A cura di “La Redazione”Pubblicato il 13/01/2015Aggiornato il 28/01/2015
È in questo periodo che si inizia a delineare e a capire quale carattere avrà il bambino. Il quarto-quinto mese è un periodo molto importante per la sua psiche
Ha già il suo carattere
Già dal quarto-quinto mese di vita, e poi via via in modo più chiaro e definito, si può cominciare a capire il carattere del piccolo osservando le sue diverse attività quotidiane: gli elementi da valutare sono, per esempio, lo sguardo, il sorriso, la vocalizzazione, l’interazione con la mamma, l’a-dattabilità di fronte a situazioni nuove, l’attività motoria, l’intensità delle reazioni emotive, l’umore e la capacità affettiva. Gli psicologici distinguono, a seconda del com-portamento manifestato, tre tipologie di bambini: facili, difficili e lenti.
I bambini “facili” esprimono le loro emozioni in modo moderato, senza eccessi; hanno un buon adattamento di fronte alle situazioni nuove; interagiscono molto con gli sguardi, con il sorriso e con i vocalizzi; tendono ad avvicinarsi con estrema facilità anche agli estranei oltre che alla mamma e al papà;
i bambini “difficili” hanno invece comportamenti di “ritiro” di fronte a situazioni e stimoli nuovi; sono più introversi; tendono a giocare più spesso da soli e con i propri giochi; manifestano in genere emozioni più negative che positive; tendono a rifiutare di più, rispetto ai bambini “facili”, il contatto con gli altri; piangono di più e vocalizzano di meno;
i bambini “lenti”, infine, hanno in parte comportamenti simili a quelli dei bambini “difficili” (per esempio, hanno manifestazioni più negative che positive e sono più propensi a isolarsi che a integrarsi con gli altri), ma soprattutto la loro peculiarità è quella di dare risposte tardive rispetto agli altri bambini: sono quindi piccoli che hanno bisogno di essere stimolati un po’ di più rispetto agli altri.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.
In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata. »
Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada. »
In effetti, in sesta settimana e con un valore delle beta superiore a 5000 l'ecografo dovrebbe visualizzare l'embrione con attività cardiaca. Ma se il ginecologo curante ritiene che la gravidanza sia iniziata più tardi dell'epoca presunta si può ancora sperare che stia andando tutto bene. »
Un valore molto alto del TSH richiede un attento monitoraggio della situazione da parte di uno specialista in endocrinologia, nonché l'assunzione dell' Eutirox. »
Una gravidanza gemellare in cui uno dei due bambini si sviluppa in maniera più che soddisfacente mentre l'altro ha uno scarso accrescimento deve essere seguita con grandissima attenzione, secondo i protocolli delle gestazioni ad alto rischio. »
Quando si comincia a prendere la pillola, si può contare fin da subito sulla sua azione contraccettiva, se si assume a partire dal primo giorno di arrivo delle mestruazione. »
Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo. »
Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza. »
L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità. »