Il soffio al cuore: un problema comune

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 05/10/2012 Aggiornato il 05/10/2012

Oltre la metà dei neonati ha un soffio al cuore. Spesso, però, è un disturbo che passa con la crescita e che non deve quindi allarmare i genitori 

Il soffio al cuore: un problema comune

Alla nascita molti bambini hanno un cuore sano, eppure in oltre la metà di loro il pediatra riscontra, auscultando il battito del cuore, la presenza di un soffio al cuore: una sorta di vibrazione sonora dovuta a un vortice anomalo compiuto dal flusso sanguigno nel passaggio del cuore. All’origine del soffio cardiaco nel piccolo ci possono essere tre tipi di cause: fisiologiche (cioè naturali), funzionali e anatomiche (cioè della struttura). Nei primi due casi, il soffio al cuore non deve preoccupare perché non segnala malattie o malformazioni; altra cosa sono difetti di tipo anatomico.

Se le cause sono naturali

Il soffio al cuore è la normale conseguenza di una febbre

 

o di alcune condizioni del corpo del bimbo. Infatti, nel piccolo si ritrovano alcune caratteristiche che favoriscono la comparsa di turbolenze innocue nel flusso sanguigno, come l’iperelasticità della gabbia toracica e il ridotto spessore della struttura toracica, che rendono più facilmente udibile all’auscultazione del pediatra ogni minimo rumore. È un tipo di soffio “innocente”, non accompagnato da malformazioni o disturbi dell’apparato cardiovascolare.

Oppure funzionali

Due condizioni piuttosto frequenti nei bimbi sono la tachicardia (la frequenza accelerata del battito cardiaco) e l’anemia, condizione che ha come conseguenza una bassa viscosità del sangue a causa del basso contenuto di globuli rossi. Anemia e tachicardia, con i conseguenti aumenti della fluidità e della velocità del sangue, favoriscono la comparsa delle turbolenze all’interno del flusso sanguigno e, di conseguenza, la presenza dei soffi. Ma si tratta di condizioni normali che, quindi, non devono allarmare.

O ancora anatomiche

È un’eventualità che interessa solo lo 0,8 per cento dei piccoli. In pratica, la turbolenza del sangue è la conseguenza di una malattia congenita del cuore o di una malformazione.
Fino a sei mesi: la maggior parte delle patologie cardiache compare nella prima settimana di vita, a causa di una malformazione già presente nella vita intrauterina. Alcune, nella maggior parte dei casi, si risolvono da sole, altre richiedono un intervento chirurgico;
Dopo i sei mesi: il soffio non è quasi mai la spia di un problema serio, ma può essere causato da una cardiopatia minore che permetterà, con i dovuti accorgimenti, lo svolgimento di una vita normale. Nel caso sospetti la presenza di un problema e dopo aver visitato il bambino, il pediatra può prescrivere alcuni esami (come l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma con doppler).

Come si riconosce

Durante le visite di controllo il pediatra, attraverso l’auscultazione del battito, è in grado di rivelare la presenza del soffio e di riconoscerne l’origine. La distinzione essenziale tra soffio innocente, funzionale e patologico può essere avanzata dallo specialista soprattutto sulla base di due caratteristiche: l’intensità del soffio, misurata su una scala, detta scala di Levine, da uno (minima) a sei (massima), e la fase del battito occupata dal soffio (il soffio innocente si colloca, infatti, sempre in fase sistolica). Se restano comunque dei dubbi, il pediatra può orientare i genitori verso una visita specialistica da un cardiologo pediatrico. I dubbi sorgono soprattutto quando alla presenza del soffio si associano altre anomalie, come un ritardo nello sviluppo fisico, una condizione di scarsa attività, mancanza di appetito. 

In breve

Più della metà dei bebè ha un soffio al cuore

Alla nascita molti bambini hanno un cuore sano eppure, in più della metà, il pediatra riscontra un soffio al cuore. Si tratta di un disturbo che non deve preoccupare e che, nella maggior parte dei casi, passa con la crescita. Altra cosa se si tratta di un difetto di tipo anatomico, in tal caso il pediatra può consigliare una visita cardiologica in base alla quale si deciderà che cosa fare.
 

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