” ai loro bisogni, a volte magari anche troppo.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Il pianto che deve far scattare un campanello d’allarme è quello legato a uno scarso accrescimento del neonato.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Le domande della settimana

Salmone alterato assunto in gravidanza: ci sono rischi?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Assumere del salmone avariato può esporre a conseguenze anche molto serie, tuttavia è realmente difficile non accorgersi dell'alterazione perché il pesce andato a male ha sia l'aspetto sia il sapore significativamente alterati.   »

Beta che aumentano poco: proseguirà la gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Quando la gravidanza arriva a un'epoca in cui è individuabile con l'ecografia, il monitoraggio del valore delle beta non ha più grande significato. Sono le informazioni che raccoglie l'ecografo a stabilire cosa sta accadendo.   »

Bimba di 4 anni che fa (di nuovo) la pipì a letto: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

A quattro anni non desta preoccupazione il fatto che una bambina bagni ancora il letto di notte: le strategie da adottare sono varie e tra queste è particolarmente importante non esprimere giudizi che possano mortificarla.   »

Camera gestazionale molto piccola rispetto all’atteso: perché?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

A volte la gravidanza risulta più indietro rispetto all'atteso perché l'ovulazione si è verificata più avanti rispetto alla data presunta.  »

Inizio della pubertà in una bambina di 9 anni: ci sarà ancora un aumento di statura?

Gli Specialisti Rispondono di Professor Gianni Bona

Un inizio della pubertà a 9 anni è del tutto normale e non preclude la possibilità che la statura continui ad aumentare negli anni successivi.   »

Si possono avere gemelli a 42 anni?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisabetta Colonese

Con l'avanzare dell'età materna aumentano le probabilità che una gravidanza sia gemellare e che i gemelli siano dizigoti, ossia si assomiglino come due normali fratelli, a differenza dei gemelli omozigoti che sono identici.   »

Fai la tua domanda agli specialisti