Bronchiolite: come proteggere il bebè

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 28/11/2019 Aggiornato il 02/12/2019

La bronchiolite è una malattia virale che colpisce i bambini sotto i due anni soprattutto nel periodo invernale. Importante curarla nel modo più appropriato per evitare anche in seguito problemi respiratori

Bronchiolite: come proteggere il bebè

Alcuni semplici accorgimenti possono ridurre il rischio per i più piccoli di contrarre la bronchiolite, una malattia infettiva  provocata dal Virus respiratorio sinciziale (Vrs), particolarmente attivo durante il periodo invernale con un picco che può variare tra dicembre e febbraio. “La bronchiolite – spiega Renato Cutrera, responsabile della Broncopneumologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – è un’infezione delle vie respiratorie che colpisce la maggior parte dei bambini e diventa, quindi, endemica. A tre anni quasi tutti i bambini sono positivi agli anticorpi contro questo virus”.

Come evitare il contagio

Ridurre il rischio di contagio si può. Soprattutto se si hanno bambini molto piccoli, è importante evitare il contatto con adulti o fratellini più grandi  se raffreddati e lavarsi le mani ogni volta che si prende in braccio il bebè. È molto importante, inoltre, evitare accuratamente il fumo in casa perché il fumo passivo è uno dei fattori più importanti di aggravamento della bronchiolite. Nei neonati è consigliabile incentivare il più possibile l’allattamento al seno perché il latte materno contiene fattori protettivi per questa patologia.

Mantenere la calma

Quando il bambino ha il respiro molto affannato – uno dei sintomi tipici della bronchiolite che rappresenta la prima causa di ospedalizzazione dei bambini sotto l’anno di vita – i genitori, spaventati, corrono in Pronto soccorso: solo al Bambino Gesù nello scorso dicembre sono stati quasi 300 gli accessi con una diagnosi di bronchiolite. Non sempre, però, spiegano gli esperti, è necessario andare in ospedale: la prima cosa da fare è invece consultare il proprio pediatra, che saprà come procedere.

Quando serve in ricovero

In caso di comparsa di sintomi da raffreddamento – tosse, difficoltà respiratorie di varia entità – è importante non improvvisare diagnosi o somministrare farmaci, ma rivolgersi al pediatra di famiglia che deciderà le opportune terapie da effettuare. In alcuni casi – bambini molto piccoli o in presenza di particolari condizioni come cardiopatie congenite, sindromi genetiche, prematurità – il pediatra può disporre il ricovero in ospedale perché aumenta il rischio di gravi difficoltà respiratorie.

 

 

 
 
 

Da sapere!

In caso di bronchiolite il bambino va aiutato a liberare le prime vie aeree con dei lavaggi nasali.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Le domande della settimana

OKI (ketoprofene): perché non si può prendere in gravidanza?

20/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo.   »

Sintomi di gravidanza ma poi le mestruazioni sono arrivate: perché?

17/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza.   »

Bimbo di 4 anni che suda tantissimo di notte: cosa può essere?

17/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità.   »

Contatto indiretto con carne cruda: sono a rischio Toxoplasmosi?

16/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

In medicina il rischio zero non esiste, ma per fortuna le mamme non immuni alla toxoplasmosi ogni mese ripetono il test.   »

Fai la tua domanda agli specialisti