Infezioni nei neonati: un aiuto dai “big data”

Miriam Cesta
A cura di Miriam Cesta
Pubblicato il 23/04/2019 Aggiornato il 23/04/2019

Ideato un test mini-invasivo che rileva i cambiamenti molecolari nel sangue dei bimbi nella prima settimana di vita. Contro le infezioni nei neonati e non solo

Infezioni nei neonati: un aiuto dai “big data”

Studiare i cambiamenti molecolari che avvengono nella prima settimana di vita di una bambino, effettuando un monitoraggio dello stato di salute e di malattia dei primi giorni dopo la nascita allo scopo di prevenire le infezioni nei neonati. Un’ingente mole di dati che è stata raccolta per la prima volta ed esaminata da un gruppo di ricercatori internazionale coordinato da Ofer Levy del Boston Children’s Hospital (Stati Uniti) e da Tobias R. Kollmann dell’University of British Columbia di Vancouver (Canada), che ha pubblicato i risultati ottenuti sulla rivista Nature Communication.

Una finestra sulla salute

A cosa potrebbero servire questi dati? Per esempio, spiegano gli autori della pubblicazione, a studiare i cambiamenti molecolari dovuti alle infezioni nei neonati per poterle magari, in futuro, prevenire. Dal momento che, come spiegano gli stessi autori dello studio, “le infezioni nei neonati presentano la maggiore suscettibilità e i peggiori esiti”.

Tecnica innovativa e non invasiva

La prima settimana di vita di un neonato è un momento di rapido cambiamento biologico, in quanto il bambino si adatta a vivere al di fuori dell’utero ed è improvvisamente esposto a nuovi batteri e virus. Eppure poco si sa ancora relativamente a questi cambiamenti. Ora, grazie a questo nuovo studio, sono molte di più le nozioni acquisite rispetto al passato relativamente a questa delicata fase della vita dei bambini, e tutto grazie a una metodica mini-invasiva: i ricercatori guidati da Levy e Kollmann hanno infatti messo a punto una nuova tecnica per ottenere enormi quantità di dati da una piccola quantità di sangue, raccogliendo la quantità di dati più dettagliata fino a oggi.

Tre prelievi

Piccoli campioni di sangue da neonati di origine africana e australiana sono stati raccolti ed esaminati il primo, il terzo e il settimo giorno di vita. I test hanno permesso di rilevare molti  cambiamenti molecolari durante la prima settimana, incluse variazioni nell’espressione genica e modifiche a proteine, metaboliti e altri componenti del sistema immunitario. Il sangue dei due gruppi di neonati ha mostrato traiettorie molecolari comuni e molto dinamiche, suggerendo che i cambiamenti osservati non avvengono casualmente, ma seguono un percorso specifico in base allo sviluppo dei bebè. E così, magari, si riuscirà a intercettare in anticipo lo sviluppo di eventuali infezioni nei neonati, e a impostare strategie terapeutiche preventive.

Big data e conoscenza

“La chiave della nostra analisi – spiega Levy – è stato il confronto tra la condizione di ogni neonato presente il giorno della nascita e quella rilevata al 1°, al 3° e al 7° giorno. In questo modo abbiamo scoperto i rilevanti cambiamenti molecolari determinati dal passare dei giorni. Abbiamo dimostrato che è possibile reclutare neonati in un ambiente povero di risorse, ottenere piccole quantità di sangue, processarlo, condurre analisi con sistemi biologici e integrare i risultati, trasformando i big data in conoscenza”.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Lo studio costituisce un importante riferimento per il monitoraggio dello stato di salute nei primissimi giorni di vita, che a sua volta può aiutare a misurare l’impatto di fattori come l’alimentazione e la salute materna e le risposte a interventi medici chiave.

 

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